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tre scudetti, uno da record
il 15 è consecutivo 16° scudetto, la storia continua

Il 18 maggio 1968 Angelo Moratti lascia l'Inter. E' finita un'epoca, raduna la famiglia e annuncia che è arrivato il momento di farsi da parte. Dirà: "Tifo lo stesso, soffrendo molto meno. Non sento più la responsabilità imposta dalla folla. Sono un tifoso in mezzo ai tifosi". Angelo Moratti morirà a Viareggio il 12 agosto 1981, tra le lacrime del popolo nerazzurro che non ha dimenticato e mai potrà dimenticare. "La gente - scriverà Giorgio Bocca - si fidava di lui". Ivanoe Fraizzoli, classe 1916, è il nuovo proprietario-presidente, ex pugile, una passione per la bicicletta. Il suo primo colpo di calciomercato si chiama Roberto Boninsegna, il bomber da battaglia detto "Bonimba", classe 1943, fulmini e tuoni, cresciuto nelle giovanili dell'Inter prima di vincere uno scudetto a Cagliari e di arrivare, con l'Italia, alla finale del Mondiale in Messico nel 1970. All'Inter darà moltissimo: 113 gol in 197 partite.

Con "Bonimba" scatenato in attacco, con Facchetti, Bedin, Jair, Mazzola e Corso reduci dai fasti della Grande Inter, la squadra allenata da Gianni Invernizzi (preso dal Settore Giovanile per sostituire Heriberto Herrera) infila 23 risultati utili consecutivi, recupera punti in continuazione sul Milan di Nereo Rocco e il Napoli di Chiappella, vince lo scudetto con 49 punti. Per la storia, è il campionato del secondo sorpasso. Decisivo il derby di ritorno, 7 marzo 1971: 2-0 per i nerazzurri già dopo 30 minuti di partita, strepitosa punizione di Corso e colpo di testa firmato Mazzola. Il giorno del trionfo porta la data del 2 maggio: 5-0 al Foggia, festa allo stadio di San Siro. La formazione-base dello scudetto: Vieri; Bellugi, Facchetti; Bedin, Giubertoni, Burgnich; Jair, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso.

 

L'Inter torna dunque in Coppa Campioni. Il viaggio in Europa la porterà sino alla finale, persa il 31 maggio 1972 a Rotterdam contro l'Ajax, l'espressione del nuovo calcio (detto "totale") europeo. Ai nerazzurri non basta la buona volontà, Johan Cruyff realizza una doppietta. Ma il viaggio in Europa dell'Inter di Invernizzi è segnato da un'episodio particolare, passato alla storia come il giallo della lattina. Succede tutto la notte di mercoledì 20 ottobre '71, in occasione della gara in trasferta contro il Borussia Moenchengladbach. La gara termina con la vittoria dei tedeschi per 7-1, ma è falsata da un episodio per il quale l'Inter presenta ricorso all'Uefa: una lattina di Coca Cola, lanciata da uno spettatore (poi indentificato in tale Alfred Gerhardts), colpisce alla testa Boninsegna. Il confronto legale è dominata dall'avvocato Prisco, che riesce abilmente a far ripetere la partita in campo neutro. Così l'Inter, dopo la vittoria a San Siro per 4-2, pareggia 0-0 a Berlino, superando il turno grazie a un prodezza di Ivano Bordon, portiere classe 1951, cresciuto nel vivaio, che respinge il rigore di Sieloff. Bordon è uno dei ragazzi emergenti, al pari di Gabriele Oriali, classe 1952, teoria e pratica del mediano perfetto, duro e leale, tecnico e di qualità, esempio classico di uomo derby. Sarà, Oriali, uno dei protagonisti assoluti del Mondiale 1982 vinto in Spagna dagli azzurri di Enzo Bearzot, che da calciatore (mediano) ha vestito anche la maglia nerazzurra (negli anni '50).

 

Dallo scudetto del 1971 alla Coppa Italia vinta nel 1978 a Roma contro il Napoli. Nel frattempo Sandro Mazzola ha lasciato il campo nel 1977 per passare dietro la scrivania come consigliere di mercato del presidente Fraizzoli. Facchetti, invece, appenderà le scarpe al chiodo nel '78, a 36 anni suonati. Per l'Inter è una fase di transizione, nella quale però si affacciano alla ribalta giovani che andranno a costruire l'ossatura della squadra del futuro. Tra questi Alessandro Altobelli, detto "Spillo", acquistato dal Brescia dal direttore sportivo Giancarlo Beltrami. Forte fisicamente malgrado l'apparenza gracile, furbo negli ultimi 16 metri, nato con il fiuto del gol: con la maglia nerazzurra Altobelli di reti ne segnerà 128 in campionato, 46 in Coppa Italia, 35 nelle coppe europee (cifra record). Anche lui campione del Mondo in Spagna nel 1982. L'azzurro è invece il colore dell'amarezza per Evaristo Beccalossi, uno degli ultimi fantasisti del calcio italiano, bresciano, classe 1956. Arriva all'Inter nel 1978 ed è subito amore con il pubblico. Beccalossi è la genialità del calcio contro le leggi di un fisico non proprio atletico e contro una pigrizia di fondo che, in giornate di luna storta, te lo fanno odiare. Partita della vita il 28 ottobre '79, domenica di derby, campo pesante per l'abbondante pioggia, San Siro esaurito: il "Becca" segna una straordinaria doppietta. Per la leggenda avrebbe detto "sono Evaristo, scusa se insisto" al portiere rossonero Ricky Albertosi dopo il secondo gol. Diventerà testo di uno spettacolo teatrale del comico Paolo Rossi il doppio errore dal dischetto di Evaristo contro lo Slovan Bratislava il 15 settembre '82. La rivalità cittadina supera la media quando il Milan, per ben due volte, retrocede in serie B. L'avvocato Prisco non perdona con le battute: "Una volta sono andati in serie B pagando (ndr.: riferimento al calcioscommesse) e una volta gratis". Intanto l'Inter, allenata da Eugenio Bersellini e definita "operaia" per il suo gioco concreto, vince lo scudetto al termine della stagione 1979-'80. E' il dodicesimo titolo della storia, il settimo del dopoguerra, il secondo del presidente Fraizzoli. La festa scudetto si tiene il 27 aprile '80, dopo il pareggio (2-2) con la Roma a San Siro. L'Inter ha mantenuto la vetta della classifica dalla prima giornata e conclude con tre punti di vantaggio sulla Juventus. Ecco la formazione-base: Bordon; Beppe Baresi, Oriali; Pasinato, Canuti, Bini; Caso, Marini, Altobelli, Beccalossi, Muraro.

 

Si chiama Herbert Prohaska, è nato a Vienna nel 1955, gioca in cabina di regia: è il primo straniero dell'Inter dopo la riapertura delle frontiere nel 1980 (la Federcalcio aveva impedito l'arrivo di calciatori dall'estero dopo il fallimento azzurro nel Mondiale inglese del 1966). Friazzoli lascia la proprietà e la presidenza mercoledì 18 gennaio 1984. L'Inter passa a Ernesto Pellegrini per sette milardi e il suo primo acquisto è un "colpo" di calciomercato: Karl Heinz Rummenigge, uno degli attaccanti più forti del momento, tedesco, classe 1955, in Germania ha vinto tutto. L'acquisto porta la firma di Mazzola, abile nell'anticipare la Juventus e la Fiorentina (dove lavora l'ex dirigente nerazzurro Allodi), ma Pellegrini ha le sue idee, vuole cambiare tutto in Società e, infatti, Mazzola si dimetterà dopo poco tempo. Cambia anche l'allenatore (da Gigi Radice a Ilario Castagner strappato al Milan), ma l'avvio della nuova proprietà è faticosa. Rummenigge, che diventa subito l'idolo dei tifosi, è frenato dagli infortuni: entrerà nella memoria per una doppietta alla Juventus (battuta per 4-0 a Milano) e per una fantastico gol in Coppa Campioni (acrobazia contro i Rangers Glasgow) annullato ingiustamente dall'arbitro e connazionale Roth. Sono gli anni di un'incredibile rivalità europea con il Real Madrid, i primi di Pellegrini che cerca, freneticamente, di regalare all'Inter campioni (per esempio il belga Vincenzo Scifo) e vittorie. L'andamento discontinuo cambia con l'arrivo sulla panchina nerazzurra di Giovanni Trapattoni, classe 1939, milanese di Cusano Milanino, ex campionissimo con il Milan di Nereo Rocco, allenatore che ha vinto tutto con la Juventus.
Il Trap, come lo chiamano gli amici, arriva a Milano il 22 maggio 1986. Sfiora lo scudetto alla prima stagione, prepara l'impresa l'anno dopo, dà forma e sostanza a una squadra nella quale prende sempre più spazio un trio leggendario composto dal portiere Walter Zenga e dai difensori Beppe Bergomi (già campione nel mondo giovanissimo nel 1982 in Spagna) e Riccardo Ferri. Tutti e tre sono usciti dal vivaio giovanile. Zenga, che sarà poi nominato il più grande portiere della storia nerazzurra, è stato anche un ultras e ha coronato il sogno di scendere dalla curva per andare in campo a difendere la porta della sua squadra del cuore. Diversi fra loro, ma ancora oggi molto uniti, Zenga (classe 1960, titolare dell'Inter già a 23 anni, 473 presenze complessive), Bergomi (classe 1963, esordio nell'Inter a 17 anni, record assoluto di 758 presenze) e Ferri (classe 1963, esordio in prima squadra nel 1982, 418 presenze complessive) sono la filastrocca italiana dell'Inter che, nella stagione '88-'89, vince lo scudetto. Una squadra nuova, ma che sembra vivere insieme da una vita. Dalla Germania arriva Lothar Matthaeus, uno dei centrocampisti più completi mai visti sui campi di calcio, classe 1961, miccia e furore, grande casinista, Pallone d'Oro e campione del Mondo nel 1990, protagonista assoluto in campo e negli spogliatoi. Con il "grande Lothar" arriva il terzino sinistro Andy Brehme, straordinario interprete tattico sulla fascia sinistra di un gioco di squadra che è il marchio di fabbrica del Trap. Accusano il tecnico nerazzurro di essere la vecchia espressione del calcio italiano, segnato dalle rivoluzioni di Arrigo Sacchi, allenatore del Milan.
Ma la sua Inter è lo spettacolo della concretezza, con un centravanti classico (Aldo Serena) che vince la classifica dei marcatori (22 gol) e che si abbina perfettamente con una seconda punta veloce e pungente, l'argentino Ramon Diaz, arrivato a Milano per caso e in prestito dopo la bocciatura, per problemi fisici, dell'algerino Rabah Madjer. A centrocampo, davanti alla geometrica regia di Gianfranco Matteoli, tuona Nicola Berti, un ragazzo di Salsomaggiore che diventa subito idolo dei tifosi per la sua naturale antipatia nei confronti del Milan. Insomma, un'Inter perfetta, che raccoglie ben 58 punti (record per i campionati a 18 squadre) e, oltre al Milan di Sacchi, batte di slancio anche il Napoli di Diego Armando Maradona nel faccia a faccia allo stadio "Meazza" il 28 maggio '89 (leggendario il destro su punizione di Matthaeus che regala la vittoria). E' il primo e anche unico scudetto vinto da Ernesto Pellegrini che, in seguito, inserendo in squadra un altro tedesco (Jurgen Klinsmann), vincerà la Supercoppa Italia e la prima Coppa Uefa della storia, riportando il nerazzurro sul tetto d'Europa 26 anni dopo la conquista dell'ultimo trofeo nel 1965. L'Inter di Trapattoni si chiude proprio qui, a Roma, il 22 maggio 1991, con la conquista della Coppa Uefa. Il tecnico torna alla Juventus, Pellegrini sbaglia il sostituto preferendo lo sconosciuto Corrado Orrico a Sven Goran Eriksson e comincia la fase calante della sua gestione. Nel 1994, con Giampiero Marini in panchina al posto di Osvaldo Bagnoli (che nell'annata precedente aveva conteso lo scudetto al Milan di Fabio Capello), arriva la seconda Coppa Uefa, conquistata in finale contro gli austriaci del Casino Salisburgo. Ma l'era-Pellegrini è davvero agli sgoccioli e sarà ricordata soprattutto con la formazione tipo dello scudetto dei record, il 13° della storia nerazzurra: Zenga; Bergomi, Brehme; Matteoli, Ferri, Mandorlini; A.Bianchi, Berti, Serena, Matthaeus, Diaz.


 
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