CON ADRIANO, "NELLA GIOIA E NEL DOLORE"

APPIANO GENTILE - Quando aveva detto, a gennaio, che per lui rientrare all'Inter significava 'tornare a casa', non sapeva ancora cosa sarebbe successo alla sua famiglia nell'estate successiva. Oggi Adriano davvero si è sentito a casa, non solo perchè i compagni sono stati come fratelli o Roberto Mancini come un amico, il migliore. Oggi tutto il centro sportivo "Angelo Moratti" è diventato una grande casa, e le duemila, forse di più, persone che si sono riunite sulla tribuna per assistere all'allenamento sono state dei compagni, "nella gioia e nel dolore", come hanno scritto su un lunghissimo striscione. E le loro voci sono state un coro di affetto profondo, dolcissimo, e quando lui, Adriano, alla fine della seduta d'allenamento, si è avvicinato non c'era più il campione da una parte e il suo pubblico dall'altra. C'erano storie di affetti e di amarezze, di giorni buoni e cattivi, di voglia di stare insieme e insieme passare oltre. C'erano storie di vita, e alla fine Adriano ha sorriso.
Ha sorriso con una forza ritrovata. La cronaca di questi minuti potrebbe essere più essenziale. Un campione perde il padre, a bordocampo il pubblico lo applaude, lui getta la maglia oltre la rete che li divide per ringraziarli e se ne va. Ma sarebbe priva di sentimento. E questi sono stati minuti in cui ognuno ha messo il cuore. Forza, Adriano.

Susanna Wermelinger


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