6 - INTER XMAS ADVENT CALENDAR: LOTHAR MATTHÄUS

Il sesto appuntamento del nostro calendario è dedicato al Pallone d'Oro tedesco

«Ricordo tutte le partite giocate all'Inter. Sono stati solo 4 anni su 21 della mia carriera, ma sono stati i momenti più belli ed emozionanti, anche quelli di maggiore qualità».

Quattro anni intensi, intensissimi. Che lo hanno portato a dire che le emozioni vissute in nerazzurro sono state imbattibili e insuperabili. Lothar Matthäus, d'altronde, era arrivato alla corte di Ernesto Pellegrini con una promessa chiara, evidente: "A me non interessa lottare per il terzo o per il quarto posto. Io sono qui per vincere". Lo aveva già fatto al Bayern Monaco, lo voleva fare fortissimamente in Italia. Fu protagonista fin da subito dell'Inter di Trapattoni. Nella cavalcata dei record, con i 58 punti e lo Scudetto numero 13 del 1988/1989 (guarda qui il documentario), Matthäus segnò nove gol, compreso quello del trionfo contro il Napoli di Maradona.

Spavaldo al punto di tornare sulla linea difensiva e di intimare a Zenga di dargli il pallone: "Così ci penso io". O di convincere i compagni negli spogliatoi fin dai giorni prima dei match: "Domani vinciamo, tranquilli". Aveva un mix di tecnica, potenza e leadership forse unici nella storia del calcio. Caratteristiche che gli valsero il Pallone d'Oro nel 1990, mostrato a San Siro nell'anno in cui, sempre in Italia, fu protagonista (con quattro gol) della vittoria della Germania al Mondiale. La connessione con l'Italia era sempre stata fortunata, per Lothar, che agli Europei del 1980, appena 19enne, vinse un Europeo raccogliendo una presenza.

In nerazzurro 153 presenze e 53 gol: lo Scudetto '89, la Supercoppa Italiana e la Coppa Uefa 1991: quella vinta con gli altri due tedeschi, Brehme e Klinsmann e timbrata in finale all'andata con un rigore contro la Roma. Lothar Matthäus nel 2018 è entrato a far parte della Hall of Fame dell'Inter. Ma è il nerazzurro che è entrato dentro di lui, in maniera viscerale a tal punto da fargli dire, sempre, che "l'Inter è la mia squadra, lo sarà per sempre. È una questione affettiva difficile da spiegare. Quando la vedo giocare, dentro di me è un tumulto di emozioni".


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