Chivu: "Si ricomincia: attesa lunga, siamo felici"
Squadra
— 9 ott 2026L'Inter si prepara a tornare in campo dopo la pausa per gli impegni delle Nazionali: i nerazzurri sono attesi dalla sfida contro il Parma, in programma sabato 10 ottobre alle ore 18:00 a San Siro.
Alla vigilia della sfida, il tecnico nerazzurro Cristian Chivu ha presentato il match valido per la sesta giornata di Serie A rispondendo alle domande dei giornalisti dalla sala stampa dell'Inter Training Center di Appiano Gentile.
Buongiorno mister, tre settimane di pausa hanno interrotto la striscia positiva della squadra. Come riprende questo campionato dopo la sosta, cosa può mettere in campo la squadra nel match di domani contro il Parma? Due o tre settimane per me cambiano poco, quello che cambia è l'attesa, sono gli allenamenti con pochi giocatori a disposizione. La situazione cambia soprattutto per quelli che sono in Nazionale che fanno il ritiro, dormono in albergo, giocano quattro partite giocate ogni tre giorni, mentre il resto è tutto normale. Da due giorni siamo tutti, oggi abbiamo fatto è l'unico allenamento con tutta la squadra a disposizione: domani si ricomincia, siamo tutti contenti perché l'attesa è stata lunga. Le Nazionali hanno portato via tanti giocatori che hanno giocato tanti minuti. La partita col Parma può diventare quella per vedere quanto è profonda questa rosa? Sicuramente non possiamo trascurare i minutaggi dei giocatori che sono andati in Nazionale, non vogliamo metterli a rischio e compromettere la loro integrità fisica: abbiamo giocatori abituati a giocare ogni tre giorni, che preferiscono fare quello piuttosto che allenarsi una settimana intera. Bisogna capire il momento, l'avversaria, l'equilibrio di una squadra, il periodo che si attraversa, anche perché fino alla prossima sosta giocheremo ogni tre giorni. È arrivato il momento di vedere Provedel in porta? Ci sarà l'alternanza di cui aveva parlato? Non lo so, domani alle 18:00 vedremo le scelte che farò. Cosa può dire di Spence? L'ha avuto sotto gli occhi in questi giorni, è arrivato il momento di vederlo in campo? Djed si allena con noi da una settimana, da lunedì è regolarmente nel programma della squadra senza vincoli o altre difficoltà, ha cinque allenamenti fatti bene nelle gambe. Non possiamo dimenticare il periodo di riabilitazione e la vacanza dopo il campionato del mondo, sono due mesi che è assente dai campi: ora è a disposizione e sarà convocato, ci fa piacere che sia tornato, finalmente stiamo vedendo il suo sorriso e le sue qualità. Abbiamo visto la Nazionale giocare con il 4-3-3, con Bastoni al centro della difesa e Pio al centro dell'attacco: se dovessi giocare con Pio al centro e Lautaro-Thuram alle spalle, l'Inter può sostenere una difesa a quattro? Per come siamo costruiti si torna sempre ai soliti e preconcetti che non hanno a che fare con noi. Non abbiamo la garanzia che giocando a 4 si può vincere qualcosa, così come a 3. Per me la cosa importante sono i principi di gioco, il modo e non il modulo, ci tengo a ribadire che questa squadra è costruita per fare un determinato tipo di gioco: non mi rinfierisco al modulo ma ai principi, a quello che dobbiamo fare e alla mobilità che abbiamo in campo, alle soluzioni che possiamo trovare sia con la palla che senza palla. Io mi adatto a quello che questo gruppo è abituato a fare, alle caratteristiche individuali dei giocatori. Se un domani ci sarà bisogno, questa squadra può anche giocare a quattro. Non abbiamo in mente di cercare qualcosa che non è funzionale al nostro modo di fare e di vedere il calcio. Calhanoglu come sta dal punto di vista fisico? Si è parlato della sua assenza in Nazionale. Anche Hakan ha ricominciato lunedì, da una settimana si allena senza vincoli ed è a disposizione del gruppo. So che sono arrivate le voci dalla Turchia, vorrei fare un po' di chiarezza: dicevano non è voluto andare a vedere i suoi compagni, ma era al primo allenamento col gruppo e lui ci teneva ad esserci, altrimenti sarei stato io a concedergli del riposo per andare a vedere la sua squadra. Lui ha avuto questo problema che gli ha impedito di essere convocato dalla Nazionale, con le conseguenti tempistiche che ci sono volute per recuperare. Sono stato io a non dargli il giorno libero, dato che ci tenevo ad averlo in gruppo per l'allenamento visto che è importante per noi con le sue qualità. Abbiamo finito tardi e non c'è stato modo di fargli raggiungere i suoi compagni di Nazionale. C'è il rischio di sottovalutare il Parma? Sulla carta c'è una grossa differenza tecnica, ma è una squadra che sa lottare e che ha appena cambiato l'allenatore. Credo che in tutti questi anni abbiamo imparato a non sottovalutare l'avversario, la maturità raggiunta dalla squadra sotto questo punto di vista l'abbiamo vista l'anno scorso: abbiamo perso i derby e altre partite importanti, ma non abbiamo sbagliato nessun'altra sfida ed è il motivo per cui abbiamo vinto il campionato. Sulla carta le partite non dicono niente, non raccontano tutta la verità e siamo consapevoli di questa cosa. Cerchiamo di presentarci alla domenica con la miglior versione di noi stessi, dobbiamo sudare e impegnarci per vincere ogni partita, avere la giusta fiducia per andare a prenderci quello che ci dà la giornata. Dopo Roma si era parlato di fase di possesso e fase di non possesso, dove forse in fase di non possesso qualcosa non ha funzionato. Durante la sosta ha fatto qualche lavoro in questo senso? Non c'è bisogno che lo vado a raccontare: ne abbiamo parlato spesso anche dal punto di vista individuale telefonicamente con molti giocatori. La percezione che abbiamo in alcuni momenti per capire quello che dobbiamo fare e aggiungere è una questione di atteggiamento, di attitudine, di voler rimediare agli errori e alla disorganizzazione che c'è in alcuni momenti. Non è una questione di fare un blocco basso, che magari si può tenere in alcuni momenti della partita, ma di capire i momenti. Noi abbiamo una buona conoscenza di quello che succede, ma dobbiamo trovare l'energia giusta di fare cose funzionali alla squadra senza mettere a rischio l'identità di una partita. Ci sono sfumature su cui possiamo migliorare dal punto di vista individuale per migliorare di conseguenza anche dal punto di vista collettivo nella fase difensiva. Allo stesso tempo, però, non posso sottovalutare la reazione, che dimostra la maturità, la forza di volontà e la consapevolezza della forza della squadra. Non voglio perdere la forza della nostra reazione, ma aggiungere la maturità nel capire i momenti della partita. Parliamo di lealtà, dal punto di vista degli standard messi a disposizione, per quello che si vuole costruire. Calhanoglu è uno dei giocatori più importanti per l'equilibrio difensivo della squadra. Lo vedremo in campo? Oggi tutti sappiamo quanto è importante Calhanoglu, ma siamo curiosi di vedere anche Stankovic, Sucic, Mkhitaryan, Barella. Quando si parla individualmente di un giocatore non vorrei danneggiare la fiducia e la consapevolezza di ogni giocatore preso individualmente. Sono attento a dire determinate cose perché non voglio ferire nessuno. Siamo tutti importanti, quando non si ha la palla la responsabilità di avere le distanze giuste e l'andare a duello con la determinazione giusta sono gli aspetti che fanno le differenza. La pressione, la riaggressione, sono piccole cose che sono importanti, ma parliamo di una squadra evoluta con giocatori intelligenti e di spessore, che hanno responsabilità di fare le scelte giuste anche in fase difensiva. Gasperini per la prima volta si è iscritto pubblicamente alla lotta al titolo. L'anti-Inter uscirà da Como-Roma o altre squadre che al momento sono più indietro in classifica? Perché non parliamo di anti-Roma, di anti-Como, di anti-Juve o Milan, ma parliamo sempre di anti-Inter? Noi siamo consapevoli di ciò che siamo, ma per portare a buon fine la nostra competitività dobbiamo lottare. Non serve qualcuno che ci ricordi che vogliamo metterci la corona in testa, ma dobbiamo combattere per farlo. Ora è troppo presto per parlare di queste cose, abbiamo 13 punti, ci sono squadre che ne hanno undici, è troppo presto per parlare di chi è l'anti di chi. Vogliamo essere competitivi per raggiungere i nostri obiettivi a fine stagione, adesso possiamo parlare solo di questo. La Serie A ha diffuso dei dati secondo cui il campionato è cambiato nelle prime cinque giornate. C'è molto più gioco effettivo, si attacca di più e si gioca di più. Secondo lei è un caso che succede per cinque giornate o in Serie A stanno davvero cambiando le cose e si ha una nuova direzione? Credo che i problemi di un sistema e di una cultura calcistica non si possono cambiare con due mesi, c'è bisogno di tempo per capire dove si andrà e dove si arriverà. Oggi vediamo intensità, ritmo nel fare le cose, non c'è la ricerca di perdere tempo per le nuove regole. Se ti butti per terra perché qualcuno ti ha sfiorato sai che rimanendo li ed facendo entrare il medico lasci squadra in dieci per un minuti. I portieri, invece che sistemarsi i parastinchi, devono prendere velocemente la palla e battere o hai un calcio d'angolo contro, quindi si va a velocizzare il gioco. Sono aspetti che hanno portato, se non sbaglio, cinque minuti in più di tempo di gioco, è tanta roba. C'è uno spreco di energie maggiore ed è una cosa importante, si migliorerà, bisogna calarsi nella realtà del calcio di oggi e nelle nuove regole. Prima ha parlato di Calhanoglu e del fatto che deve tener presente del minutaggio dei vari nazionali. Zielinski ha giocato molto, potrebbe essere arrivato il momento di Stankovic? Aleksandar fino ad ora è entrato due volte, poteva giocare di più e l'ho detto anche l'altro giorno, magari la colpa è mia perché con lui ho un rapporto che ci lega da molti anni già quando era bambino. L'ho visto crescere e sono contento di quello che è diventato e della maturità che ha raggiunto. Anche lui sa che è in una squadra evoluta con grandi ambizioni, non c'è bisogno di raccontargli tutto questo. Mi fa piacere vedere che lui lavora seriamente per far vedere che a questo livello ci sa stare, e che l'autostima e la fiducia che mostra tutti i giorni lo porterà alla fine di fare vedere di che pasta è fatto. Al più presto farea vedere le sue qualità e anche i suoi errori perché nessuno e perfetto, ma per crescere bisogna passare anche dagli errori. Qualche giorno fa Boban ha espresso un'opinione su Sucic, dicendo che secondo lui ha un basso minutaggio: vuole rispondere qualcosa? Sapete bene che io le opinioni di altre persone le commento poco, perché per me sono solo opinioni, però stimo molto Zvone e conosco il contesto delle sue dichiarazioni, arrivate dopo una sconfitta non facile da digerire contro l'Inghilterra. Non voglio dare troppo peso alla questione sull'andamento di Petar, perché l'anno scorso è stato tra i più utilizzati. Se riduciamo tutto alla titolarità è un discorso non fa per me, l'importante è che un giocatore capisca l'importanza del ruolo in campo sia da titolare che da sostituto: Petar ha avuto la possibilità di giocare e siamo contenti di quello che ha fatto col Monza e con la Roma. Era un po' indietro di condizione e sappiamo il motivo perché ha fatto il Mondiale. In Australia l'ho mandato a casa per gioire della nascita del figlio e ha perso una settimana, non bisogna creare polemiche che non ci sono, Petar è un giocatore importante e sappiamo cosa può dare ora e in futuro, siamo contenti di averlo e di ciò che mette a disposizione del gruppo. Cosa pensa delle partite giocate da Diouf in Nazionale da terzino sinistro? L'ho visto e mi è anche piaciuto, forse un po' timoroso ma è normale, è andato in nazionale francese e si è trovato in una posizione in cui con noi non ha mai giocato e in Nazionale nemmeno in precedenza. Mi fa piacere quando un giocatore capisce che non si deve legare a un ruolo fisso, capisce che la duttilità è importante per aiutare la squadra e vi si cala dal punto di vista mentale, cambiando abitudini e convinzioni nel fare un certo tipo di lavoro. Lo dice uno che ha fatto il terzino sinistro, il centrale, il play, il mediano: con Mourinho ho fatto anche l'esterno alto e mi ha tolto dopo 27 minuti, col Barcellona sono partito esterno alto a sinistro e sono finito mediano perché Thiago è stato espulso. Io mi divertivo così, gli altri non sono me e la strada per metterli a disposizione del gruppo è lunga, ma per lui aver giocato due partite cosi in una delle nazionali migliori del mondo è tanta roba. Credo sia stato contento di giocare con campioni come Olise, Dembelé e Mbappé, così come è contento da noi con Lautaro, Thuram e Akanji: capirà che il posto fisso porta ad avere scelte limitate, più cose sai fare e più aumenta la possibilità di crescere, di fare minuti e andare in Nazionale.