Tutto Dacourt a "Inter 100 e Lode"

TUTTO DACOURT A "INTER 100 E LODE"

Il centrocampista francese si racconta in una lunga intervista su SkySport 1

MILANO - Va in onda oggi una nuova puntata di "Inter 100 e lode", la nuova trasmissione di Sky Sport (canale 201) che racconta e analizza tutti gli aspetti del mondo nerazzurro (in replica a mezzanotte e mezza e alle dieci di domani mattina).
Nella puntata di oggi viene trasmessa un'intervista a Olivier Dacourt, realizzata giovedì mattina al centro sportivo "Angelo Moratti" di Appiano Gentile.

Inter.it vi propone la versione integrale delle dichiarazioni del difensore nerazzurro.
Dacourt, come si definirebbe?
"Mi definisco un ragazzo tranquillo, tranquillissimo (ndr.: sorride). Ragazzo per dire... ".

La sua filosofia di vita?
"Quella di pensare al presente. Le persone parlano sempre del passato o del futuro, non si godono mai il presente. Io approfitto della vita perchè non si sa mai. Mi ricordo ancora quando ho iniziato a giocare perchè era molto tempo fa, ma il tempo passa rapidamente. Non sembra, ma passa velocissimo. Dobbiamo approfittare di tutti questi momenti perchè, ad esempio, dopo una vittoria anche molto importante, giochiamo subito due giorni dopo e non possiamo godere del presente".

Quali libri preferisce leggere?
"Leggo di tutto, sono molto ecclettico. Mi piacciono anche le biografie di personaggi importanti perchè non arrivano mai al loro successo per caso, c'è sempre molto lavoro dietro. Non è una bella cosa sentir dire che noi sportivi, non solo i calciatori, non siamo istruiti, non siamo intelligenti e sappiamo solo calciare e basta. Conosco molti giocatori che forse sono molto più istruiti di tante altre persone. E' troppo facile prendere come esempio l'uno o l'altro atleta e dopo generalizzare e dire che, ad esempio, i calciatori non amano questo o quello perchè non hanno studiato".

All'inizio della stagione non parte mai titolare, poi risulta sempre fondamentale per le squadre nelle quali gioca. Come ci riesce?
"La cosa più importante per noi in generale è venire all'allenamento con allegria. Ho la fortuna di fare il lavoro che amo, fin da quando ero piccolo sono appassionato di calcio. E' la cosa più bella da fare come lavoro, e allora provo a fare sempre del mio meglio. Se all'inizio non sono titolare, come qualcuno dice sempre, cerco di lavorare per non avere niente da rimproverarmi. Così posso guardarmi allo specchio e dire che ho dato tutto. Alla fine ho sempre la coscienza a posto, qualsiasi risultato capiti".

Non avere rimpianti è la cosa più importante?
"Non se ne devono mai avere. Però, qual è la differenza tra rimpianti e rimorsi? Il rimorso è qualcosa che facciamo e dopo ci chiediamo perchè l'abbiamo fatto. Il rimpianto è qualcosa che non abbiamo fatto e per tutta la vita pensiamo perchè non l'abbiamo fatto".

Roberto Mancini si rivolge spesso a lei durante la partita...
"(ndr.: sorride)... Sento sempre il mio nome e chiedo perchè chiama sempre me... Scherzi a parte, l'Inter è una grande società, abbiamo un gruppo di 25 giocatori e non è mai facile per l'allenatore perchè meriteremmo tutti di giocare. A lui il compito di fare delle scelte. E' chiaro che, quando non si gioca, sia normale essere arrabbiati. (ndr.: ride di gusto). Quando gioco sono contento anche  se sento sempre il mio nome. Forse anche il tecnico deve sfogarsi un po'... Io non ci faccio caso perchè altrimenti potrei 'ammazzarlo'... " (ndr.: ride di gusto).

Che cosa pensa del ct della Francia Domenech?
"Non ho nulla da dire".

Come mai è finita presto la sua storia con la nazionale?
"Premetto che non parlo per arroganza. Prendo atto del fatto che, le ultime volte in cui sono stato convocato ero in panchina e ritenevo di meritare un posto da titolare. Per questo ho preferito non andare più".

Può averla penalizzata, in questo caso, il fatto che dica sempre quello che pensa?
"Soprattutto nel mondo del calcio è difficile dire le cose che pensiamo. Però, nel caso della nazionale, mi va bene così. Almeno ho un pò di tempo per la mia famiglia e posso concentrarmi sull'Inter".

Al posto di Patrick Vieira, avrebbe risposto alla convocazione della nazionale per le gare contro l'Italia e la Scozia nonostante le non perfette condizioni fisiche?
"Patrick è il capitano della Francia e ha una responsabilità in più. E poi si giocavano due partite molto importanti. Lui ha giocato perchè voleva giocare, fa parte del nostro mestiere di calciatore. L'ha voluto fare e l'ha fatto in modo eccezionale. Era da mesi che non giocava con l'Inter e forse, con troppa voglia, ha rischiato un po' con la Scozia. Però è un grandissimo giocatore e, forse, la Francia non avrebbe potuto fare a meno di Patrick contro l'Italia".

Vieira parla pochissimo con la stampa. Lo conosce bene, che cosa ci può dire di lui?
"Giochiamo insieme da quando avevamo 14 anni. E' una bravissima persona, forse un po' timido per quello che in generale dicono sul fatto che noi francesi siamo un po' arroganti. Non ci fidiamo delle persone, aspettiamo prima di dare un giudizio per dire quello che pensiamo. Quando lui arrivò al Milan, mi ricordo che ero infortunato e sono venuto una settimana a Milano dove abitava. Ora abito qui anche io, sembra un segno del destino".

Le hanno dato fastidio i fischi del "Meazza" all'inno della Francia prima della gara contro l'Italia?
"Ero allo stadio, non è stato bello perchè, quando l'Italia è venuta a giocare in Francia, nessuno ha fischiato. Ed erano passati solo due mesi dalla fine del Mondiale, avevamo perso la finale e non abbiamo sentito nessun fischio. Io sono per lo sport in generale, mi sembra che nel 2000 abbiamo vinto l'Europeo contro l'Italia grazie a un gol di Trezeguet. Al Mondiale, invece, ha vinto l'Italia. Dico sempre che la ruota gira e che, se hanno vinto, hanno vinto meritatamente. Lippi in finale è stato bravissimo, in semifinale contro la Germania anche: mi ricordo che ha messo in campo cinque attaccanti e queste sono le piccole cose che fanno le differenza".

Le manca il sole di Roma?
"Roma è una città bellissima, era il centro del mondo tantissimi anni fa e si vede. Io sono parigino e devo dire che Parigi è Parigi, ma non posso non ammettere che Roma sia bellissima. Milano, invece, è più cosmopolita. Fuori dal calcio si vive meglio a Milano che a Roma. I milanesi vivono il calcio in una una maniera differente rispetto a Roma dove tutto è eccessivo: quando le cose vanno bene ti fanno il  re del mondo, quando non vanno bene è tutto molto molto difficile".

Quella lite con Spalletti dopo Inter-Roma 2-3 ha rotto qualcosa nel suo rapporto con la società giallorossa?
"No, perchè dopo ci siamo spiegati. Tutti possiamo sbagliare. Quello che mi hanno insegnato i genitori è il rispetto e, chi vuole il rispetto, deve rispettare gli altri prima di tutto. Forse avevo sbagliato, ma lui doveva dirmi quelle cose negli spogliatoi e non davanti a tutti per dimostrare, forse, qualcosa. Ho sempre provato a fare il mio lavoro al meglio sino alla fine perchè avevo un contratto ed ero dipendente dalla Roma, anche se sono andato in scadenza di contratto ho sempre rispettato le persone che mi pagavano. Ho dato tutto sino alla fine. Posso camminare tranquillamente per la città di Roma, ho la coscienza a posto".

All'inizio della scorsa stagione è risultato uno dei migliori acquisti dell'Inter. Ha sorpreso anche lei questa facilità di inserimento?
"(ndr.: sorride) No, forse per l'arroganza francese... All'Inter abbiamo una rosa molto molto importante e, durante ogni allenamento, c'è molta competitività perchè siamo in 2 o 3 per ogni posto. L'allenamento è gia' una competizione dentro la competizione, per mettere l'allenatore il più possibile in difficoltà".

E' un caso che, sia nelle 11 vittorie consecutive della Roma che nelle 17 dell'Inter, ci fosse sempre Olivier Dacourt?
"Sì, è solo un caso. Con la Roma è stato bello perchè avevamo vissuto momenti difficili a inizio stagione e quel record è arrivato al momento giusto. Con l'Inter abbiamo parlato poco di queste cose, anche se abbiamo fatto tantissimi punti l'anno scorso. Le 17 vittorie di fila sono tantissime. Se si potrà battere? Si può battere, ma sarà molto difficile".

Una volta Damiano Tommasi scherzando, un suo ex compagno alla Roma, ha detto che ha il tiro dello 0-0...

"(ndr.: sorride) Mi fa piacere: è come l'ospedale che prende in giro la sanità... E poi non possiamo certo dire che 'Tommi' avesse un tiro per fare gol... Scherzi a parte, abbiamo tutti le nostre qualità e i nostri difetti. A me piaceva provare a fare gol quando ero più giovane. Se ora ci ho rinunciato? Sì, ora per me è importante che gli altri non facciano gol".

Ha segnato il suo primo gol italiano alla Juventus...
"(ndr.: sorride) Sono un uomo da grandi partite... ".

Quella volta aveva dedicato il gol al suo amico Zebina. A chi dedicherebbe il gol se dovesse segnare il 4 novembre contro la Juventus?
"(ndr.: sorride ancora) Sempre a lui, sia che giochi o che vada in panchina... ".

Che cosa le rimane delle sue origini caraibiche?
"Tutto, perchè ho ancora la casa là e ci vado ogni anno. Ho i Caraibi dentro di me, noi siamo allegri e, anche se sono nato a Parigi, sono andato lì sin da piccolo ogni anno. Guadalupe è dentro di me. Noi persone di colore, poi, abbiamo dentro il ritmo, eccetto forse un po' Patrick (ndr.: Vieira) che non ce l'ha... " (ndr.: sorride).

Che cosa ci consiglierebbe dovessimo voler fare un viaggio in Guadalupe...
"Tutto. La cucina, la spiaggia, il mare... ".

Che film sceglierebbe per una serata al cinema?
"Mi piacciono tutti i film. Per esempio 'il Gladiatore' mi è piaciuto molto, però è stato un bel film anche 'Nuovo Cinema Paradiso'. Quando sono arrivato in Italia andavo spesso al cinema, a Roma abitavo in piazza Cavour e proprio là c'era un cinema che frequentavo 3-4 volte la settimana. Lo facevo anche per imparare la vostra lingua".

Dopo un inizio non al massimo, l'Inter si è sbloccata. Ma cos'è scattato nella squadra nei pochi giorni dopo la gara di Livorno?
"La stampa in generale è sempre un po' eccessiva con noi perchè non possiamo sbagliare niente. Era l'inizio del campionato, abbiamo lavorato tanto per preparare tutta una stagione e non per stare bene all'inizio per poi, magari, avere problemi dopo. Lavoriamo per tutta una stagione, è normale avere qualche problema a inizio anno. E' chiaro che sappiamo di avere delle grandi qualità".

Si parla molto del giovane francese Nasri in chiave Inter: lo conosce?
"Non lo conosco. So che ha delle grandi qualità e tutti dicono che sia bravissimo".

La sua più grande soddisfazione?
"Sono arrivato all'Inter e abbiamo vinto il campionato sul campo dopo tanti anni che i tifosi aspettavano (ndr.: sorride). Forse ho avuto fortuna o era un segno del destino che vincessimo il 15° scudetto e Dacourt indossasse la maglia numero 15. E' uno strano scherzo del destino... ".

Quest'Inter è così matura da non sbagliare più le partite di Champions League?
"Forse l'anno scorso abbiamo vissuto una grande disillusione perchè  andavamo bene in campionato e sappiamo tutti che potevamo andare più avanti in coppa. Ma abbiamo sbagliato l'abbiamo pagata cara".

Quali sono le buone notizie che vorrebbe ricevere per lei e per l'Inter?
"La cosa più importante per me è la salute. Dopo si lavora per stare bene in campo ed essere sano a livello fisico. Per quanto riguarda l'Inter mi auguro ci siano grandi successi in campionato, in Champions e anche in Tim Cup. E dico anche la Coppa Italia perchè ho sempre fatto una grande fatica in quella competizione quand'ero alla Roma".


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