L'INTER PIANGE GIANNI INVERNIZZI

MILANO - Prima calciatore, poi allenatore, quindi "maestro" di calcio nel Settore Giovanile e osservatore. Una maglia lunga una vita, la maglia dell'Inter. Giovanni Invernizzi, nato ad Albairate in provincia di Milano il 26 agosto 1931, ci ha lasciato poche ore fa, dopo una lunga degenza al Policlinico di Milano.

Invernizzi, cresciuto calcisticamente dell'Audace Abbiategrasso, viene ingaggiato giovanissimo dall'Inter e, poco più che diciottenne, esordisce in prima squadra (Torino-Inter 1-0, 30 aprile 1950). Lo lancia l'allenatore Giulio Cappelli. Il ragazzo, mediano laterale di solita struttura fisica, instancabile e dotato tatticamente, viene poi ceduto in prestito a Genoa (1951), Triestina (1953) e Udinese (1954) per completare la formazione agonistica. Rientrato a Milano veste la maglia nerazzurra sino al 1960 (quando passa al Torino) e viene anche promosso capitano (nell'autunno 1958 cede la fascia ad Antonio Valentin Angelillo). Nella sua carriera di calciatore anche un'esperienza al Venezia. La sua ultima squadra è il Como, ma è l'Inter la sua casa, la sua passione, ben oltre le 149 presenze e i 6 gol ufficiali. Una sola presenza e sfortunata nella Nazionale maggiore, il 15 gennaio 1958, a Belfast, contro l'Irlanda del Nord, nella gara che certifica l'esclusione degli azzurri (battuti 2-1) dal Mondiale in Svezia.

E' da allenatore che Invernizzi regala all'Inter quello che ha sempre sognato: lo scudetto. Succede tutto nella stagione '70-'71 quando, improvvisamente, dopo l'esonero di Heriberto Herrera, il presidente Ivanoe Fraizzoli lo convoca in sede e gli affida la responsabilità della prima squadra. Gianni, poi soprannominato "Robbiolina" dagli amici e giornalisti, lascia il Settore Giovanile e si mette a disposizione di un gruppo che realizzerà un'impresa storica. E' l'annata del cosiddetto "Secondo Sorpasso". Recupera Jair e Bedin, ridisegna la squadra con Burgnich libero, lancia nel ruolo di terzino destro il giovane Bellugi. La nuova Inter di Invernizzi batte 2-0 il Torino in casa e perde la seconda gara (2-1) a Napoli. Ma, secondo la leggenda, è durante il viaggio di rientro a Milano che vengono gettate le basi della rimonta. E' il 22 novembre 1970. La classifica dice che il Napoli è avanti di sette punti e il Milan di sei.
L'Inter, contro ogni pronostico, infila 23 risultati utili consecutivi (record battuto quest'anno solo dalla squadra di Roberto Mancini), raggiunge e sorpassa il Napoli di Chiappella e il Milan di Rocco. Scudetto vinto a quota 46 punti, con 4 di vantaggio sui rossoneri. Memorabile il derby del 7 marzo 1971: dopo 30 minuti di gioco è già 2-0 per i nerazzurri grazie ai gol di Mario Corso (punizione da Mandrake) e Sandro Mazzola (colpo di testa). Invernizzi e la squadra festeggiano la vittoria il 2 maggio, a San Siro, rifilando 5 gol al Foggia. Roberto Boninsegna è capocannoniere, con 24 gol in 28 gare. L'anno seguente il viaggio in campionato della squadra non è brillante, ma raggiunge la semifinale di Coppa Italia e, soprattutto, la finale di Coppa Campioni (persa 2-0 a Rotterdam contro l'Ajax). La terza stagione di Invernizzi allenatore s'interrompe durante la stagione, quando viene sostituito da Enea Masiero.

Invernizzi, all'Inter, era di casa. Per tanti anni è stato osservatore (con base sempre e comunque ad Abbiategrasso), ha lavorato per il Settore Giovanile. Era normale e un piacere per tutti, sino a qualche mese fa, trovarlo quasi ogni giorno in sede, pronto a regalare esperienza e consigli a tutti, sempre e solo per il bene della maglia nerazzurra. Lo ricordiamo, come probabilmente sarebbe piaciuto a lui, con i "ragazzi" della sua Inter da scudetto:

Bedin, Bellugi, Bertini, Boninsegna, Bordon, Burgnich, Cella, Corso, Facchetti, Fabbian, Fristalupi, Giubertoni, Jair, Mazzola, Oriali, Pellizzaro, Reif, Righetti, Lido Vieri.


Alla famiglia Invernizzi il cordoglio di F.C. Internazionale Milano e dei tifosi nerazzurri.


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