Cambiasso: “Essere stato scelto in mezzo a tanti campioni è un orgoglio”

CAMBIASSO: “ESSERE STATO SCELTO IN MEZZO A TANTI CAMPIONI È UN ORGOGLIO”

Le parole del Cuchu, dopo il suo ingresso nella Hall of Fame nerazzurra

MILANO – Trascinatore naturale, interista dentro, Cambiasso ha fatto il suo ingresso nella Hall of Fame dopo due centrocampisti leggendari della storia nerazzurra, Lothar Matthäus e Dejan Stankovic. Per il "Cuchu" 430 presenze e 51 gol con la nostra maglia: dieci stagioni, 5 Scudetti, una Champions League, un Mondiale per Club, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane. Nella serata dedicata alla premiazione dei vincitori della terza edizione, le sue emozionanti parole:

“Mi tornano alla mente tantissime emozioni perché per alcuni di questi trofei ho contribuito in prima persona e ho ancora in mente tutte le sensazioni vissute in quei momenti. Essere qui per questo premio deciso anche dai tifosi e sapere che in mezzo a tanti grandi nomi hanno scelto me per far parte della grande storia di questa società è un onore.

Il gol contro il Chelsea è stato uno dei più importanti soprattutto per il momento in cui mi è capitato di segnarlo, è stata una bella liberazione. È un gol che un po’ rispecchia la mia determinazione, sono stato un calciatore per cui ha contato più pensare, insistere, trovare le soluzioni, mi sono dovuto creare il mio spazio e lì c’è la mia mentalità, il non arrendermi. Se dovessi scegliere un trofeo di questi oltre alla Champions? Ne dico due, il primo è il Mondiale per Club perché venendo dal Sud America per me ha un sapore ancora più particolare essere stato sul tetto del mondo e per il ciclo che abbiamo aperto per questa società dico la prima Coppa Italia vinta nel 2005, ha un valore molto speciale. Di questi 10 anni di Inter non mi porto dietro solo una squadra ma una famiglia”.

“Famiglia”, il termine più azzeccato per raccontare il suo rapporto con Javier Zanetti, ospite speciale con un videomessaggio per il Cuchu: “Lui è molto più di un compagno, molto più di un amico, dopo tanti anni è diventato ‘famiglia’ perché noi non abbiamo vissuto solo le emozioni in campo che la gente ha visto ma anche quelle delle nostre vite”.


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