Cristian - Il Double
Squadra
— 2 ore faNel giorno del 46° compleanno di Cristian Chivu, gli auguri nerazzurri nella puntata odierna di Internazionale Morning Club
La foto vede l’uomo in abito blu, sneakers e t-shirt bianca. L’uomo è accovacciato sul prato di San Siro, e sorride. Un sorriso bello, largo, di chi sa perfettamente dove è, cosa sta facendo e come è arrivato fin lì. Le mani sono appoggiate su due oggetti luccicanti. Gli appassionati di calcio le possono identificare al primo sguardo. Scudetto e Coppa Italia. Più sinteticamente: il Double. Già perché Cristian Chivu, l’uomo vestito smart casual che sta sorridendo prima di Inter-Verona, rapidamente declassata da ultima giornata campale a passerella prima della festa di popolo, ha vinto entrambi i trofei. Lo ha fatto al primo anno completo da allenatore di una Prima Squadra, in una stagione dove le dirette rivali erano allenate da Massimiliano Allegri, Antonio Conte, Gian Piero Gasperini, Luciano Spalletti, insomma quanto di meglio la storica scuola italiana degli allenatori possa offrire. Eppure l’unico che ha vinto qualcosa, da quando Chivu ha iniziato ad allenare l’Inter, fin qui, è stato Chivu.
A Resita, città di ottantamila abitanti nel sud della Romania, lo stadio, dodicimila di capienza, è intitolato a un uomo di nome Mircea. Non Lucescu, padre spirituale del calcio romeno, scomparso di recente: a lui è dedicato il prossimo stadio di Bucarest, attualmente in costruzione. No il Mircea in questione era l’allenatore del Resita, in cui giocava suo figlio, che tornava a casa da solo in tram. Per non fare alcun tipo di favoritismo. Quel Mircea, di cognome faceva Chivu, ed il figlio Cristian ha sempre portato con sé i suoi insegnamenti.
La carriera di Cristian Chivu ha un approccio scolastico: scuola dell’obbligo al Resita, liceo al Craiova, università all’Ajax. Prima l’Erasmus. Europei del 2000 in Belgio e Olanda, dove neppure ventenne è l’elemento più splendente di una nazionale che elimina addirittura l’Inghilterra nei giROni. Chivu segna il primo gol della sfida, un magnifico sinistro da fuori area. Tappa successiva Amsterdam, una squadra di fenomeni in erba: Sneijder, Ibrahimovic, la meteora Van der Meyde. Punto più alto: i quarti di finale di Champions League del 2003, eliminati dal Milan all’ultimo secondo. Il capitano? Il ventitreenne Cristian Chivu, ministro della difesa di Ronald Koeman. In quell’estate l’approccio alla Roma, un primo campionato devastante dove con un compagno di reparto fortissimo forma la miglior difesa della Serie A: Chivu-Samuel. In quattro anni a Roma tre secondi posti e una Coppa Italia, poi arriva un altro salto.
L’immagine è curiosa. Ci sono una tavola imbandita, il direttore dell’area tecnica Marco Branca e Cristian Chivu. Spunta una maglia dell’Inter, tesa sui piatti terminati. È quella la prima foto del Chivu interista, che per sei stagioni sarà sinonimo di qualità assoluta. Da difensore centrale, da terzino sinistro, all’occorrenza addirittura da interno di centrocampo, come un memorabile derby natalizio dove assieme a Zanetti e Cambiasso manda a scuola il pur formidabile centrocampo del Milan. La stagione che riassume tutto, ovviamente, è la 2009-2010, in cui uno scontro di gioco con Pellissier il 6 gennaio fa temere addirittura per la sua vita. Dovrà indossare un caschetto, e il rientro ha i contorni della favola. Il primo gol interista contro l’Atalanta, con tanto di casco levato per omaggiare il pubblico, la semifinale al Camp Nou giocata addirittura da esterno alto nel 4231 dopo l’infortunio di Pandev nel riscaldamento, la finale di Madrid in cui riesce ad arginare Arjen Robben. La foto con la coppa, capelli tagliati corti, la cicatrice ben visibile. Sembra il culmine di una storia le cui pagine migliori però sono ancora in scrittura. Chivu si ritira relativamente presto, a trentatre anni, complice qualche acciacco, e incomincia quasi subito l’esperienza in panchina. Il resto è cronaca: i trionfi con le giovanili interiste, l’incredibile salvezza col Parma, il double al primo anno in panchina con l’Inter. Resta un presente in scrittura, migliore di settimana in settimana.
Koeman, Capello, Spalletti, Mancini, Mourinho, naturalmente Lucescu: sono tanti i maestri avuti da Cristian Chivu che ne hanno forgiato la personalità in panchina. Eppure, ne siamo sicuri, il riferimento principale è un altro Mircea.