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Aparecido – Gli Applausi



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— 2 ore fa
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Nel giorno del suo 52° compleanno César Aparecido è il protagonista della nuova puntata di Internazionale Morning Club


Niente è difficile, se niente prima è stato facile. Cosa vuoi che sia uno stadio che ti fischia, quando hai dovuto combattere per la tua stessa vita in una delle peggiori prigioni del mondo.

La vita di Aparecido César Rodrigues, per tutti César, potrebbe tranquillamente essere un film di Hollywood. E come ogni blockbuster che si rispetti, comincerebbe con una scena d’azione prima dei titoli di testa.

Il clima è allegro, al Clube Atlético Juventus. La squadra è stata appena promossa nella massima serie ed è euforica: alla fine dell’allenamento il presidente, come promesso, spartirà 100.000 dollari tra i membri della rosa, divisi secondo le presenze. Mentre il dirigente sta andando negli spogliatoi, però, viene intercettato da un SUV da cui scendono due uomini armati, che lo rapinano della somma. Qualcuno riesce a prendere la targa: l’auto è intestata al fratello di César, che si stava allenando in campo in quel mentre. Torchiato, confessa: ha organizzato tutto lui. Viene condannato a cinque anni, poi ridotti per buona condotta. Appena riprende a giocare guida la sua squadra, il Sao Caetano, alla finale di Coppa del Brasile. Il Chievo brasiliano, lo chiamano con scarsa fantasia i giornalisti italiani. Lo prende la Lazio: il primo anno è incerto, poi cambia qualcosa. Arriva Roberto Mancini, che tradizionalmente è un innamorato dei calciatori di classe cristallina. Non fa eccezione quello che nel frattempo per il popolo laziale è diventato Cesaretto, che diventa un punto di forza. Il culmine è il derby del gennaio 2005, quello passato alla storia come il derby di Di Canio, dove segna il terzo gol. Un tripudio di lazialità. Indossa addirittura la 10, l’ultimo anno, poi il richiamo di Mancini è irresistibile. Lo vuole all’Inter. Nel gennaio 2006 la trattativa si concretizza, ma le condizioni fisiche di Cesar sono quantomeno precarie. Arriva anche qualche fischio a San Siro. La stagione successiva viene mandato in prestito: a sinistra ci sono il fresco eroe nazionale Fabio Grosso, dal Palermo, e il fenomenale, per quanto convalescente, Maxwell dall’Ajax. Va in prestito al Corinthians, in patria, poi a gennaio al Livorno. Sembra la fine della sua avventura interista, a trentatre anni. E invece, nell’estate del 2007, scaduto il prestito, torna ad allenarsi. E convince tutti: il talento resta cristallino, l’abnegazione lo porta su livelli ottimi, la duttilità lo rende prezioso anche a gara in corso: è l’uomo decisivo per passare, in alcuni momenti del match, al 4-3-3, dove interpreta alla grande il ruolo di punta esterna. Il momento finale del film sarebbe la partita col Catania, a inizio stagione: titolare per la prima volta a San Siro dopo il ritorno, segna il gol del due a zero al Catania. Assist di Ibrahimovic, Cesaretto si invola, batte il portiere con un sinistro sotto la traversa, esulta con un pugno scagliato al cielo mentre salta e poi apre le braccia sotto la curva nord. Lo stadio, che qualche mese prima lo fischiava, ora applaude. Perché nessuno stadio è severo come San Siro, si dice, ma è anche vero che nessuno come San Siro sa perdonare e riconoscere impegno e resilienza.

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