Inter Campus Libano, nella culla della Civiltà

INTER CAMPUS LIBANO, NELLA CULLA DELLA CIVILTÀ

Ripercorriamo la storia recente di un paese dove ora più che mail il gioco è un veicolo fondamentale di pace e tolleranza

Non è facile raccontare un paese che sin dalla proclamazione della propria indipendenza nel 1943 ha vissuto ciclicamente tensioni e conflitti interni alternati a brevi periodi di pace e sviluppo economico.

In Libano convivono da secoli diversi gruppi religiosi e lo Stato riconosce ben 18 confessioni fra arabi cristiani, musulmani e comunità ebraica.

La storia recente ci racconta un paese che tra il 1975 e il 1990 è stato travolto da una sanguinosa guerra civile che ha visto coinvolte le comunità cristiane e quelle musulmane, ma anche eserciti e milizie straniere tra cui le forze armate siriane, quelle israeliane, americane e i gruppi combattenti palestinesi. Ancora oggi, girando per le trafficate strade della capitale Beirut si incontrano edifici sventrati o segnati dai colpi di mortaio. 

Nella periferia sud di Beirut, a pochi isolati dal lussuosissimo centro, sorge il campo profughi palestinese di Shatila, dove Inter Campus opera insieme ad Anera (una ONG internazionale) in favore di 80 bambine e bambini palestinesi, siriani e libanesi.

Il campo di Shatila è stato installato tra il 1948 e il 1949 per ospitare i profughi palestinesi in fuga dalle proprie terre a seguito della dichiarazione di indipendenza dello Stato di Israele. I palestinesi in fuga hanno lasciato le proprie case con la convinzione di poter tornare di lì a breve, ma in Palestina non hanno più fatto ritorno e così, da più di 70 anni, vivono rinchiusi in un vero e proprio ghetto. Classificare Shatila come campo profughi è fuorviante: Shatila è un vero e proprio quartiere, una foresta di edifici pericolanti che si estende pressappoco per un kilometro quadrato e che oggi ospita circa 28.000 anime tra profughi palestinesi e siriani. Shatila è un labirinto di vicoli bui dove il sole non arriva mai e dove alzando la testa al cielo si vede solo una fittissima rete di cavi elettrici pericolosamente intrecciati con i tubi dell’acqua. Mancano servizi primari come la distribuzione di acqua potabile e le fognature e girando per i vicoli si viene investiti dal forte odore di putrido di un luogo dove non circola aria.

La recente pandemia sta causando una seconda ondata in tutto il vicino e medio oriente e sta spingendo irrimediabilmente il paese verso il baratro; basti considerare la vertiginosa caduta della lira libanese che da febbraio ad oggi ha perso più del 90% del proprio valore, causando un letale aumento dei prezzi di tutti i generi di prima necessità. A tutto ciò si somma la quasi totale mancanza di energia elettrica in tutto il paese e le scarse riserve di carburante.

In un contesto così complesso ed ingiusto Inter Campus riesce a garantire ai propri bambini e alle proprie bambine uno spazio sicuro in cui giocare liberamente, allontanando per un po' le difficoltà e le privazioni quotidiane e provando a progettare insieme il futuro sereno che ciascuno merita.

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