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Il successo europeo, la conquista della seconda Coppa
Uefa, chiude un ciclo nerazzurro (Zenga e Ferri vengono trasferiti
alla Sampdoria), ma non argina i problemi contro i quali il club impatta
ogni giorno. Da tempo il popolo interista chiede, a più voci,
non ultima quella dell'opinione pubblica, dei giornali e delle televisioni,
il ritorno del club alla famiglia Moratti. C'è già stato
qualche contatto tra Ernesto Pellegrini e Massimo Moratti, figlio di
Angelo, che spesso si maschera tra i comuni tifosi per seguire la squadra
in casa e in trasferta, senza fare ombra alla proprietà al centro
di molte critiche. E' davanti allo spettro di una crisi probabilmente
definitiva che i tempi della svolta vengono accelerati. Decisivo il ruolo
che l'avvocato Peppino Prisco ricopre in questi mesi lunghi e tempestosi.
Cuce e ricuce, lavora
dietro le quinte, scrive e risponde lettere, insomma ancora
una volta si batte per la causa con l'intelligenza e l'autorevolezza
che hanno segnato la sua vita prima ancora che la sua carriera dirigenziale.
Prisco, classe 1921, figlio di genitori napoletani, milanese e interista,
avvocato e alpino, non è stato solo il più grande, conosciuto
e riconosciuto tifoso nerazzurro. E' stato, ed ancora è nella
memoria di tutti, la voce, l'anima, la bandiera dell'Inter. Così,
un sabato mattina, si concretizza il tanto atteso passaggio di proprietà.
L'Inter torna in Famiglia, ai Moratti. Il giorno dopo, allo
stadio "Giuseppe
Meazza" di Milano, è in programma la partita di campionato
con il Brescia. E' una festa, un giorno indimenticabile,
con gli interisti che si sentono nuovamente e completamente interisti.
Sicuri non solo di poter tornare ad avere una squadra competitiva, ma
di essere garantiti da una società lontana dal tunnel che nel
calcio fa più paura:
quello dal quale è difficile uscire, quello del fallimento. L'Inter
batte il Brescia con un gol di Nicola Berti, Massimo Moratti
si mette subito al lavoro, in prima persona, tra onori e oneri, tra sacrifici
e felicità, tra gioia e dolori. "Il mio - spiega - è stato
un atto d'amore nei confronti della gente dell'Inter".
La stagione
'94-'95, sotto la guida tecnica di Ottavio Bianchi, si
conclude con la faticosa conquista di un posto in zona-Uefa ottenuta
nell'ultima giornata, con una vittoria casalinga in rimonta sul Padova.
C'è molto da
cambiare, nella squadra e in società,
Massimo Moratti procede per tappe, ma non è un lavoro semplice.
L'allenatore Bianchi, in tal senso, non lo aiuta, infatti
l'Inter viene clamorosamente sconfitta a Lugano, nella gara d'andata
di Coppa Uefa. La successiva caduta in campionato a Napoli porta al cambio
del tecnico. Prima Luis Suarez, poi Roy Hodgson. E' una fase di transizione
per i nerazzurri che alternano colpi di mercato (Javier Zanetti, Roberto
Carlos, Maurizio Ganz, Marco Branca, Youri Djorkaeff) a errori. Manca
soprattutto la continuità, anche se la sfortuna comincia ad apparire
come l'avversario più difficile da battere, basti pensare alla
finale di Coppa Uefa persa, al "Meazza" e ai calci di rigore,
contro i tedeschi dello Schalke 04.
Nella primavera del 1997 la storia moderna dell'Inter
cambia profondamente. La Società ha gettato le basi, economiche
e organizzative, ed è pronta a fare il salto di qualità.
Massimo Moratti, con la collaborazione della Pirelli (socio
del club dal 14 giugno '95), acquista Ronaldo dal Barcellona. L'arrivo
a Milano dell'attaccante brasiliano, che già tutti riconoscono
come il Fenomeno, è l'avvenimento dell'estate. E' il 25 luglio
'97. Il
ragazzo di Bento Riberio, sobborgo di Rio de Janeiro, classe
1976, cresciuto dal Sao Cristovao, lanciato dal Cruzeiro, consacrato
in Europa dal PSV Eindhoven, sveste la maglia del Barcellona (54 reti
in 61 gare) e indossa per la prima volta quella nerazzurra (numero 10,
per il primo anno) nell'amichevole al "Meazza" contro il Manchester
United davanti a 49.718 paganti già innamorati. Altre date da
ricordare: il 19 agosto '97, nell'amichevole di Pisa, Ronaldo firma il
suo primo gol nerazzurro non ufficiale; il 31 agosto, a Milano contro
il Brescia, esordisce nell'Inter e in serie A; il 14 settembre, a Bologna
superando il portiere Brunner, firma il suo primo gol ufficiale; il 22
novembre entra per la prima volta nel tabellino dei marcatori di un derby
a Milano trasformando un calcio di rigore. Il brasiliano con i denti
da coniglio chiude il 1997 vincendo il "Pallone
d'Oro", facendo volare l'Inter in Coppa Uefa,
trainando in campionato la squadra di Gigi Simoni, che non
riesce a esprimere un buon calcio, ma è sempre in lotta per il
titolo. La Juventus, già aiutata dagli arbitri in almeno due occasioni,
arriva allo scontro diretto di Torino con il fiato corto. Ronaldo è lanciato,
Simoni ha trovato la quadratura difensiva dell'insieme con
un manipolo di operai a sostegno delle prime firme (Colonnese, West,
Cauet, Zè Elias,
Moriero, Winter). Gianluca Pagliuca para stupendamente, Beppe
Bergomi ha un rendimento talmente alto da rientrare in Nazionale quando
già gli
era stata pronosticata la pensione.
Javier Zanetti futuro capitano, Diego
Pablo Simeone e Ivan Zamorano sono i simboli della militanza e della
generosità. Alvaro "Chino" Recoba è un ragazzotto
uruguaiano che fa innamorare Massimo Moratti con gol di straordinaria
bellezza (a Empoli segna da centrocampo). Insomma, tutto il mondo del
pallone dice Inter. Invece, nello scontro diretto di Torino del 26 aprile
'98, l'arbitro Ceccarini di Livorno dice che non è da rigore
un fallo netto di Iuliano su Ronaldo di Iuliano su
Ronaldo lanciato in gol. E' la fine dei sogni nerazzurri e l'inizio di
una partita di polemiche che passerà alla storia. La Juventus
vince lo scudetto più discusso della sua storia, l'Inter il titolo
della pulizia, della morale, dell'etica sportiva. Non solo: a chi dice
che l'Inter non avrebbe comunque meritato lo scudetto, la squadra di
Simoni risponde aggiudicandosi
la Coppa Uefa, annientando
la Lazio al "Parco dei Principi" di Parigi
con tre gol, uno più bello dell'altro: Zamorano, Javier Zanetti,
Ronaldo. E' il 6 maggio 1998.
Dalla felicità ai dolori. Dal Mondiale di Francia
rientra all'Inter un Ronaldo affaticato e infortunato al ginocchio. Un
problema che, anche a livello psicologico, condizionerà l'intera
stagione nerazzurra, malgrado l'ingresso nella squadra di un altro campionissimo,
Roberto Baggio da Caldogno. Simoni fatica a gestire la situazione, porta
l'Inter al secondo turno della Champions League con una miracolosa qualificazione
ai danni del Real Madrid (Baggio è il protagonista della bellissima
rimonta sugli spagnoli al "Meazza"), ma pochi giorni dopo viene
esonerato e sostituito da Mircea Lucescu. Annata particolare, difficile,
trafficata. Il dubbio sulle condizioni fisiche di Ronaldo pesa e condiziona.
Dopo Lucescu si alternano sulla panchina Castellini e Hodgson, aspettando
il nuovo tecnico già scelto: Marcello Lippi. Nell'estate del 1999
Ronaldo non si sente più solo. A Milano, infatti, arriva Christian
Vieri, il centravanti europeo più forte del momento. Una nuova
operazione di calciomercato che certifica la forza economica e progettuale
del club. Vieri-Ronaldo, la coppia più bella del mondo: non c'è critico
che non azzardi questo pronostico. La casualità, però,
ci mette ancora una volta lo zampino. Infatti i due centravanti insieme
giocano pochissimo. Il brasiliano s'infortuna due
volte al ginocchio con altrettanti interventi chirurgici a Parigi. L'italiano
convive con ripetuti guai muscolari. Lippi non s'incastra bene con l'ambiente
nerazzurro. Baggio, che rinasce in una notte malgrado l'ostracismo del
tecnico di Viareggio, regala all'Inter la qualificazione alla Champions
League: Roberto, amato da Moratti e dai tifosi, combattuto da Lippi,
vince praticamente da solo lo spareggio di Verona contro il Parma. Una
stagione si conclude male e quella dopo inizia anche peggio. Eliminata
dalla massima competizione europea addirittura nel turno preliminare,
l'Inter cambia allenatore (arriva Tardelli) e bisogna preparare un nuovo
progetto. Con rinnovata forza. Sotto il segno di Hector Cuper.
Cuper, argentino silenzioso e meticoloso, sergente di
poche parole e dal gioco concreto, è l'allenatore che ha portato
il Valencia per ben due volte alla finale di Champions League. Ad alcuni,
per le origini, ricorda Helenio Herrera, ma il suo calcio è assai
meno magico. I campioni (per diversi motivi) faticano a convivere. Christian
Vieri, prim'ancora che un Ronaldo a corrente alternata, è il trascinatore
della squadra. Da un'amichevole estiva a Madrid sbuca il sorriso e la
potenza di Adriano, una stella di passaggio che tornerà a brillare,
completamente vestito di nerazzurro, tre anni dopo. Francesco Toldo,
veneto, portiere cresciuto alla Fiorentina, protagonista con la Nazionale
agli Europei di Belgio e Olanda nel 2000, è una delle novità della
squadra che si arrampica in classifica, fino a raggiungere la vetta della
partita che vale uno scudetto. Il 12 dicembre 2001, ottantenne da pochi
giorni, scompare a Milano l'avvocato Peppino Prisco: lascia sola l'Inter
in una notte dopo l'ultima battuta: "Prima di morire diventerò milanista,
così dopo avranno un tifoso in meno... ".
E' il 5 maggio 2002. L'Inter gioca allo stadio Olimpico
di Roma contro la Lazio, quasi disinteressata persino alla volata-Uefa.
La Juventus (nella quale è tornato Lippi) affronta in trasferta
l'Udinese. I bianconeri vincono con facilità. I nerazzurri, invece,
perdono una gara incredibile, dopo essere stati due volte in vantaggio.
E' la domenica del grande pianto nerazzurro. Una situazione surreale,
tremenda da vivere e da raccontare. Un lutto collettivo.
Dal 5 maggio a oggi. Ronaldo, il figlio prediletto, lascia,
tentato e accontentato dalle comodità del Real Madrid. Cuper arriva,
nella seconda stagione, alla semifinale di Champions League con il Milan,
perdendo il diritto di giocarsi la finale senza perdere nessuno dei due
incontri al "Meazza". Nella squadra si affaccia un giovane
dalla faccia simpatica, pescato dagli osservatori del Settore Giovanile
a Reggio Emilia: si chiama Obafemi Martins, è nigeriano, non ha
ancora vent'anni, con la Primavera ha vinto nella stessa stagione lo
scudetto di categoria e il torneo di Viareggio. Corre più veloce
della luce e segna con estrema facilità. Festeggia con le capriole.
No Martins, no party. Cuper parte e non arriva al termine della sua terza
stagione nerazzurra. Strada facendo lo sostituisce Alberto Zaccheroni.
Grazie all'acquisto invernale di Dejan Stankovic e al
rientro da Parma di Adriano la squadra, dopo un gennaio balordo, chiude
al quarto posto e con il diritto di partecipare al turno preliminare
di Champions League. Moratti ha passato le consegne di presidente a
Giacinto Facchetti, il primo calciatore della storia nerazzurra ad
arrivare al gradino più alto
della Società. Il progetto per il futuro porta il nome di Roberto
Mancini, ex "numero dieci" della Sampdoria dello scudetto,
ex professore della qualità tecnica che Moratti avrebbe voluto
portare all'Inter, come calciatore, tra il 1995 e il 1997.
Attorno alla
freschezza del giovane tecnico e alla sua voglia di regalare
alla Società finalmente
una grande vittoria, l'Inter parte nell'estate 2004 alla caccia di un
nuovo sogno, con Adriano "l'Imperatore" scatenato in attacco,
con Vieri rigenerato e ultra centenario nei gol di colore nerazzurro,
con Martins sempre più campione. Il futuro, nella vita come nelle
storie di pallone, è sempre un'ipotesi. Per i veri tifosi (in
costante aumento, come dimostrano gli ultimi sondaggi che certificano
almeno 8 milioni di fans) l'Inter sarà sempre e comunque un amore
bello e insostituibile.
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