VERON È DELL'INTER: LA SUA STORIA (2)

VERON È DELL'INTER: LA SUA STORIA (2)

MILANO - C’è una canzone di Ivano Fossati che racconta da dove partivano molti “italiani d’Argentina”. Dal porto di Genova, erano lunghi viaggi della speranza, in cerca di un lavoro, di un sogno normale. Genova, per Juan Sebastian, è invece il porto d’attracco in Italia. E’ l’estate 1996. Veron ha 21 anni. La Sampdoria è il primo capitolo di un altro libro. Quello del talento che diventa campione. E’ poco importa se il debutto in serie A (a Perugia, 8 settembre ’96) coincide con una sconfitta (1-0). Con la maglia blucerchiata Juan Sebastian conquista un posto importante nel calcio più difficile, che sembra fatto per lui, un vestito su misura per un centrocampista che è sempre più completo. Copre l’arco costituzionale dei ruoli, ma è sempre al centro del gioco. Abbina la tecnica alla corsa, la qualità alla quantità. Due stagioni per ribadire che “il calcio in Italia è difficile, equilibrato, però è stimolante affrontare ogni giorno un nuovo esame”. Il Parma s’innamora di lui, lo acquista per 18,5 milioni di euro, lo accompagna nella fase finale della formazione calcistica con le prime vittorie (Coppa Uefa e Coppa Italia stagione 1998/’99). Così Veron diventa un uomo-mercato da 55 milardi di vecchie lire. Questo il prezzo che paga la Lazio per averlo, per trasferirlo a Roma. “Mi piace l’idea di confrontarmi con il calcio metropolitano, con le sue pressioni, i suoi stress”. Le parole tratteggiano la personalità dell’uomo, che non abbassa mai lo sguardo. La partita è sempre più difficile. Quella che a 21 era una novità adesso è un avversario conosciuto e temuto, da marcare a vista.
La Lazio di Juan Sebastian è la squadra che vince la Coppa Italia, la supercoppa Europea, lo scudetto, la supercoppa di Lega. Veron è il faro, quello che dirige il complesso, che sa cambiare velocità ai ritmi di gioco, che segna (anche) direttamente da calcio d’angolo (capita, una volta, a Verona). E’ già un idolo, il perno della nazionale argentina. L’esordio, contro la Polonia, è del giugno 1996. Ai Mondiali di Francia, due anni dopo, il “Brujita”, ovvero “la piccola strega”, arriva ai quarti di finale. Prima del suo secondo Mondiale, quello del 2002 in Corea del Sud e Giappone, concluso amaramente dopo il primo turno malgrado i favori globali dei pronostici, Juan Sebastian nel luglio 2001 lascia la Lazio per il Manchester United. La cifra pagata dagli inglesi è da record: 44,3 milioni di euro. Dopo una prima stagione d’ambientamento in Inghilterra, Veron vince il titolo, è protagonista anche in Champions League. Lo chiama il Chelsea, che lo paga 21,2 milioni di euro. Ma Londra gli va stretta e non solo a causa dei problemi fisici completamente risolti nel finale dell’ultima stagione. Non sono più i giorni dell’infanzia, “quando passavo le nottate guardando i video di Falcao, Platini, Maradona… “. Sono i giorni dell’attesa nei quali il destino rimette le ali alla “piccola strega” che arriva dove vuole. “Io e l’Inter erano anni che ci stavamo cercando. Era scritto da qualche parte... ".


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