Mourinho: "Carlo, pensi che siamo pirla?"

MOURINHO: "CARLO, PENSI CHE SIAMO PIRLA?"

Il tecnico portoghese risponde ad Ancelotti che aveva parlato ancora del derby e del gol di Adri...

APPIANO GENTILE - Questa la terza e ultima sintesi della conferenza stampa di Josè Mourinho alla vigilia di Inter-Manchester Utd., andata degli ottavi di finale della Uefa Champions League 2008-2009, in programma domani sera allo stadio "Giuseppe Meazza" in San Siro a Milano (ore 20.45).

Sir Alex Ferguson ha dichiarato, in un'intervista, che teme molto Josè Mourinho, sia per la sua capacità mediatica , sia per la sua capacità in campo. Teme di essere la sua 'bestia nera'? 
"No, credo che non sia vero. E' una persona con grande fiducia in sè stesso e nella sua squadra. Ha ragione ad avere questa fiducia perchè la sua squadra è fatta di grandi campioni. Alex Ferguson mi conosce e sa che molte volte il dominio che ha su tante squadre inglesi dipende dal fatto che, all'Old Trafford, lasciano il Manchester libero di giocare. Con noi, però, non sarà così. Ma lui è un allenatore di grande esperienza, se io sono tranquillo per questa sfida. Lui lo sarà ancora più di me perché ha grandissima personalità ed esperienza. Sarà un grande piacere per me rivederlo, e lo sarà anche per lui, perchè dal primo giorno che ci siamo conosciuti abbiamo sempre avuto un grandissimo rapporto e abbiamo rispetto l'uno dell'altro e voglio che continui così".

Su cosa ha dovuto lavorare Mourinho per far permettere all'Inter di migliorare in Europa?
  "Vedremo domani. Vedremo all'Old Trafford se la squadra è migliorata o meno. Penso che per una squadra sia molto importante sapere quello che il suo allenatore pensa perché può essere influenzata in modo positivo o negativo dall'atteggiamento del proprio tecnico. Credo che per i miei giocatori sia facile capire la mia tranquillità, la mia fiducia, la non paura di giocare la partita e credo che questo possa influenzarli in modo positivo. Potevo pensare la partita in modo diverso e rischiare che la mia squadra perdesse la propria identità, con un avversario di questa qualità come il Manchester United. Per me è stato più importante lavorare sull'aspetto psicologico che su quello tattico, e quindi far capire alla squadra come giocare con la stessa identità, per lo stesso obiettivo, ovviamente parlando dell'avversario. Mi piacerebbe vedere la mia squadra giocare così bene come ha fatto in casa contro la Juventus, contro il Milan, contro la Roma, tutte partite contro una squadra con qualità, gare difficili con grande pressione mediatica, grande tifo e grande significato. In queste occasioni così importanti, la mia squadra ha risposto sempre molto bene per questo ho fiducia, ma il calcio è calcio, non si sa mai quello che può accadere. Però, ripeto, mi sembra che domani dopo la partita non potremo dire che è tutto chiuso e all'Old Trafford ce n'è sarà un'altra".

In questa settimana Carlo Ancelotti ha detto che lei è stato l'unico a considerare regolare il gol di Adriano... 
"L'unico che considera il gol come un regalo è lui. E' un grande allenatore perché un grande allentore gioca con le parole e con le emozioni e pensa che gli altri siano dei pirla. Se Carlo non parla di come ha vinto il primo derby, se non parla del fuorigioco di Kakà, lui dimostra chiaramente questo. Se parliamo di quello che è successo 24 ore fa, è una fortuna che Allegri sia un allenatore tranquillo. Se lui avesse una 'bocca grande', come me o come Carlo, ora staremmo parlando del gol di ieri, del fallo di Inzaghi che può avere tre giornate di squalifica come Adriano con la prova tv, potremo parlare di tante cose... Potremmo anche parlare del mancato cartellino rosso per Ambrosini nell'ultimo derby. Questo dimostra che Carlo è un allenatore fortunato, perché un allenatore fortunato è un allenatore vincente; anch'io ho vinto tanto perché sono fortunato e se Ambrosini non riceve il cartellino rosso, se questo episodio riesce a trasformare la partita da 3 o 4 a 0 in una partita di 2-1 o 2-2, allora sono stati fortunati. Però la fortuna è una qualità dei grandi".

Qual è la differenza più significativa tra Zlatan Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo? 
"Non si può fare paragoni. Sono due giocatori completamente diversi con una sola cosa in comune: sono entrambi grandissimi giocatori, tra i migliori del mondo. Ma le qualità e le caratteristiche di gioco sono impossibili da paragonare".

Giocherà Davide Santon?
  "Sì".

Cristiano Ronaldo ha dichiarato che rispetta Mourinho e la sua preferenza per Ibrahimovic, ma i trofei sono a casa sua. Rispetta questa idea?

"Quello che lui ha detto è assolutamente vero. Lui ha vinto e ha meritato di vincere perché uno che gioca come lui e che realizza tanti gol, lo merita. Ibra non ha bisogno di motivazione, è diventato un giocatore altruista che lavora per la squadra, che solo pensa al 'noi' e non l'io', la sua unica preoccupazione è dare un grande contributo alla sua squadra per vincere questa partita: questo è l'Ibra di oggi. Poi, sicuramente, Cristiano Ronaldo vincerà ancora il Pallone d'Oro, ma è impossibile che, ad esempio, Ibra o Messi non lo vincano nel 2009, 2010 o 2011. Non lo so, so solo che mi pare impossibile che uno come Ibra non lo vinca, ma la cosa importante adesso è vincere domani e che adesso Ibra è un giocatore di squadra".

Come pensa di superare i problemi che l'Inter ha avuto nelle passate edizioni della Champions League? 

"Io sono così, io allenavo una squadra piccola in Portogallo e giocavo contro il Benfica e il Porto, e preparavo la mia squadra sempre per vincere. Dopo ho allenato il Porto, il Chelsea e l'Inter: come posso pensare in modo diverso? Io sono così, i giocatori vivono con me per quasi l'intera giornata, stiamo insieme, impariamo tutti un po' di tutto, loro hanno la sensazione che il loro allenatore non ha paura, che ha fiducia, che vuole giocare la partita. Loro capiscono che cosa io sto provando. La risposta dei giocatori è stata sempre buona nelle grandi occasioni. Io non lo so con precisione, ma da quanti anni l'Inter non vinceva nello stesso campionato contro Juve e Milan e Roma. Non lo so, però sicuramente non è stato negli ultimi due o tre anni. Ora, credo sia più importante pensare a quello che possiamo fare e non quello che abbiamo fato. Adesso siamo primi in campionato e non perché pensiamo ogni giorno al fatto che nella scorsa stagione l'Inter ha vinto il campionato. Noi pensiamo all'oggi. Quello che è stato ieri è museo. Se il passato è stato bello, è chiaro che piace, ma ora abbiamo davanti a noi un grandissimo esempio: se Alex Ferguson pensa a quello che ha già vinto potrebbe fermarsi qui e non sarebbe uno tra i migliori allenatori. L'importante è pensare sempre a quello che si vuole vincere, non dico di dimenticare il passato, ma il passato è museo. Ora dobbiamo giocare questa partita pensando che l'Inter ha perso negli anni passati con il Valencia e il Villareal".


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