JULIO CESAR: "300 PRESENZE, 300 STORIE"

"Più belle che brutte: e ora il derby", così il portiere ospite di 'A tu per tu' di Inter Channel

APPIANO GENTILE - Trecento partite in nerazzurro per Julio Cesar: un numero importante, importantissimo, che il portierone dell'Inter potrebbe raggiungere domani, in occasione del derby. Una gara che merita gli stessi aggettivi, anch'essa importante, importantissima.

Un derby lo è sempre, come racconta proprio Julio Cesar ai microfoni di Inter Channel, ospite di "A Tu per Tu" di Roberto Scarpini.

"E' un bel numero, certo non come quelli di Zanetti... - sorride subito Julio -, ma è un bel numero, e sono contento che possa arrivare proprio nel derby, che è una partita a parte, un 'campionato' a parte. Trecento presenze e in una partita speciale: manca solo la vittoria, ci vorrebbe proprio".

Citato Zanetti, a Julio Cesar - prima di parlare approfonditamente delle sue 300 presenze - viene naturale sottolineare la sua profonda stima nei confronti del capitano: "Fisicamente è fortunato, Dio gli ha dato un fisico incredibile che gli permette di raggiungere tutti questi record, ma lui è un grandissimo professionista, di fronte a lui ci si deve togliere il 'cappellino', prenderlo come esempio". Già, il cappellino e non il cappello, come si direbbe normalmente: ma Julio Cesar è un portiere, lo sappiamo, strumento del mestiere è il cappellino, non il cappello, come gli fa notare anche Scarpini nel corso dell'intervista.

"Trecento partite - prosegue poi - sono tante storie, belle e brutte, ma nel mio caso posso dire più belle che brutte. Se dovessi scegliere tre presenze da non dimenticare? Per prima cosa dico la mia prima partita, in Ucraina, contro lo Shakhtar Donetsk: il mio esordio ufficiale con la maglia dell'Inter, da lì è cominciato tutto il mio percorso. Poi, come seconda cosa, quella parata su Messi che per me è stata come un gol, un gol in rovesciata, un pallonetto... Ecco, quella è stata il mio pallonetto. Poi dico ovviamente anche la finale di Madrid, dove ho dovuto fare solo due parate, ma di cui una importantissima, me lo disse subito anche Mourinho, fu un piacere sentirmelo dire. Ma invece che tre cose posso citarne cinque? (chiede quindi sorridendo Julio Cesar, ndr.) Sì, perché è impossibile non ricordare lo scudetto vinto nel 2007, anche perché ero in Brasile col Flamengo per quattro anni ho giocato per non retrocedere e un anno ho finito il campionato a metà classifica. Quindi vincere il titolo nazionale è stata una grande gioia, una gioia enorme. E infine, mi viene da ricordare anche un rigore parato: quello nella gara contro l'Empoli, se non avessi parato per loro sarebbe stato il gol del pari, invece vincemmo. Se così non fosse stato, la Roma che era seconda in classifica si sarebbe avvicinata tanto".

Dai ricordi al presente, perché domani c'è il derby e solo nel pronunciare questa parola è un mondo a sé che si spalanca: "In un derby non ci sono favoriti e sfavoriti, un derby è un derby, è una partita particolare, un campionato a parte. Potremmo anche essere tutti e due, Inter e Milan, in fondo alla classifica, ma quando arriva il derby nessuno vuole perderlo. Noi non vogliamo perderlo, per noi, per i nostri tifosi. Abbiamo delle responsabilità nei confronti dei nostri tifosi. Vogliamo vincere anche per questo, per far sì che al di là della stagione non bella, anzi, brutta, che abbiamo fatto quest'anno i tifosi possano almeno godere di questo momento. E anche mio figlio, Cauet... che è migliorato tanto nel gestire i dopo-partita, perché ha sempre sofferto quando le cose è capitato non andassero bene, ma anche se sta migliorando Inter-Milan è sempre Inter-Milan, nessuno vuole perdere, tanto più lui. Vuoi solo vincere, neanche pareggiare".

E' concentrato su domani Julio Cesar, ma non si sottrae certo di fronte alla necessità di parlare della sconfitta di Parma. Anzi, per lui è un'occasione per chiarire il suo pensiero: "Tutti i tifosi possono anche dire che la colpa della sconfitta sia di Lucio, ma non è così, non è che eventualmente il terzo posto è stato perso per colpa sua, perché quello che è successo a lui può capitare a chiunque, anche a me. Il terzo posto eventualmente è stato perso nella prima partita contro il Novara e nelle altre partite sbagliate di tutta la stagione, una stagione che abbiamo fatto male. Se no è troppo facile alla fine puntare su uno, piuttosto che sull'altro. Per quanto riguarda il terzo posto, ci abbiamo provato e ci proveremo ancora, perché aritmeticamente abbiamo ancora la possibilità e se c'è una piccola percentuale non possiamo mollare ma correre dietro a quella percentuale. Ma ci tenevo a chiarire questa cosa perché Lucio, oltre ad essere un compagno, è un campione che ha vinto tutto nella sua carriera: non è colpa sua, è l'Inter che in generale ha fatto davvero un campionato disastroso. Come abbiamo fatto tanto bene in passato, quest'anno purtroppo non è stato così. Adesso il terzo posto è diventato ancora più difficile, in ogni caso noi speriamo di finire al meglio il campionato, e dopo penseremo alla prossima stagione, che sicuramente sarà molto diversa da questa. Non vedo l'ora di ricominciare, un po' come quando perdi una partita alla play, poi vuoi subito ricominciare. Sappiamo quale è il nostro valore e anche personalmente voglio dimostrare di poter fare ancora tanto, e anche i miei compagni vogliono lo stesso. Nella prossima stagione avremo tante cose da recuperare, prestigio, orgoglio, e anche lo scudetto".

Da portiere a portiere, a Julio Cesar viene infine chiesto se si sente di dire qualcosa a Gianluigi Buffon, dopo l'episodio vissuto dal bianconero nell'ultima giornata di campionato: "Penso che lui stia facendo un campionato meraviglioso, non solo lui ma tutta la sua squadra: la Juve ha fatto un campionato di fronte al quale c'è da togliersi il cappello, non ha perso nessuna gara, bisogna riconoscere loro tutto questo. A Buffon non c'è niente da dire, è un campione, so che sa gestire queste cose. Lui ha vinto tutto, lo sappiamo, e infatti dopo l'episodio che gli è successo, tutta la gente, tutti i tifosi, lo hanno applaudito, lo hanno tirato su, anche i compagni e l'allenatore. Tutti conoscono il suo valore. Tutti sanno quello che può dare, non solo a livello calcistico in campo ma anche nello spogliatoio. Non c'è niente da dirgli, so solo che quando sbagliamo così la cosa che vuoi è che arrivi subito la partita seguente, perché vogliamo dimostrare veramente che siamo noi. Ora è capitato a lui, tante volte è capitato a me, come a tanti altri portieri considerati tra i più forti, mi viene in mente anche Casillas. Ma è in questi momenti che poi si vede il grande calciatore, che non si deve abbattere ma continuare solo a dimostrare quello che sa fare". Julio Cesar, anche a parole, ha dimostrato ancora una volta di esserlo.


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