ADRIANO E QUEL "BATTESIMO" A MADRID...

MILANO - E' una notte di mezza estate, l'estate del 2001. Adriano atterra sul pianeta-Inter a Madrid, stadio "Santiago Bernabeu", amichevole d'agosto contro il Real. Il ragazzo è l'ultimo a salire sul volo che porta i nerazzurri in Spagna per un test di prestigio, seppur affrontato con molte assenze importanti: Adriano ha forse due allenamenti nelle gambe, tanta mascherata curiosità e poche parole, è un ragazzo alto e lungo, timido, quasi impacciato, arriva da Rio e si porta dietro una storia, solo calcisticamente legata allo sganciamento definitivo di Vampeta. Lo chiamano il "nuovo Ronaldo". Quello vero (ancora nerazzurro) gli fa da fratello maggiore. Vabbè, si chiede la gente, ma chi è questo Adriano?

A domanda, risposta. Adriano entra in campo sul finire del secondo tempo, il capolinea dell'amichevole è vicino, tutto scorre su binari consueti, si pensa già alla cena, alla prossima volta, al volo di rientro in Italia, al Ferragosto in montagna o al mare. Poi, appunto, entra in campo Adriano. Prende la palla e, in velocità, ne scarta due. Al secondo tentativo ne fa fuori tre, come birilli. E' potenza e tecnica, personalità e sanissimo coraggio. "Questo arriva da Marte!", urla un giornalista in tribuna-stampa. Persino i cronisti spagnoli sono più interessarti al giovane brasiliano nerazzurro piuttosto che all'esordio del loro Real, dopo il ritiro estivo, allo stadio "Bernabeu". E non è finita qui.

Adriano conquista una punizione al limite dell'area. Si guarda attorno, nota che i nuovi compagni lo fissano sbalorditi e, la scena è capovolta rispetto alla partenza da Milano, adesso sono proprio i compagni quelli increduli e rapiti. Allora, senza tanti complimenti, Adriano sistema la palla e calcia lui. Non è un semplice tiro, il suo. E' un boato, un terremoto tecnico, l'urlo di una realtà. Quel tiro è un gol, non può essere altro.

Ieri, 21 gennaio 2004, l'Inter ha completato il riscatto dal Parma di Adriano, che era stato ceduto in comproprietà biennale al club emiliano nel giugno 2002. "Sono tornato a casa", ha dichiarato il brasiliano a Inter Channel appena messo piede al "Giuseppe Meazza" per assistere alla gara di Tim Cup vinta 3-1 dai nerazzurri (Andy Van der Meyde, Obafemi Martins e Julio Ricardo Cruz su rigore gli autori dei gol). Al termine della gara l'attaccante è stato negli spogliatoi per salutare Alberto Zaccheroni e i compagni. Quindi, poco prima dell'ora di cena, insieme con Giacinto Facchetti è stato da Massimo Moratti, per un saluto che voleva e doveva essere anche un ringraziamento. "Se non ci fosse stata l'Inter, l'Inter di Moratti, magari oggi sarei ancora in Brasile... ", rifletteva Adriano. La fortuna bisogna andarsela a cercare, come qualcuno ha fatto in quella notte di mezza estate a Madrid nel 2001. La fortuna va coltivata ogni giorno, come Adriano ha promesso di voler fare tornando a indossare la maglia nerazzurra.

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