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2010-2011, un'Inter storica
Un anno straordinario per una squadra straordinaria. Il 2010 e l'Inter: un connubio che entra di diritto nella storia, del calcio e non solo. Un anno indimenticabile, in cui i nerazzurri hanno vinto tutto: prima una tripletta – Coppa Italia, scudetto e Champions League – che mai era riuscita a una squadra italiana, e poi la Supercoppa italiana e il Fifa Club World Club 2010. Per la gioia incontenibile di tutti i protagonisti, di tutti i tifosi. E soprattutto di Massimo Moratti, che non si è mai arreso nemmeno nei momenti più difficili della sua storia nerazzurra, per renderla adesso ancor più meravigliosa.

Ma andiamo con ordine, partiamo dal primo trionfo, quello conseguito il 5 maggio 2010: la Tim Cup alzata al cielo all'Olimpico di Roma. La sesta della storia nerazzurra. Il primo titolo a disposizione nella stagione, il primo obiettivo centrato, in una data che nell'immaginario collettivo nerazzurro può quindi assumere connotati ben diversi rispetto al passato.
L'avversario, come nel rush finale di campionato, è la Roma, che non riesce nel tentativo di ripetere la gran partita giocata contro l'Inter il 27 marzo, alla 31esima giornata, quando vincendo 2-1 aveva di fatto riaperto la corsa scudetto. Ma l'Inter alla Coppa Italia ci tiene eccome, non ha nessuna intenzione di farsela sfuggire. Nonostante il campo si trasformi in un concentrato di tensioni e i falli abbondino, per non parlare dei calci rifilati da qualcuno. La squadra di José Mourinho persegue determinata, come il suo condottiero, la meta e Diego Milito mette la sua firma sulla vittoria. Una conclusione imprendibile del Principe, al 40' del primo tempo, e i giallorossi non possono più nulla. Per i nerazzurri, invece, è il momento di festeggiare, con le medaglie al collo e la coppa alzata al cielo, la prima, per poi esultare sotto gli spalti occupati dai tifosi dell'Inter. Un grazie immenso è anche per loro, i tifosi, che sempre sostengono i loro campioni. Questa Coppa è dedicata anche a loro, prima tappa di un percorso di gloria che giocatori e allenatore si sono messi in testa di centrare.

Sotto quindi con il secondo obiettivo, lo scudetto, per il quale l'Inter lotta fino all'ultimo respiro dell'ultima giornata, alla quale i nerazzurri arrivano con 79 punti e i giallorossi 77. Per tutta la prima parte della gara, che l'Inter gioca a Siena, lo scudetto è virtualmente in mano alla Roma, in vantaggio sul Chievo. In caso di pareggio dell'Inter e di vittoria giallorossa, infatti, le due squadre concluderebbero a parimerito, sì, ma con il primato alla Roma per via degli scontri diretti. A spezzare le illusioni romaniste, al 12' del secondo tempo, ci pensa però Milito, ancora Milito, coronando il lungo assalto della squadra alla porta del Siena. L'Inter può quindi festeggiare il suo diciottesimo scudetto in 102 anni di storia, il quinto consecutivo, il secondo di José Mourinho. Che a fine partita ammette di non aver mai vinto un campionato così, all'ultimo: una sofferenza che porta però una gioia incredibile, capace di spazzare via l'amarezza per il ragguardevole vantaggio in classifica che l'Inter aveva a metà campionato, dissoltosi non certo - o per lo meno non solo - per colpe proprie. Tanto che Mourinho - dopo Inter-Sampdoria del 20 febbraio, la partita delle manette - opta addirittura per la via del silenzio.
Questo è un campionato vissuto pericolosamente dall'Inter, che aveva chiuso il girone d'andata a 45 punti, con il Milan a 37, la Juventus a 33 e la Roma a 32, ma che ci si ritrova invece a conquistare solo all'ultimo, con addirittura l'esperienza nuova del sorpasso giallorosso l'11 aprile. Un campionato contro tutto e contro tutti, come capita spesso ai nerazzurri. Con il vantaggio che va riducendosi di giornata in giornata, anche in concomitanza della squalifica per tre turni dell'allenatore: sette punti conquistati in sei partite producono una situazione completamente nuova. Sabato 27 marzo, il giorno dello scontro diretto all'Olimpico, a vincere è la Roma 2-1 e il distacco scende addirittura a un punto solo: a quota 63 i nerazzurri, 62 i giallorossi. E così, due settimane dopo, si consuma il sorpasso, quando l'Inter pareggia a Firenze, mentre la Roma batte l'Atalanta. Si deve allora attendere la 35esima giornata per il controsorpasso, con l'Inter che batte in rimonta l'Atalanta e la Roma che viene sconfitta dalla Sampdoria. Una settimana dopo, tra gli applausi dei tifosi biancocelesti, i nerazzurri battono la Lazio, con la Roma che vince sul Parma. Si arriva così alla penultima giornata, con la squadra di Mourinho virtualmente campione per 69 minuti battendo il Chievo, finché la Roma, sotto con il Cagliari, non riesce a vincere con una doppietta di Totti. La lotta, quindi, prosegue, ma l'epilogo ha il sapore e i colori nerazzurri. Viene centrato anche il secondo obiettivo.

Alla squadra di Mourinho, che ha nella forza del gruppo il suo segreto, non resta quindi che l'ultima grande fatica, per entrare di diritto nella storia. Nel cammino europeo sono state eliminate squadre ritenute da tutti favorite, come il Chelsea e il Barcellona, ma ora la gloria necessita di un ultimo sforzo. Una gloria che, oltre al volto dell'allenatore portoghese, ha anche quello di nuovi campioni nerazzurri, come Milito, Eto'o - che non fa rimpiangere Ibrahimovic neanche un istante -, Sneijder, ma anche Julio Cesar e, soprattutto, l'inossidabile Zanetti. Il simbolo dell'Inter di Moratti, che - neanche fosse una favola - arriva alla finale di Champions League a Madrid con il vezzo di giocare la 700esima partita in nerazzurro. La felicità di alzare la “coppa dalle grandi orecchie”, come era capitato ad Armando Picchi nel '64 e nel '65, è a un passo. C'è da battere il Bayern Monaco, al Santiago Bernabeu: è il 22 maggio, la lunga attesa nerazzurra ha finalmente l'occasione di concludersi. A compiere l'impresa una squadra incredibilmente cresciuta, nel corso di una stagione, quanto a personalità, organizzazione, ordine e cuore. Quello che Milito fa esplodere di gioia nei petti nerazzurri con una doppietta indimenticabile, nello stadio della prima Intercontinentale, che ora segna la rinascita europea.
Una rinascita che passa dalle braccia alzate al cielo di capitan Zanetti, dalle lacrime di addio di Mourinho, ma anche e soprattutto dagli sforzi del presidente Massimo Moratti. Unica la sua emozione, ancor più intensa nel ricordo del padre Angelo, mentre lo sguardo sa già di doversi proiettare al futuro. Perché quest'Inter, la sua Inter entrata nel mito con una tripletta storica, guarda già avanti, subito. E lo fa senza José Mourinho. Altri capitoli meravigliosi di storia aspettano di essere scritti, mentre all'allenatore portoghese va il grazie di tutta l'Inter e degli interisti per il tratto, vittorioso, di cammino vissuto insieme.

Una nuova stagione ha inizio. E anche nuovi trionfi sono alle porte. Grazie alla vittoria della Supercoppa italiana allo stadio "Meazza", il 21 agosto, 3-1 contro la Roma. In panchina adesso c'è Rafa Benitez, approdato in nerazzurro a giugno. La sua Inter riparte dal punto in cui l'aveva lasciata Josè Mourinho: dalla vittoria. I nerazzurri portano a 4 i trofei vinti nell'annata pigliatutto, battendo i giallorossi in rimonta nell'afa di San Siro. Una vittoria netta, costruita soprattutto nel secondo tempo, dopo che alla fine della prima frazione di gioco Goran Pandev acciuffa il pareggio: a passare momentaneamente in vantaggio era infatti stata la Roma con John Arne Riise. Nella ripresa a chiudere il discorso ci pensa Samuel Eto'o, scatenato, con una doppietta. In bacheca il primo trofeo stagionale. Per l'Inter è la quinta Supercoppa italiana della storia. Il pubblico nerazzurro è in festa, di fronte ha capitan Zanetti, che alza ancora una volta le braccia al cielo, che si tinge di nerazzurro.

Da Milano ad Abu Dhabi: sono ancora i colori nerazzurri a trionfare, questa volta al Fifa Club World Club 2010. Nel 1965 c'erano Facchetti e Suarez, Mazzola e Corso, che nella tripla finale con l'Independiente segnò due gol, incluso quello decisivo. Stavolta ci sono Julio Cesar e Maicon, Cambiasso, Motta e Milito, con Pandev, Eto'o e Biabiany a segno in finale contro il Mazembe il 18 dicembre 2010, allo stadio Zayed Sports City, dopo aver eliminato i sudcoreani del Seongnam tre giorni prima, in semifinale, grazie alle reti di Stankovic, Zanetti e il Principe.
Protagonisti diversi, risultato uguale: nerazzurri sul tetto del mondo dopo 45 anni, dalla Grande Inter di Angelo Moratti a quella dei 5 trofei del 2010 del figlio Massimo. Una vittoria senza rischiare niente, sfruttando i punti deboli degli avversari e aspettando le giocate dei campioni, in una notte di trionfo agognata da presidente, squadra e tifosi, per concludere al top un anno da leggenda, prima di tuffarsi nel 2011, in una nuova era targata Leonardo, dopo l'addio a Rafa Benitez.
La Coppa del Mondo per Club è nelle mani di capitan Zanetti, che non si stanca più di alzare al cielo trofei e celebrare la forza dell'Inter. Il mondo è ai suoi piedi, le lacrime di gioia dei vincitori a consacrare un sogno.

La stagione, da qui in poi, avrà qualcosa di eroico. Da quella notte da Campioni del Mondo a quell'altra notte romana, in cui la Coppa Italiana, la Tim Cup, finirà nelle mani del Capitano, nel 150º anniversario dell'Unità d'Italia, Leonardo ha preso saldamente la guida della panchina, ha creduto nei giocatori campioni del Triplete, ha assorbito il meglio e il peggio del calcio. Su fronte Milan, gli dedicano il peggio. Su fronte Inter, c'è fiducia totale. La rimonta sull'eredità monca di Benitez avviene partita dopo partita, è coraggiosa, a volte è perfino improbabile. Si alternano notti gloriose, come la vittoria sul Bayern Monaco, a un'unica settimana decisiva. Stanchi del turno delle Nazionali, i giocatori abbandonano la Champions League, ma non mollano l'idea di vincere un altro Triplete. Maggio è un mese magico. Roma è una città magica. Il Palermo rivendica una vittoria eclatante, l'Inter deve vincere. Questione di blasone. L'Italia, nella notte della Coppa nazionale, si affronta nei suoi due estremi opposti, lo fa benissimo, con due tifoserie meravigliose. 150 anni di unità nazionale non potrebbero essere rappresentati meglio. I tifosi seguono attimo dopo attimo la sfida. Lo fanno da ogni mezzo disponibile, affollano l'Olimpico, saturano gli audience televisivi, seguono inter.it, i-inter su iphone e android, affollano facebook e twitter, esultano minuto dopo minuto. È un bellissimo gol di Eto'o, dopo un altrettanto efficace assist di Sneijder, a portare in vantaggio l'Inter al 26'. Il bis arriva al 76' e i protagonisti sono ancora loro: Wesley e Samuel incendiano la curva nerazzurra, prima di un finale che sarà da brividi. Il Palermo accorcia le distanze con Munoz (88'), ma è un super Milito a calare il tris che mette il sigillo sul risultato (92'). Nella sua prima finale nella carriera di allenatore, Leonardo conquista il suo primo titolo con l'Inter, che mette così in bacheca la sua settima Coppa Italia: salgono a 15 i trofei conquistati in 7 anni.