Il 1° di Bisseck, la perla di Zielu: cinque momenti di Feyenoord - Inter
Squadra
— 31 minuti faAl "De Kuip" di Rotterdam contro il Feyenoord i nerazzurri hanno centrato il secondo successo nella League Phase 2026/27: riviviamolo attraverso cinque istantanee
Una notte in cui l'aria fredda di Rotterdam si mescola al calore generato dal pubblico del De Kuip, in cui si respira il fascino e il prestigio della Champions League. Una trasferta complessa in un lungo ciclo di partite, un momento per testare le ambizioni nerazzurri alla metà esatta della League Phase, un modo per indirizzare questo avvio nel percorso europeo. L'Inter esce da Rotterdam nel migliore dei modi: tre punti, tre gol segnati e zero subiti, una prestazione di forza e solidità. "Una partita da grande squadra", hanno dichiarato i protagonisti nel post-partita: tre marcatori diversi, così come diversi sono stati i loro sigilli sul match. Bisseck, in una delle sue sortite offensive, si è inventato un sinistro a giro dall'angolo destro dell'area di rigore al palo opposto. Pio Esposito, al posto giusto al momento giusto, a fare 2-0 con un colpo di testa. Spence, motore caldo sulla destra, ha dato il là a entrambe le azioni dei gol: spinta costante, velocità, dinamismo. A inizio ripresa, poi, Zielinski ha chiuso la partita, con una percussione centrale e un mancino potente, espolosivo, rabbioso, che si è insaccato dopo un bacio al palo. Prova di forza, si è detto: sopra di tre reti al 54', l'Inter ha gestito con maturità, congelando il pallone mentre scendeva anche la temperatura sul De Kuip. Sono sei i punti dei nerazzurri dopo quattro partite: è stato aggiunto un tassello fondamentale sul cammino, un passo avanti verso l'obiettivo.
Riviviamo la vittoria sul Feyenoord attraverso cinque momenti, cinque istantanee della serata di Rotterdam.
GOLAZO DI BISSECK
Minuto 8': Bisseck riceve il pallone sullo spigolo destro dell'area di rigore. Spalle alla porta, fa scorrere girandosi verso il centro e con il destro se la aggiusta per calciare. Poi carica il sinistro. Prima della conclusione, però, riavvolgiamo un momento il nastro. Due anni fa, Bisseck sciupava una grande occasione in una trasferta di Champions League in casa dello Young Boys, facendosi ipnotizzare a tu per tu col portiere: un errore non decisivo ai fini del risultato (l'Inter vinse 0-1), su cui il difensore ha scherzato con autoironia. "I sogni di essere attaccante sono morti, ma la vittoria è ciò che contava", ha scritto poi su Instagram. Facciamo un altro step, ora, e torniamo a inizio stagione: Inter-Monza, prima giornata di Serie A. Nel corso del primo tempo, Bisseck riceve palla in una situazione simile a quella del De Kuip, lascia lì due avversari con un gioco di gambe e fa partire un sinistro che sfiora l'incrocio. Una prova generale del colpo che si è inventato contro il Feyenoord. Un match in cui poi andrà a segno, col sinistro, dopo un inserimento centrale. Una dimostrazione della forza e della fiducia nei propri mezzi del centrale tedesco, sempre più coinvolto anche in fase offensiva. Si fa vedere, va a occupare zone di campo in cui può rendersi pericoloso. Torniamo a noi, ora, perché Bisseck ha caricato il sinistro e ha pennellato la traiettoria per il vantaggio dell'Inter. Un golazo, il suo primo in Champions League. Un segnale importantissimo, il modo migliore di approcciare la partita in quella che poteva essere una sfida ricca di insidie, incanalata però sui binari giusti. Quel sogno di essere attaccante, dunque, è ancora vivo.
PIO, TESTA E CUORE
"Per un attaccante il gol è ossigeno, ma per me al primo posto viene sempre il lavoro per la squadra e il successo del gruppo". Pio Esposito è abituato a trasformare queste parole in fatti: trascorre gran parte delle partite a sbattersi con gli avversari che lo strattonano, lo spingono e cercano in tutti i modi di arginarne la forza fisica. Lui non si fa problemi, sa che il suo lavoro è utilissimo alla manovra dell'Inter, ad alzare il baricentro e occupare la metà campo avversaria. Quando arriva il gol, però, è tutto più bello: per una punta, è quella sensazione di completezza e soddisfazione. Un bisogno, quello di vedere la palla entrare in rete. Eccoci, allora, al minuto 34'. Spence scende sulla destra e punta, Thuram attacca il primo palo, Esposito prende il secondo. Qualche strattone all'avversario per prendere posizione, per scommettere sull'arrivo del pallone nella sua zona. Fa parte della vita dell'attaccante, l'intuire una traiettoria o una deviazione: il cross di Djed è basso ma si impenna dopo una sporcatura della difesa e arriva proprio dove Pio lo aspettava. Incornata decisa che tocca la traversa e va dentro, esultanza rabbiosa per mettersi alle spalle quello che lui stesso ha definito "un momento difficile". Una rete che in nerazzurro gli mancava dal 14 settembre, da Inter-Udinese 5-3. Il lavoro per la squadra non era mai mancato, mai si era risparmiato da sacrificio e abnegazione, ma quando la palla entra, per un attaccante, è tutto più facile.
PIOTR, CHE GIOCATA!
Ci aveva provato due volte, nel primo tempo. Minuto 38', un pallone che scendeva dolcemente, lasciato scorrere con una finta di corpo e impattato benissimo col sinistro al volo. Largo di pochissimo. Minuto 45', transizione offensiva, scambio con Thuram e altra botta di mancino da distanza simile: stavolta centra lo specchio, ma trova i guantoni di Ernst, che si distende e para. Il primo tempo si chiude comunque 0-2, ma Piotr Zielinski è caldo: sta trascinando con la sua qualità a centrocampo, con la sua conduzione del pallone. La partita non è chiusa, e il polacco vuole lasciare il suo marchio. Non c'è due senza tre, si dice, e la terza volta è quella buona. Arriva in avvio di ripresa, al minuto 54': percussione centrale con Zechiel attaccato a lui, che cerca di sradicargli la palla dai piedi. Non c'è verso, però. Piotr ha visto la via: al limite dell'area fa esplodere il sinistro, un lampo che squarcia le speranze olandesi. Forte, fortissimo il suo tiro, che lambisce la parte interna del palo prima di entrare. Largo al primo tentativo, respinto dal portiere nel secondo, assolutamente perfetto nel terzo. La rete che mette in ghiaccio la partita e i tre punti, che permette all'Inter di vivere un secondo tempo di gestione e di pochi affanni. Una giocata da campione.
I CAMBI: BENTORNATO, BENJI!
Si diceva delle insidie della trasferta di Rotterdam: squadra giovane e talentuosa, ambiente caldo, ma soprattutto si trattava dell'ottava partita in ventitré giorni. Una serie di match impegnativi, da vivere con altissima intensità e concentrazione: una situazione in cui bisogna trovare energie extra per portare a casa i risultati. Sul punteggio di 0-3 dopo 54 minuti, l'Inter ha potuto trovare un po' di respiro. Al minuto 57' Chivu ha inserito Mkhitaryan e Bonny per Calhanoglu e Thuram: l'ivoriano ha messo in campo velocità e fisicità, concedendo a Marcus di rifiatare. L'armeno, invece, ha usato la sua enorme esperienza per congelare il possesso del pallone. Altre rotazioni, poi, nel finale: Stankovic ha preso il posto di Zielinski e Sucic quello di Barella, mentre al minuto 85 è tornato in campo Benjamin Pavard. Il difensore francese mancava dal match di San Siro contro il Parma per un problema fisico: un rientro importante per il reparto arretrato nerazzurro, che chiude la gara centrando il secondo clean sheet consecutivo in Champions League.
DJED: L'MVP
Ha iniziato a scaldare il turbo, Djed Spence. Partiamo dalla fine, però, con l'inglese che sorride mentre tiene in mano il premio di Mvp della sfida. Il primo della sua avventura in nerazzurro, arrivato al termine di una serata in cui ha mostrato lampi del suo potenziale lì, su quella fascia destra percorsa a tutta velocità dall'inizio alla fine. Proattivo, Djed, dinamico nel ricevere palla e puntare, nell'alzare la testa e scegliere la giocata migliore da fare. Dopo 8' di gioco è lui a imbucare il pallone che Bisseck trasforma in oro: è il suo primo assist con la maglia dell'Inter. La sua spinta costante e la sua velocità mettono in difficoltà la difesa del Feyenoord: è sempre lui a dar vita al raddoppio di Pio, con un'altra discesa sulla destra e un cross deviato che cade a pennello sulla testa di Esposito. A inizio ripresa prova a mettersi in proprio: entra in area, suola e doppi passi su Javi Lopez, sposta sul destro e calcia, trovando Ernst a coprire il primo palo. 90 minuti a trazione anteriore, 90 minuti da migliore in campo.