L'asse Mkhi - Carlos, le parate di Pepo: cinque momenti di Inter - Shakhtar
Squadra
— 1 ora faPrima vittoria stagionale in Champions League per i nerazzurri: riviviamo la serata di San Siro attraverso cinque istantanee del match contro lo Shakhtar
Il primo freddo di ottobre non si è sentito così tanto a San Siro. C'è stato un momento in cui lo stadio era bollente, carico di adrenalina e di foga, emozioni liberate nell'aria al minuto 77 della partita tra Inter e Shakhtar. In campo la squadra era affamata, bramava questa vittoria. Un atteggiamento che ha trascinato il popolo nerazzurro sugli spalti, rendendo il Meazza un catino infernale. Sono notti di Champions League, notti in cui la pressione si fa sentire, in cui tutto si amplifica. Nel finale, un recupero di palla vale come un gol, un fallo laterale conquistato fa alzare il pubblico come per un assist illuminante. L'Inter lo sa, queste serate fanno parte del nostro DNA. Dopo due sconfitte nelle prime due giornate, i nerazzurri conquistano i primi tre punti europei al termine di una gara sofferta, difficile, contro uno Shakhtar organizzato e con tanta qualità: il gol, ancora una volta, è di Carlos Augusto. Una corsa in verticale verso il cuore dell'area, tutto il campo dritto per dritto, un assist visionario di Mkhitaryan: la palla che entra è un lampo che squarcia le nubi temporalesche sopra allo stadio, un momento che capovolge il cammino europeo dell'Inter. E poi le mani di Pepo, una, due e tre volte a salvare il risultato. Barella e Thuram a correre dietro a chiunque, consapevoli dell'importanza del risultato.
Una serata di sofferenza e gioia, una gara che rilancia l'Inter in Champions League: ecco cinque istantanee, cinque momenti per rivivere la sfida con lo Shakhtar.
LE PARATE DI PEPO
Il primo tempo dell'Inter è tutt'altro che facile. Lo Shakhtar è messo bene in campo, gioca con personalità e qualità: movimento di uomini e pallone, cambi di gioco, uno contro uno degli esterni, inserimenti centrali. I nerazzurri provano a portare la solita pressione nelle prime battute, ma col passare dei minuti finiscono per abbassare il baricentro e coprire gli spazi. Ne viene fuori una prima frazione piuttosto bloccata, con pochi lampi da una parte e dall'altra: il più pericoloso, però, capita su un calcio d'angolo per gli ucraini al minuto 40'. Bondar stacca benissimo e schiaccia di testa verso la porta, la palla è indirizzata bene e rimbalza proprio davanti a Martinez, che si esibisce in un riflesso prodigioso e riesce a smanacciare il pallone praticamente sulla linea. Andare in svantaggio al tramonto del primo sarebbe stato un duro colpo, ma l'intervento di Martinez ha consentito all'Inter di rientrare negli spogliatoi in parità. Il portiere spagnolo si è ripetuto poi nel finale di partita, rispondendo presente quando lo Shakhtar ha tentato il tutto per tutto. Minuto 87', destro da posizione defilata di Newertton: ci si poteva aspettare una conclusione a giro sul secondo palo, ne arriva una secca sul primo. Colpo di reni di Pepo, che va giù in un secondo e salva in angolo. Sul corner, Matviyenko anticipa tutti sul primo palo e gira in porta, ma trova ancora la risposta di Martinez. A fine partita l'abbraccio con Carlos Augusto, autore del gol vittoria, ma le sue parate decisive hanno lo stesso peso.
I CAMBI, IL CAOS, LO STADIO
Cinque minuti in cui sono successe tante cose, cinque minuti in cui la partita ha assunto un taglio differente. È cambiato il vento, si potrebbe dire, è cambiato il clima. Come contro il Bologna, sono i cambi a imprimere una nuova spinta all'Inter. Una scintilla ad accendere la squadra, a dare un nuovo ritmo alla manovra. Dentro Bisseck, Diouf e Zielinski al minuto 59, con Carlos Augusto a prendersi la fascia sinistra e il francese sulla destra, mentre il difensore tedesco ha la solita licenza di inserirsi centralmente. Un minuto dopo, proprio loro confezionano un'occasione per l'Inter: una palla di Diouf per Bisseck, murato all'ultimo dalla difesa. L'Inter alza i giri e San Siro si scalda, ma l'inerzia del match è cambiata già qualche minuto prima: al 54' Alisson Santana tenta una giocata sulla fascia su Dimarco, Thuram arriva in raddoppio e lo mette giù. Si accende una breve mischia, qualche spinta, e Tikus viene ammonito: è un momento che carica la squadra e carica l'ambiente, sale l'agonismo e sale l'adrenalina. Da lì in poi i decibel di San Siro si fanno sempre più alti per ogni intervento, ogni recupero, ogni occasione. Un interruttore emotivo per svoltare la partita, per lanciare l'Inter verso la vittoria.
TRENO CARLOS
Da qualche minuto l'Inter è in dieci uomini, ma la partita rimane apertissima. Il cronometro segna 76'14'': Carlos Augusto ha un piede nella propria area e uno sulla linea quando intercetta un tentativo di verticalizzazione. Tredici secondi dopo è nell'area dello Shakhtar e supera Riznyk con un tocco d'esterno sinistro da attaccante navigato. Tredici secondi in cui c'è tutto Carlos Augusto, che racchiudono il suo straordinario inizio di stagione. Quello contro lo Shakhtar è stato il quarto gol realizzato dal brasiliano, che ha già superato il proprio primato personale in una stagione, il secondo in Champions League dopo quello contro il Real, diventando il terzo difensore nella storia dell'Inter ad andare in gol in due partite di fila in Champions League dopo Facchetti (1967) e Dumfries (2025), la seconda rete nel giro di quattro giorni dopo quella in campionato a Bologna. Un gol arrivato al termine di un contropiede fulmineo, avviato dallo stesso Carlos Augusto: da un'area all'altra in tredici secondi, passando per i tocchi di Zielinski e Mkhitaryan, concludendo con un controllo e un tiro di qualità assoluta. Una corsa bruciante, famelica, illegibile per la difesa dello Shakhtar, spinto da San Siro che impazzisce quando vede la palla entrare. Carlos si lancia in scivolata e viene raggiunto da tutti, mentre il boato disperde il freddo e la paura: "Non abbiamo avuto paura", ha dichiarato a fine partita, nonosante l'inferiorità numerica e le due sconfitte in due partite. Il treno Carlos, quelle paure, le ha spazzate via.
GIOIELLO MKHI
Un'altra perla ad allungare una collezione lunghissima, una giocata meravigliosa per decidere la partita, ancora una volta. Il tempo di Mkhitaryan scorre in modo differente, non solo per la sua longevità ma anche per il modo in cui vede le situazioni del campo. L'Inter vola in contropiede dopo il recupero di Carlos e la giocata di Zielinski, che innesca Mkhitaryan e viene steso. L'armeno si defila sulla sinistra ma la testa è sempre alta, per captare i movimenti di avversari e compagni: la corsa di Carlos Augusto spacca a metà il campo e lo Shakhtar, un lungo inserimento centrale ad attaccare la linea difensiva molto alta. Mkhi calcola il tempo alla perfezione, e coi piedi quasi sulla linea laterale si inventa un morbidissimo lancio di sinistro, millimetrico: scavalca Bondar e scende alla perfezione sul petto di Carlos. Come a Bologna, dove la palla in profondità dell'armeno aveva portato all'assist del brasiliano per Bonny. Sempre presente Mkhi, sempre decisivo. A fine partita, Barella dirà: "Henrikh è come il vino, invecchiando migliora." Difficile, molto difficile dargli torto.
IL LAVORO DI THURAM E BARELLA
Una volta conquistato il vantaggio, c'è da dare tutto nel finale per mantenere l'1-0. In inferiorità numerica gli spazi da coprire aumentano, ma l'Inter rimane compatta e solida: ci sono due giocatori, in questo senso, che sembrano coprire più zone contemporaneamente. Un lavoro di sacrificio e copertura, con la consapevolezza dell'importanza della posta in palio: è ovunque, Marcus Thuram, in pressione sugli avversari e in chiusura delle linee di passaggio. Un duello dopo l'altro, uno sprint dopo l'altro, per non lasciare nessuno spiraglio. All'84' ha ancora la forza e la lucidità di attaccare un pallone in profondità, di vincere il corpo a corpo e lanciare Mkhitaryan verso la porta avversaria. Lo stesso si può dire di Barella, ancora a testa alta nei minuti di recupero per congelare un possesso, per uscire palla al piede e far scorrere secondi preziosi. Due esempi di leadership, di forza di volontà e voglia di vincere.