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dal ritorno dei Moratti a Mancini
il 15 è consecutivo 16° scudetto, la storia continua

Il successo europeo, la conquista della seconda Coppa Uefa, chiude un ciclo nerazzurro (Zenga e Ferri vengono trasferiti alla Sampdoria), ma non argina i problemi contro i quali il club impatta ogni giorno. Da tempo il popolo interista chiede, a più voci, non ultima quella dell'opinione pubblica, dei giornali e delle televisioni, il ritorno del club alla famiglia Moratti. C'è già stato qualche contatto tra Ernesto Pellegrini e Massimo Moratti, figlio di Angelo, che spesso si maschera tra i comuni tifosi per seguire la squadra in casa e in trasferta, senza fare ombra alla proprietà al centro di molte critiche. E' davanti allo spettro di una crisi probabilmente definitiva che i tempi della svolta vengono accelerati. Decisivo il ruolo che l'avvocato Peppino Prisco ricopre in questi mesi lunghi e tempestosi.
Cuce e ricuce, lavora dietro le quinte, scrive e risponde lettere, insomma ancora una volta si batte per la causa con l'intelligenza e l'autorevolezza che hanno segnato la sua vita prima ancora che la sua carriera dirigenziale. Prisco, classe 1921, figlio di genitori napoletani, milanese e interista, avvocato e alpino, non è stato solo il più grande, conosciuto e riconosciuto tifoso nerazzurro. E' stato, ed ancora è nella memoria di tutti, la voce, l'anima, la bandiera dell'Inter. Così, un sabato mattina, si concretizza il tanto atteso passaggio di proprietà. L'Inter torna in Famiglia, ai Moratti. Il giorno dopo, allo stadio "Giuseppe Meazza" di Milano, è in programma la partita di campionato con il Brescia. E' una festa, un giorno indimenticabile, con gli interisti che si sentono nuovamente e completamente interisti. Sicuri non solo di poter tornare ad avere una squadra competitiva, ma di essere garantiti da una società lontana dal tunnel che nel calcio fa più paura: quello dal quale è difficile uscire, quello del fallimento. L'Inter batte il Brescia con un gol di Nicola Berti, Massimo Moratti si mette subito al lavoro, in prima persona, tra onori e oneri, tra sacrifici e felicità, tra gioia e dolori. "Il mio - spiega - è stato un atto d'amore nei confronti della gente dell'Inter".

La stagione '94-'95, sotto la guida tecnica di Ottavio Bianchi, si conclude con la faticosa conquista di un posto in zona-Uefa ottenuta nell'ultima giornata, con una vittoria casalinga in rimonta sul Padova. C'è molto da cambiare, nella squadra e in società, Massimo Moratti procede per tappe, ma non è un lavoro semplice. L'allenatore Bianchi, in tal senso, non lo aiuta, infatti l'Inter viene clamorosamente sconfitta a Lugano, nella gara d'andata di Coppa Uefa. La successiva caduta in campionato a Napoli porta al cambio del tecnico. Prima Luis Suarez, poi Roy Hodgson. E' una fase di transizione per i nerazzurri che alternano colpi di mercato (Javier Zanetti, Roberto Carlos, Maurizio Ganz, Marco Branca, Youri Djorkaeff) a errori. Manca soprattutto la continuità, anche se la sfortuna comincia ad apparire come l'avversario più difficile da battere, basti pensare alla finale di Coppa Uefa persa, al "Meazza" e ai calci di rigore, contro i tedeschi dello Schalke 04.

Nella primavera del 1997 la storia moderna dell'Inter cambia profondamente. La Società ha gettato le basi, economiche e organizzative, ed è pronta a fare il salto di qualità. Massimo Moratti, con la collaborazione della Pirelli (socio del club dal 14 giugno '95), acquista Ronaldo dal Barcellona. L'arrivo a Milano dell'attaccante brasiliano, che già tutti riconoscono come il Fenomeno, è l'avvenimento dell'estate. E' il 25 luglio '97.  Il ragazzo di Bento Riberio, sobborgo di Rio de Janeiro, classe 1976, cresciuto dal Sao Cristovao, lanciato dal Cruzeiro, consacrato in Europa dal PSV Eindhoven, sveste la maglia del Barcellona (54 reti in 61 gare) e indossa per la prima volta quella nerazzurra (numero 10, per il primo anno) nell'amichevole al "Meazza" contro il Manchester United davanti a 49.718 paganti già innamorati. Altre date da ricordare: il 19 agosto '97, nell'amichevole di Pisa, Ronaldo firma il suo primo gol nerazzurro non ufficiale; il 31 agosto, a Milano contro il Brescia, esordisce nell'Inter e in serie A; il 14 settembre, a Bologna superando il portiere Brunner, firma il suo primo gol ufficiale; il 22 novembre entra per la prima volta nel tabellino dei marcatori di un derby a Milano trasformando un calcio di rigore. Il brasiliano con i denti da coniglio chiude il 1997 vincendo il "Pallone d'Oro", facendo volare l'Inter in Coppa Uefa, trainando in campionato la squadra di Gigi Simoni, che non riesce a esprimere un buon calcio, ma è sempre in lotta per il titolo. La Juventus, già aiutata dagli arbitri in almeno due occasioni, arriva allo scontro diretto di Torino con il fiato corto. Ronaldo è lanciato, Simoni ha trovato la quadratura difensiva dell'insieme con un manipolo di operai a sostegno delle prime firme (Colonnese, West, Cauet, Zè Elias, Moriero, Winter). Gianluca Pagliuca para stupendamente, Beppe Bergomi ha un rendimento talmente alto da rientrare in Nazionale quando già gli era stata pronosticata la pensione.
Javier Zanetti futuro capitano, Diego Pablo Simeone e Ivan Zamorano sono i simboli della militanza e della generosità. Alvaro "Chino" Recoba è un ragazzotto uruguaiano che fa innamorare Massimo Moratti con gol di straordinaria bellezza (a Empoli segna da centrocampo). Insomma, tutto il mondo del pallone dice Inter. Invece, nello scontro diretto di Torino del 26 aprile '98, l'arbitro Ceccarini di Livorno dice che non è da rigore un fallo netto di Iuliano su Ronaldo di Iuliano su Ronaldo lanciato in gol. E' la fine dei sogni nerazzurri e l'inizio di una partita di polemiche che passerà alla storia. La Juventus vince lo scudetto più discusso della sua storia, l'Inter il titolo della pulizia, della morale, dell'etica sportiva. Non solo: a chi dice che l'Inter non avrebbe comunque meritato lo scudetto, la squadra di Simoni risponde aggiudicandosi la Coppa Uefa, annientando la Lazio al "Parco dei Principi" di Parigi con tre gol, uno più bello dell'altro: Zamorano, Javier Zanetti, Ronaldo. E' il 6 maggio 1998.

Dalla felicità ai dolori. Dal Mondiale di Francia rientra all'Inter un Ronaldo affaticato e infortunato al ginocchio. Un problema che, anche a livello psicologico, condizionerà l'intera stagione nerazzurra, malgrado l'ingresso nella squadra di un altro campionissimo, Roberto Baggio da Caldogno. Simoni fatica a gestire la situazione, porta l'Inter al secondo turno della Champions League con una miracolosa qualificazione ai danni del Real Madrid (Baggio è il protagonista della bellissima rimonta sugli spagnoli al "Meazza"), ma pochi giorni dopo viene esonerato e sostituito da Mircea Lucescu. Annata particolare, difficile, trafficata. Il dubbio sulle condizioni fisiche di Ronaldo pesa e condiziona. Dopo Lucescu si alternano sulla panchina Castellini e Hodgson, aspettando il nuovo tecnico già scelto: Marcello Lippi. Nell'estate del 1999 Ronaldo non si sente più solo. A Milano, infatti, arriva Christian Vieri, il centravanti europeo più forte del momento. Una nuova operazione di calciomercato che certifica la forza economica e progettuale del club. Vieri-Ronaldo, la coppia più bella del mondo: non c'è critico che non azzardi questo pronostico. La casualità, però, ci mette ancora una volta lo zampino. Infatti i due centravanti insieme giocano pochissimo. Il brasiliano s'infortuna due volte al ginocchio con altrettanti interventi chirurgici a Parigi. L'italiano convive con ripetuti guai muscolari. Lippi non s'incastra bene con l'ambiente nerazzurro. Baggio, che rinasce in una notte malgrado l'ostracismo del tecnico di Viareggio, regala all'Inter la qualificazione alla Champions League: Roberto, amato da Moratti e dai tifosi, combattuto da Lippi, vince praticamente da solo lo spareggio di Verona contro il Parma. Una stagione si conclude male e quella dopo inizia anche peggio. Eliminata dalla massima competizione europea addirittura nel turno preliminare, l'Inter cambia allenatore (arriva Tardelli) e bisogna preparare un nuovo progetto. Con rinnovata forza. Sotto il segno di Hector Cuper.

Cuper, argentino silenzioso e meticoloso, sergente di poche parole e dal gioco concreto, è l'allenatore che ha portato il Valencia per ben due volte alla finale di Champions League. Ad alcuni, per le origini, ricorda Helenio Herrera, ma il suo calcio è assai meno magico. I campioni (per diversi motivi) faticano a convivere. Christian Vieri, prim'ancora che un Ronaldo a corrente alternata, è il trascinatore della squadra. Da un'amichevole estiva a Madrid sbuca il sorriso e la potenza di Adriano, una stella di passaggio che tornerà a brillare, completamente vestito di nerazzurro, tre anni dopo. Francesco Toldo, veneto, portiere cresciuto alla Fiorentina, protagonista con la Nazionale agli Europei di Belgio e Olanda nel 2000, è una delle novità della squadra che si arrampica in classifica, fino a raggiungere la vetta della partita che vale uno scudetto. Il 12 dicembre 2001, ottantenne da pochi giorni, scompare a Milano l'avvocato Peppino Prisco: lascia sola l'Inter in una notte dopo l'ultima battuta: "Prima di morire diventerò milanista, così dopo avranno un tifoso in meno... ".

E' il 5 maggio 2002. L'Inter gioca allo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio, quasi disinteressata persino alla volata-Uefa. La Juventus (nella quale è tornato Lippi) affronta in trasferta l'Udinese. I bianconeri vincono con facilità. I nerazzurri, invece, perdono una gara incredibile, dopo essere stati due volte in vantaggio. E' la domenica del grande pianto nerazzurro. Una situazione surreale, tremenda da vivere e da raccontare. Un lutto collettivo.

 

Dal 5 maggio a oggi. Ronaldo, il figlio prediletto, lascia, tentato e accontentato dalle comodità del Real Madrid. Cuper arriva, nella seconda stagione, alla semifinale di Champions League con il Milan, perdendo il diritto di giocarsi la finale senza perdere nessuno dei due incontri al "Meazza". Nella squadra si affaccia un giovane dalla faccia simpatica, pescato dagli osservatori del Settore Giovanile a Reggio Emilia: si chiama Obafemi Martins, è nigeriano, non ha ancora vent'anni, con la Primavera ha vinto nella stessa stagione lo scudetto di categoria e il torneo di Viareggio. Corre più veloce della luce e segna con estrema facilità. Festeggia con le capriole. No Martins, no party. Cuper parte e non arriva al termine della sua terza stagione nerazzurra. Strada facendo lo sostituisce Alberto Zaccheroni.

Grazie all'acquisto invernale di Dejan Stankovic e al rientro da Parma di Adriano la squadra, dopo un gennaio balordo, chiude al quarto posto e con il diritto di partecipare al turno preliminare di Champions League. Moratti ha passato le consegne di presidente a Giacinto Facchetti, il primo calciatore della storia nerazzurra ad arrivare al gradino più alto della Società. Il progetto per il futuro porta il nome di Roberto Mancini, ex "numero dieci" della Sampdoria dello scudetto, ex professore della qualità tecnica che Moratti avrebbe voluto portare all'Inter, come calciatore, tra il 1995 e il 1997.
Attorno alla freschezza del giovane tecnico e alla sua voglia di regalare alla Società finalmente una grande vittoria, l'Inter parte nell'estate 2004 alla caccia di un nuovo sogno, con Adriano "l'Imperatore" scatenato in attacco, con Vieri rigenerato e ultra centenario nei gol di colore nerazzurro, con Martins sempre più campione. Il futuro, nella vita come nelle storie di pallone, è sempre un'ipotesi. Per i veri tifosi (in costante aumento, come dimostrano gli ultimi sondaggi che certificano almeno 8 milioni di fans) l'Inter sarà sempre e comunque un amore bello e insostituibile.


 
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