SOLARI: "STAGIONE DIVERSA PER TUTTI"

BRUNICO – Mette le frasi al posto giusto. Cerca e sistema gli aggettivi. Dice quello che pensa: "Il campionato che verrà non sarà diverso solo per l'Inter o per le altre squadre che non sono state coinvolte. Sarà diverso e speciale per tutto il calcio italiano: una nuova tappa, con regole uguali per tutti. Tutto il resto è compito della giustizia, non mio". Mentre la tristezza dello scandalo innondava le pagine dei quotidiani e attaccava la passione di milioni e milioni di tifosi, mentre in Germania rotolavano i palloni del Mondiale, Santiago Solari osservava dalla Spagna, in attesa di una gioia che non ha misure: un figlio, il primo, Teo. Il centrocampista ringrazia i giornalisti che, presenti alla sua prima conferenza stampa stagionale, lo chiamano papà e gli fanno i complimenti.
La gioia e il dolore. Il sacro e il profano. Ma forse non è il caso di scomodare il difficile. Santiago, detto "Santi", è di una semplicità intelligente, lineare. Sa mettere ordine anche nella confusione innaturale di questo periodo. Parla da argentino, dall’osservatorio di chi è fuori dal buio ("grazie all’Inter") e può accendere la luce sulla verità più immediata. "Da straniero non è stato facile spiegare ad altri stranieri la complessità della vicenda. Indubbiamente il calcio italiano con questa storia ha perso molto della sua immagine, ma dal punto di vista morale, perché calcisticamente parlando, vincendo il titolo in Germania, avete dimostrato tutte le vostre qualità, la vostra tradizionale e, così, anche l'immagine internazionale sbagliata dello scandalo è stata attenuata. ".
Legge, interroga, vuole sempre essere aggiornato. E capita, in questo lungo ritiro, di ritrovarsi con Santiago a riflettere, a parlare di quello che succede in giro per la vita, non solo nel calcio che comunque è e resta il suo pianeta naturale. "L’Inter – torna a interagire ai giornalisti – ha sempre il dovere di giocare per vincere, a prescindere dagli avversari e dalle situazioni. Perché tutte le situazioni e gli avversari sono, saranno difficili. Io – ricorda – all'inizio della passata stagione ho incontrato delle difficoltà, non posso negarle, ha faticato, e molto, ad adattarmi alla preparazione e al calcio italiano dopo tanti anni di Spagna, dove molte cose sono diverse. A dodici mesi di distanza posso dire che ora, invece, tutto va bene, nessun problema, è tutto più facile, è la continuazione della seconda fase della passata stagione, quando magari non ho giocato moltissimo, però sono stato bene, fisicamente e mentalmente". Aggiunge: "Nel corso della passata stagione mi avete chiesto spesso se volevo cambiare, se c’era qualcosa da sistemare. Io vi ho risposto, in più occasioni, che i bilanci li faccio sempre e solo al termine della corsa. Non prima, perché potrebbe avere un giudizio condizionato e perché, mentre si corre, bisogna pensare solo alla squadra e a vincere. Bene, alla fine ho fatto il bilancio ed è stato positivo". I mesi delle difficoltà sono stati cancellati. Il resto è conseguenza.
L'Inter ha conosciuto meglio Solari e Santiago ha conosciuto meglio l’Inter: potrebbe essere questa la morale della sua prima stagione nerazzurra. Per affrontare quella che la squadra sta preparando da una settimana abbondante, malgrado si parli ancora tanto di nuovi arrivi ("io non so se arriverà Vieira; so che è un ottimo calciatore"), l’argentino è sereno: "La concorrenza interna, leale e mirata agli interessi della squadra, serve per essere competitivi all’esterno, quando si va in campo". L’accetta, dunque, è ripassa a voce alta gli schemi: "Anche nella passata stagione, quando eravamo qui in ritiro, abbiamo provato schemi alternativi al 4-4-2, ma poi, durante l'anno, non abbiamo usato moltissimo. Credo sia giusto così. Una grande squadra come la nostra deve comunque essere pronta a interpretare più schemi". Anche perché, secondo questo estero che può giocare anche in altri ruoli, "quello che conta è l’equilibrio. E' un dibattito antico quello tra chi dice che si vince o con la tecnica o con la forza e il gruppo. Si è detto: il Brasile ha vinto il titolo mondiale nel 2002 perché era una squadra che praticava un gioco spettacolare, io credo invece che avesse un suo equilibrio ben preciso e per quel motivo ha vinto. Ed è con l’equilibrio che l'Italia ha vinto a Berlino". Chi ha equilibrio, come Santiago Solari, lo può reclamare o evidenziare.


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