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La cronaca diventa storia nella stagione 2005-2006. L'Inter di Roberto Mancini, dopo aver vinto la Tim Cup e la Supercoppa Tim in 66 giorni, concede il bis in entrambe le competizioni, superando sempre e comunque la Roma, ma soprattutto vince il 14° scudetto, che gli viene assegnato automaticamente dalla Figc dopo i fatti e i misfatti di Calciopoli, il più grande scandalo di sempre. Quello che porterà alla retrocessione della Juventus in serie B e alla penalizzazione di Milan, Lazio, Fiorentina e Reggina. Uno scandalo dal quale l'Inter di Massimo Moratti e Giacinto Facchetti escono a testa alta, ammirati e citati a esempio in tutto il mondo, malgrado gli attacchi italiani, smisurati e privi dell'ordinario pudore, degli stessi protagonisti colpevoli dello scandalo: invece di dimostrare la loro presunta e sbandierata innocenza rovesciano accuse illecite sugli altri...
L'assegnazione automatica del 14 titolo ai nerazzurri, come consigliato alla commissionata Figc dalla stessa Uefa per riaprire al calcio italiano le porte delle coppe europee, malgrado la vittoria azzurra del Mondiale a Berlino, porta la data di mercoledì 26 luglio 2006. La notifica ufficiale raggiunge la squadra di Mancini lungo l'autostrada del Brennero, durante il trasferimento da Brunico (sede del ritiro estivo) allo stadio “Druso”di Bolzano per l'amichevole contro i francesi del Monaco valevole per la settima edizione della “Sud Tirol Cup”. E' festa sul pullman nerazzurro e chi non c'è telefona per partecipare al grande momento. Massimo Moratti, a Milano, festeggia stappando una bottiglia di champagne (confesserà: “in quel momento ero solo in casa... “) e parlando al telefono con l'amico e non solo presidente Facchetti, in quei giorni già malato e aggrappato alla vita da una straordinaria forza di volontà. Sul far della sera, al tramonto di una giornata d'estate, viene tracciano un confine indelebile tra la cronaca degli ultimi 10 anni e, appunto, la storia di chi ha sempre cercato di vincere senza cadere nella diabolica rete degli intrighi politico-arbitrali che hanno condizionato il sistema. Quello che finalmente viene a galla, quello che esce dai tribunali, quello che finisce su tutte le prime pagine dei giornali, è soltanto la cima di un albero marcio da tempo alle radici, sotto la nera terra dell'apparenza.
Questo il testo del lancio dell'agenzia Ansa: “Lo scudetto 2005-06 è stato assegnato all'Inter. Lo ha stabilito la Figc, dopo aver recepito il parere della commissione di tre saggi creata per dirimere la questione dopo la non assegnazione alla Juve”. “Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge in una nota - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d'Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari”. L'assegnazione del titolo della stagione conclusa è stata automatica, sulla base del parere dei tre saggi Gerhard Aigner (ex dg dell'Uefa), Massimo Coccia e Roberto Pardolesi chiamati a dare un parere consultivo sul quesito riguardante l'assegnazione del titolo di campione d'Italia in caso di modifica della classifica finale del Campionato. La commissione ha concluso - si legge nella nota - che in caso di mera revoca del titolo senza modificazioni di classifica, il titolo rimane necessariamente vacante. Diversamente in caso di sanzioni che comportano modificazioni di classifica (come penalizzazioni di punti o retrocessioni all'ultimo posto) l'art. 49 delle Noif prevede l'automatica acquisizione del titolo di campione d'Italia per la squadra che risulta prima classificata, tenuto conto delle sanzioni. Gli organi federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l'intero campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi. Tenuto conto di questo Rossi si è attenuto alle conclusioni, attribuendo automaticamente lo scudetto alla prima classificata, l'Inter appunto, al termine dell'iter disciplinare. Resta vacante invece lo scudetto 2004-05, revocato alla Juventus anche dalla Corte federale nel giudizio di secondo grado.
L'Inter, terza classificata alle spalle della retrocessa Juventus e del penalizzato Milan (per altro superato magnificamente nel derby d'andata, 11 dicembre 2005: negli ultimi minuti rete del 3-2 di Adriano, di testa e in elevazione sull'ex Christian Vieri), ancora una volta non ha chiesto nulla, ma si vedrà accusata di tutto e di più, in una tormenta continua di polemiche che farà esclamare a Massimo Moratti “non siamo noi che ci dobbiamo vergognare”. Lo scudetto viene esibito con orgoglio sulle maglie nerazzurre, i tifosi lo salutano non dimenticando quanto successo in campionati che non sono finiti nel trita-intercettazioni dell'inchiesta di Calciopoli, ma sui quali resteranno per sempre ombre indelebili: 1997-1998 oppure 2001-2002. Fingere di non ricordare è l'ultimo (?) peccato originale del calcio italiano che dice - di aver voltato pagina.
L'Inter dello scudetto poi assegnato, costruita da Roberto Mancini nel suo primo anno a Milano, si conferma squadra dal bel calcio, con picchi di spettacolo e autorità, ma non ancora capace di spiccare completamente il volo, per esempio in Champions League dove, dopo una cavalcata importante, cade nei quarti di finale contro gli spagnoli del Villarreal. In Tim Cup, invece, i nerazzurri non sbagliano mai e arrivano lanciati in finale, dove superano nuovamente la Roma: 1-1 nell'andata allo stadio “Olimpico” (vantaggio di Julio Cruz) e 3-1 al ritorno al “Meazza” con gol di Esteban Cambiasso, 'Oba' Martins e ancora Cruz: è l'11 maggio 2006. Seconda coppa nazionale consecutiva dopo aver eliminato Parma, Lazio e Udinese prima di replicare il successo contro i giallorossi di Luciano Spalletti.
L'Italia del nerazzurro Marco Materazzi e del neo-interista Fabio Grosso ha vinto il titolo mondiale in Germania, e non casualmente i due protagonisti della squadra azzurra sono stati proprio loro. L'Inter, scudettata e vincitrice della Tim Cup, si prepara ad affrontare ancora la Roma per la Supercoppa Tim. E' una squadra nerazzurra nuova e rinforzata quella che si presenta al pubblico dello stadio “Meazza” la sera del 26 agosto 2006. Già la formazione parla chiaro. Fra i titolari troviamo alcune delle novità più importanti, come Patrick Vieira e Zlatan Ibrahimovic, lo stesso Grosso, mentre in panchina spuntano Maicon e Olivier Dacourt, altri due nuovi arrivi che risulteranno importanti al pari di Hernan Crespo, rientrato in prestito dal Chelsea. Più avanti, nel corso della stagione 2006-2007, Maxwell, non ancora disponibile in agosto, si conquisterà i gradi di titolare e sarà la migliore esemplificazione del lavoro fatto dalla società per far convivere esigenze tecniche e di bilancio.
L'avvio della nuova ed ennesima sfida con la Roma è da brividi. Nei primi 34 minuti di partita i giallorossi segnano tre gol. L'Inter sembra alle corde, poi Mancini cambia modulo (4-3-1-2, con Luis Figo trequartista) e si vede quello che si continuerà ad ammirare nel corso del nuovo campionato, oramai alle porte. Un'Inter tosta, che non molla mai, straordinaria dal punto di vista tecnico e fisico, unita, granitica, autoritaria come i suoi campioni che ribaltano il risultato e l'indirizzo della finale di Supercoppa Tim. Accorcia le distanze Vieira (44' pt), Crespo realizza il 2-3 (20' st) risvegliando l'orgoglio del pubblico, ancora Vieira firma il pareggio (29' st), infine Figo (4' minuto del primo tempo supplementare) con una punizione da Pallone d'Oro decide l'incredibile, bellissima sfida: è 4-3 per i nerazzurri. La dedica per la conquista della seconda consecutiva Supercoppa Tim è naturale: a Giacinto Facchetti. Il presidente riceve il trofeo, dalle mani dei suoi calciatori, il giorno dopo in una stanza d'ospedale, ma l'amore di una vita non finirà mai.
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