Giuliano - La Filastrocca
News sulle Inter Legends
— 4 ore faNella puntata odierna di Internazionale Morning Club ricordiamo l'anniversario della nascita di Giuliano Sarti, leggendario portiere della Grande Inter di Herrera
La metrica era indimenticabile, in pochi però si soffermavano sul primo. La difesa era il segreto di quell’Inter invincibile, si disse. Burgnich e Guarneri, marcatori implacabili. Facchetti, il terzino goleador. Picchi, il leader carismatico. E Giuliano Sarti, uno che a un certo punto sembrava destinato ad essere l’eterno secondo.
Quel che sanno in pochi è che Sarti all’Inter ci arriva tardissimo. A trent’anni, tanti per il calcio di quell’epoca. Aveva trascorso una vita calcistica alla Fiorentina: quattro secondi posti, una finale di Coppa dei Campioni persa col Real Madrid – coi complimenti di Alfredo Di Stefano per le sue parate – ma anche il primo scudetto della storia della viola. E poi? E poi l’Inter, per fare la storia. Primo anno e la più dolce delle rivincite, quella col Real Madrid. Stavolta Di Stefano deve aggiungere le congratulazioni ai complimenti: l’Inter è campione, e Sarti può esultare. Finita qui? Non proprio. Di finali ne giocherà altre due: nel 1965 bissa la gioia, stavolta a Milano contro il Benfica di Eusebio. Nel 1967 un’altra sconfitta contro il Celtic Glasgow, di nuovo la palma di migliore in campo gli serve a poco purtroppo. Quello è anche il suo ultimo anno. L’errore di Mantova costa all’Inter lo scudetto e a Sarti un ingiusto post carriera di interviste che iniziavano tutte allo stesso modo, sempre a chiedere soltanto di quel pomeriggio, quando gli sfuggì un pallone di troppo. E nessuno a chiedergli, per esempio, cosa provasse ad essere l’unico portiere italiano ad aver disputato quattro finali di Coppa dei Campioni. Come diceva Luciano Ligabue, quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà.
Sopra il giorno di dolore che uno ha.