Thuram trascina, Zielu è glaciale: i cinque momenti di Inter - Fiorentina
Squadra
— 53 minuti faCinque istantanee per rivivere l'ottava giornata di campionato, con i nerazzurri protagonisti di un'altra rimonta sensazionale
Ci sono giornate che sembrano maledette, stregate, impossibili da migliorare. Un cielo grigio e nuvoloso, il freddo che inizia a farsi sentire nonostante la fascia oraria sia quella delle 12:30. Il tabellone di San Siro che, al minuto 90', recita Inter 0 Fiorentina 1. Ci ha provato in tutti modi l'Inter, a pareggiare una partita che i viola stanno conducendo grazie a una rete arrivata con l'unico tiro in porta, una prodezza di Jimenez dalla distanza. Due volte la traversa, tante altre un fenomenale De Gea hanno detto "No, oggi niente rimonta". All'Inter, però, non interessa. I nerazzurri non accettano il no, non sembra un'opzione percorribile in questo pazzo e bellissimo avvio di stagione. Perché sì, si va in svantaggio, ma non importa. In qualche modo, in qualsiasi modo, non è mai troppo tardi per recuperare. L'atteggiamento è sempre lo stesso, quello giusto, determinato, con quella rabbia agonistica di chi vuole sempre vincere. Anche oggi, a trascinare, è la faccia da guerra di Marcus Thuram: Tikus si prende sulle spalle l'Inter e San Siro con la sua voglia, con la sua straripante fisicità, con la sua incredibile qualità. Ci mettono lo zampino i subentrati, anche stavolta, nell'assalto finale: al 97' servono gli occhi di ghiaccio di Piotr Zielinski per regalare un altro boato ruggente a San Siro: chi abita da queste parti e vede la partita in tv, in questo avvio di stagione, ci starà facendo l'abitudine. Alla fine sono altri tre punti, arrivati al termine di un match interminabile, una montagna russa di emozioni: sette vittorie e un pari in otto partite, vetta della classifica al pari della Lazio a quota 22. Sono 13 i punti guadagnati da situazione di svantaggio, grazie a una rimonta realizzata interamente nei minuti di recupero: si tratta della terza volta nella storia dell'Inter, dopo quelle con Sampdoria (3-2 nel 2005) e Cesena (2-1 nel 2011). Riviviamo allora questo Inter-Fiorentina in cinque momenti, cinque istantanee per raccontare l'ottava giornata di campionato.
LE TRAVERSE DI CARLOS
Non una, ma due, nel giro di tre minuti. Arrivate nello stesso modo, con due stacchi di testa in anticipo su pennellata da fermo di Calhanoglu. La prima su un calcio di punizione dalla trequarti, su cui il brasiliano arriva per primo a girare in porta: parte alta della traversa, grido del Meazza soffocato. La seconda su corner, con una spizzata sul primo palo. La palla si alza, scavalca De Gea e trova ancora il legno. È il momento in cui la sorte dell'Inter sembra irrimediabilmente compromessa, in una di quelle giornate in cui tutto va storto. Per Carlos si tratterebbe del terzo gol consecutivo, una legittimazione del suo incredibile avvio di stagione, ma oggi anche lui sembra costretto ad arrendersi. È l'inizio di un assedio che andrà avanti per altri venti minuti, e che si concluderà nel modo più dolce per il popolo nerazzurro.
LA PRIMA DI IVAN
Un pomeriggio speciale per Ivan Provedel, che sembrava aver preso una piega da dimenticare. Gli applausi della curva e dello stadio per il suo esordio ufficiale con la maglia nerazzurra, un'emozione per lui che l'Inter la vive da quando era bambino. Una partita in cui per oltre un'ora non è stato chiamato in causa, e in cui ha dovuto raccogliere il pallone in fondo alla rete al primo tiro in porta della Fiorentina. Viola in vantaggio nonostante l'incredibile mole di gioco prodotta dai nerazzurri, che si spingono in avanti alla ricerca del pareggio. La squadra spinge e si sbilancia, alzando ulteriormente il baricentro per costringere gli avversari nella loro metà campo. Uno scenario inevitabile, che però offre il fianco alle ripartenze della Fiorentina: accade al minuto 79, quando un cross dalla sinistra viene controllato da Gnonto sul lato destro dell'area di rigore. L'esterno viola sposta il pallone e calcia: tiro alto da posizione ravvicinata, indirizzato in porta. Potrebbe essere il raddoppio, che spegnerebbe le speranze nerazzurre. Provedel, però, vuole cambiare la storia di questa partita: spinge con i piedi e vola a smanacciare il pallone, negando lo 0-2. Decisivo, Ivan, che rende indimenticabile la sua prima partita ufficiale con la maglia dell'Inter.
IL POCHO LAVELLI
Minuto 85, la lavagna luminosa del quarto uomo indica: fuori Barella, dentro Lavelli. Un tutto per tutto giocato da Cristian Chivu, che sotto 0-1 a cinque dalla fine manda in campo l'attaccante classe 2006 con questo messaggio: "Vai al centro, Thuram si sposta a destra e Bonny a sinistra". Un 4-3-3 ultra offensivo per cercare di scardinare la resistenza viola. "Non mi aspettavo di entrare", dirà il Pocho (soprannominato così per l'assonanza del suo cognome con quella di Ezequiel Lavezzi), che ieri era sceso in campo con l'Inter U23 nella sfida contro il Sorrento. Un'occasione importante, un attestato di fiducia in un momento decisivo. Lavelli entra in campo con l'atteggiamento giusto, facendo a sportellate in area e pressando gli avversari con tutte le sue energie. Recupera un pallone importantissimo sull'1-1, dando la possibilità all'Inter di rimanere in zona d'attacco: un'azione che lentamente si svilupperà e lo vedrà ancora protagonista nel mezzo, quando Thuram si procura il rigore. Un altro pallone difeso negli ultimissimi minuti, con i nerazzurri in vantaggio, per tenere il gioco il più lontano possibile dalla porta di Provedel. Braccia alte alla fine della partita, un sorriso emozionato e quasi incredulo: poco meno di quindici minuti in campo, ma Matteo Lavelli ha trovato il modo di lasciare il segno.
MARCUS, IL VOLTO DELLA RIMONTA
Non sembra quasi lui, ma ci stiamo abituando a questa espressione spiritata, in trance agonistica. Marcus Thuram vuole vincere, sempre e comunque, anche una partita in cui sembra non esserci modo di trovare la via della rete. Un duello spettacolare quello tra lui e David De Gea, con il portiere spagnolo che, fino al minuto 91, aveva sempre trovato la contromisura per salvare le conclusioni di Tikus. Due diagonali a incrociare nel primo tempo, entrambi dal lato destro, poi una girata di sinistro nella ripresa, il solito lavoro sporco a lottare fisicamente con i difensori avversari, le iniziative in dribbling: in una di queste viene messo giù in area da Viery, ma Mariani non concede il penalty ai nerazzurri. Marcus, però, si è abituato a trascinare, lo fa da mesi: soprattutto a San Siro, in completa simbiosi con il popolo nerazzurro. Al 91' ha ancora la forza di attaccare la profondità, di puntare Valdepenas e saltarlo, di scambiare nello stretto con Diouf e inventarsi un colpo da biliardo con il sinistro. Un rasoterra che fa trattenere il fiato a San Siro, che prende in controtempo De Gea, che non può fare altro che osservare il pallone mentre rotola lentamente in rete, infilandosi all'angolino basso alla sua sinistra. Marcus va in gol a San Siro per la settima partita consecutiva, un'impresa che in maglia nerazzurra è riuscita soltanto a Romelu Lukaku (7) e Christian Vieri (11). Esultanza dedicata a Lautaro, solito gesto di incitamento a chiamare a raccolta lo stadio, a guidare la rimonta. Rimonta che si concretizza sette minuti dopo, ancora grazie a lui: prende il tempo a Valdepenas in area sul cross di Akanji, si mete davanti col corpo e viene tirato giù dall'avversario. Quando l'arbitro assegna il calcio di rigore, Marcus si alza in piedi e va sotto la curva esultando e gridando di gioia, un gladiatore che fa impazzire il pubblico, con una forza di volontà che supera la stanchezza e qualsiasi difficoltà. Al fischio finale l'espressione spiritata si scioglie nel solito sorriso, e Marcus crolla a terra, stremato ma felice dopo l'ennesima prestazione fenomenale di questo avvio di stagione.
LA FREDDEZZA DI ZIELINSKI
Pesa, quel pallone lì. Lo ha ammesso anche lui nel post-partita: una palla che scotta, al minuto 97, con la possibilità di portare a termine una rimonta impensabile solo qualche attimo in precedenza. Non si fa problemi, però, Piotr Zielinski: freddo, glaciale, implacabile dal dischetto. Il silenzio dello stadio accompagna la sua preparazione, lo sguardo è perfettamente concentrato. Il Meazza va in apnea durante la rincorsa ed esplode di gioia quando il destro potente del centrocampista polacco si infila in alto alla destra di De Gea, che aveva intuito il lato giusto ma che nulla poteva su un rigore calciato alla perfezione. È il momento in cui Piotr si prende, ancora una volta, il cuore del popolo nerazzurro. Una vittoria fondamentale, tre punti pesantissimi, con ancora una volta la sua firma. La squadra lo avvolge in un abbraccio che si estende a tutto lo stadio, e qualche minuto dopo arriva il fischio finale: un pomeriggio che sembrava storto, sfortunato, impossibile da migliorare, è diventato l'ennesimo pomeriggio da raccontare in questo incredibile avvio di campionato.