COMO, ITALY - OCTOBER 12: Head Coach Cristian Chivu of FC Internazionale attends during the FC Internazionale press conference ahead of UEFA Champions League 2026/27 League Phase MD2 match between FC Internazionale and Club Brugge Koninklijke Voetbalvereniging at Inter Training Center - In memory of Angelo Moratti on day ahead of the UEFA Champions League 2026/27 League Phase MD2 on October 12, 2026 in Como, Italy. (Photo by Mattia Pistoia/Inter via Getty Images)

Chivu: "Dobbiamo essere noi stessi: domani vogliamo vincere"



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Il tecnico nerazzurro ha risposto alle domande dei giornalisti, presentando la sfida contro lo Shakhtar Donetsk


Vigilia di Inter-Shakhtar Donetsk, terza giornata della League Phase della UEFA Champions League 2026/27.

In vista della partita contro la squadra ucraina il tecnico nerazzurro Cristian Chivu, accompagnato da Alessandro Bastoni, ha risposto alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa in diretta dall'Inter Training Center:

Secondo lei è giusto accorpare le sconfitte dell'anno scorso e quelle di quest'anno in Champions? "Io non le ho mai contate, ma se mi vengono riportate devo rispondere. Non c'è bisogno che ce lo ricordiate sempre, abbiamo perso due partite quest'anno e dobbiamo ritrovare energia e le sensazioni giuste, che vanno di pari passo con le nostre ambizioni. Dobbiamo concentrarci su quello che si deve fare domani, essere pronti da ogni punto di vista mentale fisico e tattico" Cosa è successo nell'intervallo di Bologna? "Io parlo piano, alzo la voce, rido e scherzo, ma faccio lo stesso che faccio a casa con i miei figli, l'amore che provo per i miei giocatori è molto vicino a quello della mia famiglia. Questo non cambia, sia se parlo piano o che mi arrabbi". Come si fa a trasformare le difficoltà di inizio partita in atteggiamento diverso? "Mi fa piacere che un giocatore si prenda la responsabilità, ma il primo responsabile sono io: magari non riesco a trasmettere ciò che serve, è reciproco e non una questione che riguarda solo loro. Se abbiamo fatto una stagione importante l'anno scorso è perché ogni componente del gruppo si è preso le sue responsabilità". Che tipo di partita si aspetta? "Lo Shakhtar è forte, gioca la Champions e tutte le squadre in Champions sono evolute e hanno qualità, esperienza e giocatori con caratteristiche tecniche importanti, gamba e intensità, un allenatore che li mette bene in campo e tanta intensità con e senza palla. Noi dobbiamo essere noi stessi, con autostima per quello che si è guadagnato nel tempo, ma sapendo anche ciò che è fatto nel passato conta meno, conta oggi per preparare il domani" L'autocandidatura di qualcuno di questa squadra per lottare per la Champions League ha creato danni? Perché è accaduto? "Ho risposto qualche settimana fa, dicendo che si si fanno domande noi per educazione e dovere rispondiamo. Non abbiamo mai detto che dobbiamo vincere, ma che si tratta di un sogno. In questo momento dopo due partite perse bisogna pensare solo a domani: la priorità è vincere una partita prima di tutto, quella di domani" Cosa deve cambiare secondo lei? "Parlavo di me stesso e di ciò che posso fare meglio io per trasmettere determinate cose e toglierne altre, più attenzione, più preoccupazione e motivazione, se riesco a entrare meglio nella preparazione della gara e nella lettura di una gara. Non punto mai il dito contro i miei giocatori, ciò che accade in campo e soprattutto per le cose negative e gli errori individuali mi prendo le responsabilità, sono il loro allenatore ed è giusto che si capisce che questo gruppo gioca da diversi anni con pressione, è un merito loro perché si sono guadagnati questa valutazione da fuori, da sette anni sono competitivi, è compito mio prendere certe responsabilità, capisco ciò che si vive e l'allenatore deve essere il principale colpevole, devo migliorare io prima di tutti"

Come fa un allenatore a far cambiare atteggiamento a una squadra nell'intervallo? "Non lo so, di cosa parliamo? Se si parte male la colpa è mia, se all'intervallo si cambia l'esito è merito mio? Si tratta di una somma di cose, se ne capiscono alcune e si reagisce all'avversario, mantenendo la propria identità, anche quello che cerchiamo di aggiungere a questa squadra. L'intervallo aiuta a far capire andamento della partita, ma sono bravi loro a reagire e adattarsi all'avversario e alle sue qualità e bravura, non giochiamo da soli, ma contro squadre evolute che contro di noi danno tutto perché tutti vogliono batterci, è così da sette anni. La partita regala delle cose, anche nelle avversità, l'importante è come si reagisce e come si capiscono le difficoltà, per trovare equilibrio e maturità per portare a casa il risultato". Secondo lei è un discorso di testa o equilibrio in campo quella delle rimonte dopo essere passati in svantaggio? "La presunzione non penso di averla: si parla troppo di niente, si cercano sempre le cose negative. Io sono ottimista umanamente per come sono costruito, io guardo il lato positivo e la reazione ai gol subiti. Devo analizzare nel profondo il perché, ma non ne voglio parlare: sono io il colpevole di tutto ciò che non funziona, è merito loro e della loro maturità perché capiscono come reagire e cosa devono fare in una partita. L'ideale è non subire gol, ma non siamo perfetti come squadra e individualmente, abbiamo delle cose che influiscono sull'andamento di una partita, ma a me interessa che il gruppo faccia di tutto per portare a casa il risultato. Non voglio neanche che le sconfitte diventino dei drammi, non lo è non lo saranno: ho la sensazione che noi abbiamo degli obblighi e altri no, e non va bene. Io devo tranquillizzarli e loro fanno il loro meglio: poi possiamo vincere, perdere o pareggiare".


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