Mourinho: "La verità su quanto successo"

MOURINHO: "LA VERITÀ SU QUANTO SUCCESSO"

"Sono onesto, ho insultato, ma non aggredito; la causa del fatto è stata un processo di situazioni"

APPIANO GENTILE - Domani è il giorno di Inter-Livorno, gara valida per gli ottavi di finale della Tim Cup 2009-2010, in programma allo stadio "Giuseppe Meazza" in San Siro a Milano. José Mourinho ha incontrato i giornalisti, in conferenza stampa al centro sportivo "Angelo Moratti".

Inter.it vi offre la versione integrale delle dichiarazioni dell'allenatore nerazzurro.

Che cosa si sente di dire in merito all'episodio del post partita di Bergamo?

"Per prima cosa, grazie per avermi dato l'opportunità di dire qualcosa su quanto accaduto perchè, da domenica fino a oggi, ho sentito e letto tante cose da parte di tante persone. Sembra che per molti la verità sia solo una e che sia proprietà solo di qualcuno. Grazie ancora per l'oppotunità che mi sta dando. Prima di tutto, come sempre, è importante essere onesto e voglio dire che sì, è vero, ho insultato un vostro collega giornalista. E' vero che ho utilizzato una parola che non posso ripetere qui, però è una parola che tutti noi conosciamo e che tutti noi consideriamo una offesa. Però non è vero che ho aggredito il giornalista, che c'è stato un tentativo di aggressione: niente di tutto questo è vero. Nello stesso modo nel quale dico che è vero che c'è stata l'offesa, allo stesso modo dico che non è vero che c'è stato un tentativo di aggressione. Come siamo arrivati a questo punto? Credo questa possa essere la prossima domanda che qualcuno di voi mi vuole rivolgere. Non è stata solo una conseguenza, ma un processo che ha origine nei mesi passati. L'altra domanda che forse vorrete farmi è a chi possa essere imputata la colpa di questa escalation. Io certamente dirò che è colpa mia, perchè sono stato io ad aver utilizzato quelle parole, però la colpa è anche del vostro collega, perchè sapeva perfettamente quale fosse la situazione, e la colpa è anche di qualche mio collaboratore dell'Inter, che non lavora nell'area tecnica, ma in un'altra area, e che quindi ha un altro tipo di responsabilità: sapeva anche lui, o anche loro, di questa situazione e che non hanno fatto niente per cambiare la situazione prima che io offendessi il giornalista. Ripeto da molto tempo che non mi piace avere un giornalista accanto al pullman che ascolta le interviste perchè quello è uno spazio solo nostro, d'intimità. Dopo la gara ci sono la sala stampa e la zona mista come luoghi deputati allo svolgimento del vostro lavoro. Avere la possibilità di stare accanto alla porta d'accesso al pullman significa trovarsi in una postazione privilegiata per carpire emozioni, frustazioni o sentimenti che si provano dopo una partita. Sono mesi che ripeto di non volere un giornalista accanto alla porta del pullman come forma di protezione alla mia squadra. Sbagliando o non sbagliando, come allenatore ho il diritto di decidere, ma partita dopo partita ho sempre trovato il vostro collega nello stesso posto, vicino alla postazione di Inter Channel, che è un organo d'informazione, ma diverso dagli altri, come sapete tutti ha con la squadra un rapporto completamente diverso. Sono tante partite che ripeto la stessa cosa e tutti sanno in questo club che io non voglio che si verifichi questa situazione: Inter Channel lo sa, il mio dipartimento stampa lo sa, l'area sicurezza lo sa. Tre o quattro partite fa avevo già detto al signor Ramazzotti che non avrei voluto che lui fosse accanto al pullman della squadra ad ascoltare le interviste, poi gliel'ho ripetuto. Gliel'ho ripetuto anche a Barcellona, ho detto alla sicurezza e a Roberto Scarpini che non volevo fosse lì e a Bergamo, dopo la partita, per la prima e unica volta, invece di domandare 'che cosa fa questo signore qui?', ho utilizzato due volte una parola che non dovevo utilizzare. E' questa la mia storia. E' un peccato che il signor Ramazzotti non sia qui oggi perchè sicuramente avrebbe potuto confermare che è vero quello che ho appena detto: nessuna aggressione fisica, ma un'offesa per due volte con un termine che avete già capito e che non ho bisogno di ripetere. Questo processo è la conseguenza di una situazione che non mi piaceva e, come allenatore, credo di avere tutti i diritti per ammetterlo. Sono d'accordo sul fatto che non ho il diritto di utilizzare queste espressioni. Arriviamo a toccare l'ultimo punto ed è l'ultimo: se ho intenzione di scusarmi con lui pubblicamente la risposta è no perchè la situazione non era pubblica. La situazione è stata resa pubblica dal vostro collega. Era privata tra me, il vostro collega e Roberto Scarpini e davanti a loro non avrò alcuno problema a parlare da uomini, ho sempre creduto che in questo modo i problemi si possano risolvere facilemente in tre o quattro minuti. Ma voglio mettere fine a questa storia e il miglior modo per farlo è con un po' di buonumore e, quindi, mi aspetto da lui un regalo di Natale perchè se fino a pochi giorni fa il Ramazzotti famoso era Eros, adesso il Ramazzotti famoso è Andrea. Adesso, ovviamente, dovrò presentarmi, accompagnato dal dottor Stefano Filucchi (ndr.: vice direttore generale di F.C. Internazionale) davanti al procuratore federale, al quale ribadirò esattamente quello che ho detto a voi. Non cambierò neache una parola perchè è stata esattamente quella che ho appena raccontato la situazione".

E' parso sinceramente vergognoso quello che è successo domenica pomeriggio a Bergamo, la riteniamo qualcosa di pubblico perchè avvenuto in uno spazio al quale, solitamente, hanno accesso giocatori e giornalisti. Al di là di questo, non pensa sia stato veramente grave quello che ha fatto visto che in questo perido si parla molto di insulti, parole, tensioni. Danno fastidio gli insulti a Balotelli e sono gli stessi che Mourinho ha rivolto al collega Ramazzotti senza alcun motivo. Probabilmente in Inghilterra l'avrebbero già esonerata: non crede di dover chiedere scusa, non solo al giornalista, ma anche a tutti coloro che seguono il calcio ogni domenica?
"In Inghilterra non sarebbe mai potuto accadere perchè è impossibile per un giornalista lavorare al di fuori del suo spazio di lavoro. Lì il giornalista lavora in sala stampa, in zona mista, nella zona alla quale il pass gli dà accesso".

Ma non esiste alcun motivo al mondo per utilizzare quelle parole. Poteva accadere anche in una sala conferenze. Non perchè un giornalista accede ad uno spazio, per il quale tra l'altro è stato autorizzato, che un allenatore interviene per cacciarlo. E' una questione di educazione, è un fatto gravissimo...
"Sì, è un fatto gravissimo così come lo è il fatto che una persona non rispetti le regole. Ci sono delle regole che vanno rispettate, io ho utillizzato la stessa parola per due volte, non sono soddisfatto di averlo fatto. Se incontro il suo collega e lui mi darà la possibilità di parlare con lui, come due uomini e non come un uomo e un bambino, avrò il piacere di farlo e di spiegarli del processo che ha portato a quel determinato momento e di chiedergli scusa per le parole che ho utilizzato nei suoi confronti. Non c'è nessun problema per me. Però dico, allo stesso modo, che, se la prossima volta che l'Inter giocherà fuori casa, se lo ritroverò in quello spazio lo allontanerò perchè lui non può lavorare in quello spazio".

Ma il collega era stato autorizzato, quindi forse non era il caso di scatenarsi nei suoi confronti...

"Adesso lo so ed è per questo che dico che il colpevole di questa situazione sono io che ho offeso, il giornalista che ha provocato le mie offese e coloro che non hanno svolto bene il loro lavoro. Questa è la mia opinione".


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