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I secondi di Carlos, l'impatto di Bonny: cinque momenti di Bologna - Inter



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— 1 ora fa
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I nerazzurri completano la quarta rimonta in questo avvio di stagione e conquistano tre punti in casa del Bologna: cinque istantanee della vittoria del Dall'Ara


Riavvolgendo il nastro nella serata del Dall'Ara, sono diversi gli spunti offerti ai nostri occhi per raccontare la sesta vittoria dell'Inter nelle prime sette giornate di questo campionato. Sarebbe facile partire dalla solita reazione, dallo spirito di un gruppo che appare incapace di soccombere davanti alle difficoltà e agli svantaggi, sempre in grado di trovare la soluzione per aggirare gli ostacoli. Sarebbe facile esaltare i cambi e l'impatto di chi è subentrato, con l'effetto di un magico schiocco di dita che ha ribaltato il risultato: pochi secondi per confezionare un'azione perfetta, bella, di tocchi giusti e intelligenti. È proprio questa, forse, la chiave per raccontare l'1-3 dell'Inter in casa del Bologna. Il tempismo. Quello di Marcus Thuram nell'aspettare il momento giusto in area, nel contare i passi allineando i tempi al cross di Barella per volare in cielo a colpire il pallone di testa. Quello di Cristian Chivu e del suo staff nell'inserire Carlos Augusto e Diouf, che in un battito di ciglia vanno in porta a segnare l'1-2. Quello di Ange-Yoan Bonny, che affretta il primo movimento di un millesimo di secondo, ma che lo esegue alla perfezione nel secondo caso e chiude un match ricco di insidie e di difficoltà. Un match che vale all'Inter il primo posto in classifica con 19 punti, in attesa del match tra Juventus e Lazio: un risultato ottenuto soltanto in altre quattro occasioni nell'era dei tre punti a vittoria (dal 1994/95), dopo il 2017/18 (19), il 2002/03 (19) e il 1997/98 (19). Una vittoria arrivata grazie alla quarta rimonta di questo inizio di stagione, che porta i nerazzurri a quota 10 punti conquistati da situazione di svantaggio (miglior dato in Europa).

Riviviamo la sfida tra Bologna e Inter attraverso cinque momenti, cinque istantanee rimaste negli occhi della settima giornata di campionato.

PIO, SI SALE

I primi 25 minuti di Bologna-Inter scorrono in apnea per il popolo nerazzurro: il Bologna è aggressivo e organizzato, compatto dietro e pericoloso davanti. Pobega sblocca il match dopo 10 minuti, il Dall'Ara spinge, la squadra di Chivu fatica a imbastire una reazione. Possesso palla orizzontale alla ricerca di spazi che non ci sono, pochi corridoi per imbucare in verticale, tra le fitte maglie gialle dei padroni di casa. Al minuto 28', però, il primo segnale di scossa, il primo accenno di reazione. Ancora una volta, l'Inter si affida alle spalle larghe di Pio Esposito: l'attaccante nerazzurro si abbassa sulla trequarti per ricevere il pallone spalle alla porta e far salire la squadra, un fondamentale in cui sta diventando un maestro. Sfrutta il fisico e la potenza per piazzarsi davanti a un avversario che conosce bene, Matteo Darmian, che non ha alternative se non tirarlo giù. L'Inter guadagna così un calcio di punizione, affidato al sinistro di Dimarco: il cross è arquato e scende sul secondo palo, dove Thuram arriva prima di tutti e schiaccia a terra col piatto destro, ma la conclusione ravvicinata termina alta dopo aver rimbalzato sul terreno di gioco. È la prima, grande occasione della partita dell'Inter, è il momento in cui i nerazzurri iniziano a guadagnare campo: il possesso palla si farà più rapido e avvolgente, il Bologna sarà costretto ad abbassarsi. Non ce ne eravamo accorti, ma nascevano i presupposti per il gol di Thuram, che sarebbe arrivato poco più di un quarto d'ora più tardi.

AIR TIKUS

Abbiamo parlato di tempismo, e torniamo a Marcus Thuram: l'aggettivo "decisivo" inizia a diventare ripetitivo tra la fine della scorsa stagione e l'inizio della nuova, ma Marcus sembra essere entrato in una nuova dimensione, quella dei veri bomber d'area di rigore. La costanza del suo timbro sulle vittorie nerazzurre, la cattiveria e la sicurezza con cui si avventa su certi palloni, il peso dei gol e dei momenti in cui li realizza: quello contro il Bologna è il quarto per il francese in questo campionato in quattro partite da titolare e due spezzoni contro Cagliari e Napoli. Un gol dal peso specifico enorme, arrivato al minuto 44 di un primo tempo ricco di difficoltà, che ha consentito all'Inter di rientrare nello spogliatoio con un umore ben diverso rispetto a quello che lo svantaggio poteva prospettare. Un gol di una bellezza cruda e sinuosa allo stesso tempo, per la potenza della frustata di testa e l'estetica della coordinazione e della finalizzazione. Il tempismo, dicevamo. Il gol arriva al termine di un'azione lunga, quasi estenuante, con l'Inter che gestisce il possesso: tanti tocchi ravvicinati, veloci, fino a liberare Barella sulla fascia destra. Thuram è fermo in area, ma non appena la palla finisce tra i piedi del capitano nerazzurro ha già letto la situazione: piccoli passi per staccarsi dal marcatore, sguardo rivolto verso il pallone per prendere il tempo sul cross. Conta i passi, conta i secondi: la palla esce forte dal piede di Barella, Thuram l'ha calcolata alla perfezione. Va su in cielo con uno stacco impetuoso, la gira in porta alla perfezione. Un gol bellissimo e pesantissimo, ma Marcus non esulta: corre direttamente verso il centro del campo, il volto serio, senza concedersi nemmeno un sorriso. Il messaggio? Il lavoro non è finito. La squadra recepisce e nel secondo tempo cambia marcia volando verso la vittoria, così come Thuram è volato a prendere quel cross. Un gol di testa che sta diventando un marchio di fabbrica: sono sei dall'inizio della passata stagione (come lui solo Mateo Pellegrino), mentre parlando di contributo realizzativo nel periodo che va da aprile a oggi conta 10 gol e 5 assist. Come lui, nei cinque migliori campionati europei, solo Lamine Yamal.

SI CAMBIA

Dopo il pareggio dell'Inter sul finire del primo tempo, la partita cambia volto nella ripresa. La pressione nerazzurra si alza, il giro palla si fa più intenso, il Bologna è sempre più chiuso nella propria metà campo. Arrivano delle occasioni, delle situazioni potenzialmente pericolose, ma manca l'ultimo spunto per ribaltare il punteggio. Ecco, allora, che Chivu si volta a pescare dalla panchina. A fine partita Carlos Augusto e Bonny diranno in coro: "Siamo 25 giocatori forti, tutti vogliamo farci trovare pronti per aiutare l'Inter a vincere". Lo ribadirà Kolarov, che "Non abbiamo undici titolari, ma giocatori che possono fare la differenza in qualsiasi momento". Parole che trovano riscontro sul campo, perché l'impatto dei sostituti nerazzurri al Dall'Ara è stato a dir poco devastante: gol e assist per Carlos Augusto, gol per Bonny, un filtrante decisivo nell'azione dell'1-2 di Diouf, l'architettura del terzo gol che passa dai piedi di Calhanoglu e Mkhitaryan. Momenti che ricordano ancora una volta la forza di questa squadra e i suoi automatismi consolidati, ma anche quella componente di "Cuore e voglia di vincere le partite", sempre citando Carlos Augusto, che alla fine ha fatto la differenza.

I 49 SECONDI DI CARLOS

Il maxischermo del Dall'Ara indica il minuto 68:15 quando Carlos Augusto, entrato in campo dieci secondi prima, tocca il primo pallone della sua partita. Chivu ha appena inserito in campo lui e Diouf per provare a ottenere una maggiore spinta sulle fasce, con la squadra di Palladino chiusa nella propria metà campo. Il primo tocco del brasiliano è un appoggio all'indietro per Akanji: dopo aver scaricato il pallone, Carlos si porta in avanti, occupando una posizione avanzata sulla fascia sinistra. L'azione si sviluppa dall'altra parte, a destra, e si evolve centralmente, quando Bisseck imprime l'accelerata: verticale diretta su Bonny, sponda di prima per Sucic, palla ancora avanti per Thuram che si gira e allarga per uno tra Zielinski e Diouf. Piotr lascia a Andy e si inserisce nel corridoio destro dell'area di rigore. Il francese lo vede, finta il tiro col sinistro e imbuca per il polacco, che alza la testa e guarda in mezzo. Tutto solo nei pressi dell'area di porta, c'è Carlos Augusto, che ha seguito l'azione e ha stretto la sua posizione tagliando in mezzo, sperando proprio in uno scenario di questo tipo. Il radente di Zielinski è puntuale, l'appoggio di Carlos la perfetta conclusione di un'azione meravigliosa. Il cronometro segna 68:54: sono passati 39 secondi tra il primo e il secondo tocco della sua partita, 49 dal suo ingresso in campo, 49 secondi per ribaltare la partita portando l'Inter in vantaggio. Terza rete in stagione, brillantezza fisica, prontezza mentale, voglia di vincere: in tre lettere, MVP.

LA CHIUDE BONNY

Chissà cosa avrà pensato, Ange-Yoan Bonny, rivedendo il frame del fuorigioco per cui gli è stato annullato il gol dell'1-3. Pochi centimetri, davvero pochi, con la testa e la spalla avanti rispetto alla linea. Il movimento ad attaccare la profondità alle spalle della difesa era stato fatto coi tempi giusti, così come il dribbling e la finalizzazione. Tutto inutile, però, ma a Bonny poco importa. Positivo, fiducioso, aspetta il suo momento, così come sta facendo in questo avvio di stagione. Sempre pronto a entrare e lasciare il segno, non necessariamente con i gol ma con il lavoro per la squadra. Allargandosi sulla fascia e cercando l'uno contro uno, pressando gli avversari e recuperando palloni, facendo a sportellate, dando il massimo con la consapevolezza che i gol, prima o poi, arriveranno: si era sbloccato nel finale contro l'Udinese, aveva segnato la rete della speranza nei minuti di recupero contro il Club Brugge, è entrato con la stessa attitudine propositiva al Dall'Ara. Primo gol annullato? Non c'è problema, lo rifacciamo: altra azione da manuale dell'Inter, avviata da una sventagliata a un tocco di Calhanoglu che apre il campo da destra a sinistra. Il controllo orientato di Mkhitaryan fa la differenza, perché ruba un tempo di gioco al difensore e consente all'armeno di servire coi giri giusti la sovrapposizione di Carlos Augusto. Il brasiliano alza la testa e vede che Bonny è pronto sul secondo palo, alle spalle dell'ultimo uomo: questa volta il movimento è a prova di millimetri, la palla di Carlos è perfetta, Ange deve solo spingerla in porta. Bonny va ad abbracciare Carlos, la panchina si alza in piedi, tutti raggiungono la bandierina: abbraccio di gruppo, partita chiusa, altri tre punti in cassaforte.


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