Daniele - La Piazza
Legends
— 1 ora faGiornata speciale per Daniele Padelli, che oggi festeggia il suo 41° compleanno: gli auguri del Club nella puntata odierna di Internazionale Morning Club
Si chiamano professionisti, dirà qualcuno, perché la passione è un’altra cosa. E se da una parte è forse giusto che sia così, l’amore devono metterlo i tifosi, i calciatori basta che ci mettano la serietà, quando le due cose coincidono a volte nascono storie bellissime.
Impossibile, senza metterci il tifo, spiegare cosa sia stato Totti per un romanista ad esempio. Può anche succedere l’opposto, intendiamoci. Franco Baresi, dice la leggenda, nacque interista. Lo zio Bergomi, lo confessò lui stesso, era tifoso del Milan da bambino.
Ma più bello quando la magia accade. E per un tifoso, la cosa più bella possibile è festeggiare lo scudetto in piazza. Del Duomo, magari. Il sogno di ogni estate, arrivare in primavera con la bandiera da sventolare in Duomo.
Nel 2020 l’Inter aveva un solo obiettivo: tornare a vincere. Lo scudetto mancava da undici anni, il terzo digiuno più lungo della storia del Club. Il periodo storico era particolare: la pandemia da Covid-19. Nella stagione precedente il calcio era rimasto sospeso tra marzo e maggio, riprendendo poi con partite d’estate a stadi chiusi. Affascinante, forse, per i primi temi in cui si sentivano in diretta chiaramente indicazioni degli allenatori e improperi vari, poi di solito subentrava una grande malinconia collettiva. I concetti stessi di casa e trasferta perdevano di significato. Azzerato il fattore ambientale, era una gara semplicemente a chi era più forte. E nel 2020-21 non c’era Cristiano Ronaldo o Ibrahimovic che tenessero: l’Inter era sopra tutto e tutti. Lo dimostrò negli scontri diretti in primavera, dominati nella sostanza ancora prima che nel punteggio e lo ribadì con il pari di Crotone, quando mancava solo la matematica. Un punto alla gara successiva. Oppure che il giorno dopo l’Atalanta non battesse il Sassuolo. I neroverdi, si sa, se c’è da rompere le uova nel paniere a qualche big non si tirano mai, o quasi mai, indietro: due a due e scudetto numero diciannove della storia interista che arriva alle 19.30 della domenica sera. Alle 22 c’è il coprifuoco in tutta la Lombardia, zona gialla, e sarebbero comunque vietati gli assembramenti. Piazza Duomo non è gonfia all’inverosimile come lo sarà nel 2024 e nel 2026 ma comunque ha il suo colpo d’occhio. I più attenti vedranno un uomo alto, con tanto di compagna e passeggino, con mascherina d’ordinanza, particolarmente scatenato e felice. Il mistero sarà svelato qualche giorno dopo tramite un video social postato dal protagonista. Si tratta di Daniele Padelli, quarantadue anni oggi, che di professione faceva il secondo portiere interista. Non solo dell’Inter, proprio interista. Fin da bambino.
La squadra era a riposo, c’era la possibilità di non essere riconosciuti dalla folla, e ha pensato, sai che c’è. E quando mi ricapita.
E Padelli ha trascorso così il giorno dello scudetto, festeggiando in mezzo ai suoi stessi tifosi, ignari che quel signore alto stava, in quel momento, realizzando il suo sogno di infanzia.