Mourinho: "Pensiamo solo a noi stessi"

MOURINHO: "PENSIAMO SOLO A NOI STESSI"

Il tecnico: "Affrontiamo una squadra che gioca un buon calcio e che dispone di ottimi giocatori"

APPIANO GENTILE - Domani è il giorno di Inter-Genoa, gara valida per l'8a giornata della Serie A Tim 2008-2009, in programma allo stadio "Giuseppe Meazza" in San Siro a Milano.
José Mourinho ha incontrato i giornalisti in conferenza stampa al centro sportivo "Angelo Moratti" dopo la seduta mattutina di allenamento della squadra.

Inter.it vi offre la versione integrale di quanto dichiarato dal tecnico portoghese.

Mourinho: crede che il Genoa domani adatterà il proprio modulo di gioco all'Inter, come hanno fatto altre squadre, oppure pensa che manterranno il loro modulo offensivo e spregiudicato?

"Pensiamo solo a noi stessi. E' più importante quello che facciamo noi, sappiamo come vogliamo giocare anche se ovviamente l'avversario preoccupa sempre un po'. La struttura, la filosofia e i principi di gioco del Genoa sono molto radicati, affrontiamo una squadra che sa perfettamente come giocare e questo si può fare solo qualdo c'è dietro un grande lavoro e dei giocatori di qualità. Sicuramente Gasperini è un bravo allenatore, mi piace molto come gioca il Genoa e veramente credo che non cambieranno il loro modulo. Se dovessero farlo, non sarà comunque un problema. Al massimo cambieranno parzialmente la filosofia di gioco e avranno un atteggiamento un po' più difensivo".

Che Inter vedremo domani pomeriggio?
"Prima di giocarla, è difficile dire come sarà la partita. Posso dire che sempre, gara dopo gara, il nostro pensiero è sempre quello di vincere. Non scenderemo mai in campo con il pensiero di ottenere un punto, vogliamo vincere sempre. Domani credo che sarà una partita nella quale l'Inter manterrà l'iniziativa e avrà più possesso palla e creerà più occasioni da gol degli avversari. Ma dovremo anche fare attenzione alla fase difensiva perchè, come ho appena detto, il Genoa è una squadra che gioca molto bene, attacca non solo con le tre punte ma anche cone le ali e gli inserimenti dei centrocampisti. E' una squadra che comincia a costruire il proprio gioco da dietro, è una squadra che rispetto e mi piace molto, ma ovviamente pensiamo di poter vincere".

C'è un modo differente di intedere la campagna di immagine tra Inter e Milan: non è che l'Inter ha già in casa il suo Ronaldinho a livello mediatico avendo in società José Mourinho?
"Sono un tecnico e non un giocatore. La campagna acquisti del Milan riguarda solo il MIlan e non è di mio interesse. Io penso al Milan solo due volte all'anno, tre volte all'anno se li affronteremo in Tim Cup. Non penso al Milan tutti i giorni e non sono preoccupato del loro lavoro. Non mi importa della loro campagna acquisti. Per quale ragione l'Inter abbia deciso di mettermi sotto contratto è una domanda da rivolgere alla società. Sono solo il tecnico di questa squadra, non sono nulla di più e neppure voglio esserlo. Nel mondo del calcio sono un allenatore, fuori un uomo normale".

Ci sarà qualche sorpresa nella formazione anti-Genoa?
"Credo che voi non dobbiate pensare a delle sorprese. Abbiamo una squadra con tanti giocatori di qualità che godono della fiducia dell'allenatore. Per questo Obinna ha giocato con la Roma e Toldo è sceso in campo con l'Anorthosis. Quindi, a volte, può giocare qualche calciatore che per voi sarà una sorpresa, ma tutti quelli che sono in lista sono disponibili e quindi posso scegliere senza problemi di volta in volta. Non vi dirò chi giocherà domani, devo fare come fanno tutti gli altri allenatori. Posso dire che Julio Cesar tornerà in porta al posto di Toldo che ha fatto bene in Champiosn League".

Si può affermare che lei si sta un po' italianizzando?
"Mi devo italianizzare visto che ho un contratto di tre anni con l'Inter. Avevo detto che non l'avrei fatto? (ndr.: sorride) Lo devo fare per essere un po' più simpatico...".

Si preoccupa dei contratti dei suoi giocatori?
"Mi preoccupo per il futuro dell'Inter, anche se non è nelle mie mani. Per questo ci sono il presidente, Marco Branca, Gabriele Oriali e altri dirigenti. Dal punto di vista sportivo mi occupo io delle cose, ma i contratti sono fuori dalla mia gestione. La società non ha certo bisogno che io dica che, ad esempio, Ibra è un giocatore importante o che Balotelli è un giovane italiano dell'Inter e con davanti un grande futuro. La società sa perfettamente queste cose e non ha alcun bisogno che io ne parli".

Adriano e Balotelli sono due giocatori particolari che devono essere seguiti con una particolare attenzione? Com'è fare il tecnico e anche un po' il padre e lo psicologo?
"Prima di tutto voglio dire che non corrisponde a verità la notizia che hanno pubblicato i giornali sul fatto che io controllerei Adriano. Questa non è una cosa vera nella maniera più assoluta. Se parlo con lui al telefonino non è per controllarlo, parliamo come si fa tra allenatore e giocatore o tra amici, tutto senza nessuna intenzione di controllarlo da parte mia. Controllare è impossibile, è possibile educare. E' la stessa cosa che avviene con i propri figli: se vuoi controllarli tutto il tempo, ne approfittano appena hanno un moemento di libertà. Ripeto: bisogna educare e non controllare, io non controllo nessuno. Poi è anche vero che l'allenatore al giorno d'oggi è un po' di tutto questo. Il tecnico deve saper fare più cose, bisogna capire la loro personalità e conoscere i giocatori in profondità, sapere adattare il tipo di rapporto che c'è con i calciatori, è una componente importante del nostro lavoro. Con Adriano c'è fiducia reciproca, ma questo non significa che lui sia arrivato alla fine della sua strada. Significa solo che sta andando bene e che sta facendo dei miglioramenti in rapporto alla stagione passata che per lui è stata difficile. Ma voglio di più".

Come mai c'è così poco pubblico al Meazza nonostante l'Inter continui a vincere?
"Se gli anni scorsi lo stadio era sempre pieno, e in questa stagione è vuoto, allora sarebbe giusto dire che la colpa è di Mourinho. Ma se questo è un problema di cultura, è difficile spiegarlo. Economicamente, poi, non è un momento facile, probabilmente non è semplice comprare biglietti per campionato e coppe, forse i nostri tifosi pensano che in Champions il lavoro sia già fatto e aspettano una squadra di grande livello per riempire lo stadio negli ottavi o nei quarti di finale. Forse pensano che possiamo vincere contro l'Anorthosis o il Panathinaikos senza il loro supporto. Forse è un insieme di tutti questi fattori, comunque non posso spiegarlo io. Il mio lavoro è preparare la squadra e conseguire i risultati che sono certamente un incentivo per i tifosi. Cerchiamo di esprimere un bel calcio con un atteggiamento sempre positivo, mai i tifosi dell'Inter vedranno un'Inter difensiva a San Siro. Non è questo che voglio per la gente, facciamo il nostro lavoro e aspettiamo".


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