Inter Chronicle – Il diario della stagione | Agosto - Settembre 2026
Squadra
— 46 minuti faIl racconto delle prime sei partite della stagione nerazzurra: dall'esordio in campionato contro il Monza al match dell'Olimpico contro la Roma
Il cielo si imbrunisce sopra lo Stadio Olimpico, il Sole si abbassa verso l’orizzonte lasciando che le ultime sfumature di luci e colori si mescolino prima di lasciare spazio alla sera che avanza. Un tramonto che porta via con sé gli ultimi scorci di estate in un settembre caldo, e gli ultimi attimi del primo mese della nuova stagione, inghiottite dal fischio finale di Roma-Inter.
Un mese che ci ha visto tornare a San Siro per vivere l’alba di un nuovo campionato, iniziato con lo Scudetto e la coccarda della Coppa Italia cuciti sul petto. Un mese di emozioni, di prime volte e vecchie abitudini: gli esordi dei nuovi arrivati, il boato del Meazza per il primo gol dell’anno, la prima bordata di Calha, l’ennesima – iconica – scalata del capitano alla sua balaustra. Momenti che ci hanno subito riempito gli occhi e il cuore. Al Bernabéu siamo tornati a sentire la musica della Champions League, note familiari da pelle d’oca e grandi notti di calcio. Il campo ci ha mostrato un’Inter divertente, identitaria, avvolgente, adrenalinica: siamo andati sotto ma siamo riemersi, soffrendo negli svantaggi e impazzendo di gioia per le rimonte, sempre uniti. Cinque partite di campionato, una di Champions League, quattro vittorie, un pareggio e una sconfitta. Partite ricche di emozioni e di gol, di bel calcio e di giocate.
Dopo un’estate di caldo e di attesa l’Inter è tornata: ripercorriamo insieme questo primo mese di partite ed emozioni, dall’esordio contro il Monza al match contro la Roma, che si è chiuso con l’Inter a quota 13 punti dopo cinque giornate di campionato, in vetta alla classifica insieme ai giallorossi e alla Lazio.
INTER-MONZA 4-1
Sabato 22 agosto 2026, ore 20:00
San Siro applaude, sorride, esulta. Il campionato è iniziato, siamo tornati allo stadio in un caldissimo pomeriggio di fine agosto. Tanti sono ancora al mare, altri ancora in vacanza, ma gli spalti sono pieni di nerazzurro. Partiamo nel migliore dei modi, con tre punti e quattro gol segnati, due dei quali di rara bellezza. Il Meazza è bollente, la voglia di Inter è alle stelle, e quella voglia di esultare insieme tenuta dentro per tre mesi esplode dopo sei minuti con il destro di Hakan Calhanoglu. Potentissimo il tiro di Hakan, una meraviglia di balistica e coordinazione: porta abbattuta, delirio sugli spalti, 1-0. Un Monza grintoso e combattivo, però, mette pressione: lottano, gli uomini di Juric, e pareggiano al minuto 29 con un guizzo di Varela. Il primo tempo si chiude così, sull’1-1, ma nell’aria si respira fiducia: bastano pochi minuti nel secondo tempo per azzannare la partita e metterla al sicuro. In diciotto minuti l’Inter segna tre gol: pressing asfissiante, circolazione di palla di qualità, intensità nelle giocate, volontà di vincere. Zielinski ci riporta in vantaggio, Pio Esposito si inventa un colpo di tacco da urlo per il 3-1, un inserimento centrale di Bisseck sigilla i primi tre punti della stagione. Esordisce John Stones, fa lo stesso Aleksandar Stankovic, mandati in campo da mister Chivu nel finale per il primo abbraccio del popolo nerazzurro. Siamo qui, siamo tornati, non siamo mai andati via.
CAGLIARI-INTER 0-1
Domenica 30 agosto 2026, ore 22:45
Per chi gioca a biliardo ma non è un professionista, dopo aver messo una palla in buca si ha la sensazione di poterci immediatamente riuscire di nuovo. Succede lo stesso anche a basket: in gergo si dice di avere “the hot hand”, la mano calda. Hakan Calhanoglu avrà avuto quel tipo di sensazione, quando al minuto 10 di Cagliari-Inter Barella gli ha appoggiato un pallone dal lato destro della trequarti. Il turco, in posizione centrale, non ci ha pensato due volte, nonostante i diversi corpi che gli oscuravano la visuale della porta. Una frustata di prima, rasoterra, letteralmente in buca d’angolo. Un pallone calciato con un effetto tale da allargarsi e dare l’illusione di uscire alla sinistra di Caprile, rimasto completamente immobile, per poi rientrare e infilarsi all’angolino basso. Che bellezza, Hakan: due partite, due gol da fuori area, un destro caldissimo. All’Unipol Domus l’Inter va che è una bellezza: idee, gioco propositivo, verticalità, velocità, combinazioni. La palla, però, non entra più: un fenomenale Caprile chiude più volte la porta, manca un pizzico di cinismo, e quando nel finale calano le energie siamo costretti a difendere, a rischiare. Il Pepo e Bisseck salvano due volte, in uscita il primo e con la testa il secondo. Torna a giocare titolare Pavard, mentre nella ripresa iniziano la stagione di Marcus Thuram e l’avventura all’Inter di Curtis Jones. Volti vecchi e nuovi, uniti nel finale per portare a casa la vittoria: ci abbracciamo al triplice fischio, perché sono punti che pesano nonostante siamo solo alla seconda giornata. Una prima istantanea di un gruppo capace di brillare, di soffrire, di vincere.
INTER-NAPOLI 3-2
Sabato 5 settembre 2026, ore 20:00
Un delirio, un vero e proprio delirio. Guardandoci intorno vediamo espressioni distorte dalla gioia, dall’adrenalina, da una meravigliosa stanchezza. Un grido che è stato un tuono nel cielo sopra San Siro, una risposta di una forza devastante al primo momento di difficoltà. Non c’era timore, però, nei nostri occhi: non c’era scoramento quando il Napoli si trovava avanti 0-2 al 53’. Due gol in tre minuti per la squadra di Allegri, un doppio colpo difficile da digerire nel primo, vero big match stagionale. Dagli spalti al campo, però, le sensazioni erano le stesse: basta un attimo per riaprire ogni discorso. Lautaro e Thuram si guardano a centrocampo, la squadra è concentrata, il pubblico spinge e lo stadio vibra. Si riparte, e bastano altri tre minuti per dimezzare lo svantaggio: è il primo gol stagionale del capitano, è una dichiarazione scritta a lettere maiuscole. “Sono qui, siamo qui, siamo noi”. Palla ripresa dal fondo della rete e portata immediatamente a centrocampo, gesti che chiamano a raccolta la squadra e il popolo nerazzurro. La partita diventa una battaglia, le squadre si allungano, si aprono gli scenari e l’Inter, nell’epica, si esalta. Il pareggio di Thuram arriva dopo una lunga serie di occasioni, dopo che avevamo più volte trattenuto il fiato. Un colpo di testa arrivando in cielo, sopra Badiashile, indirizzando la palla alla perfezione all’angolo alla destra di Meret. È infuocato, Tikus, ferocemente convinto che sì, ora possiamo anche vincerla. Lo grida alla squadra e allo stadio, l’aria diventa elettrica. Il finale diventa caotico, da guardare in piedi sia sugli spalti che sul divano: l’istinto è dalla nostra parte, l’occasione fallita da Anguissa il segnale che aspettavamo. Ecco il Toro allora. Lì, nel suo regno, a buttare in porta uno di quei palloni sporchi che legge come quasi nessun’altro al mondo. Lì, nel primo minuto di recupero, a regalare al popolo interista un momento di irrefrenabile felicità. Lì, sulla balaustra, a tirar fuori tutta l’aria che ha nei polmoni, dove poi viene raggiunto da Thuram. La prima istantanea della Thu-La, il 3-2 in rimonta contro il Napoli alla terza giornata di campionato. Un copione da Inter pazza e bellissima, una partita di una bellezza e di un’intensità difficili da spiegare, uno spartito che – non lo sapevamo – si sarebbe ripetuto anche nelle settimane successive.
REAL MADRID-INTER 2-1
Martedì 8 settembre 2026, ore 23:00
Sensazioni contrastanti, un risultato che non ci premia, una partita strana e apertissima. La prima notte di Champions League ci riporta in un tempio del calcio come il Bernabéu, in cui entriamo per la prima volta dopo i lavori di ammodernamento che restituiscono un colpo d’occhio ancora più mozzafiato. Tetto chiuso, che rende la pressione dell’ambiente ancora più difficile da sopportare: tutto rimbomba, tutto è amplificato, a partire dal caldo e dall’afa percettibili in campo. Il coraggio, però, non ci manca, così come non ci manca la qualità. La musica della Champions ci carica, approcciamo la partita controllando gioco e pallone, palleggiando con personalità e con tecnica. A passare in vantaggio, però, sono i Blancos: cinici, gli uomini di Mourinho, a colpire l’Inter trasformando due incertezze nerazzurre in due gol. Sotto 2-0 a Madrid dopo 23’, una montagna da scalare, ma ancora una volta l’Inter non perde la propria identità: giocano, i nerazzurri di Chivu, creano occasioni ma sbattono contro un super Courtois. Gli spazi si aprono, il Real se li prende in contropiede ma trova sulla sua strada un grandissimo Pepo Martinez, che tiene a galla la squadra in diverse occasioni. Il predominio territoriale dell’Inter viene premiato al minuto 77’, quando un inserimento di Carlos Augusto a centro area si trasforma nel gol del 2-1. Ci crediamo fino alla fine allora, ci proviamo fino alla fine, ma la difesa del Real tiene botta. Arriva una sconfitta, la prima della stagione, ma arriva anche la consapevolezza di poter giocare un determinato tipo di calcio anche contro i migliori avversari possibili.
INTER-UDINESE 5-3
Lunedì 14 settembre, ore 22:45
Consapevolezza, dicevamo. Riprendiamo il filo da qui, dalla consapevolezza maturata a Madrid, quella di mantenere identità e principi di gioco, di non snaturarsi anche davanti a situazioni difficili. In un inusuale “Monday night” di metà settembre, l’Inter si trova per la terza partita di fila a guardare gli avversari andare avanti di due gol. In un San Siro immerso in delle vibes da fine anni ’90 nel giorno dell’esordio stagionale del third kit, ispirato all’iconica terza maglia dell’annata 1997/98, l’Udinese si porta sullo 0-2 nel giro di sedici minuti. Colpita due volte a freddo, però, la squadra non perde la calma e noi non perdiamo la fiducia. L’energia sale, il pressing nerazzurro si fa asfissiante, sembra questione di tempo: la scintilla la accende Carlos Augusto, ancora lui, con un bolide da oltre 25 metri. Un sinistro perfetto che scuote la squadra, il primo squillo dell’arrembaggio che sta arrivando. Barella, in una condizione straripante, fa 2-2 già prima dell’intervallo: che guizzo, quello di Nicolò, che da terra si rialza in un secondo per dribblare l’avversario e realizzare il gol del pareggio. A inizio secondo tempo, poi, San Siro percepisce la marea nerazzurra in arrivo e la cavalca alla grande come il migliore dei surfisti. Thuram gira in porta il 3-2 sul terzo assist stagionale di Diouf, poi tocca a Pio concludere una meravigliosa azione per il 4-2 mentre Bonny chiude i conti con il suo primo gol in campionato. Cinque reti, cinque marcatori diversi, un’altra rimonta, quattro vittorie in quattro partite. Consapevolezza, dicevamo: l’Inter va sotto ma non è mai alle corde, reagisce sempre ai colpi subiti. L’Inter segna, rimonta, diverte, domina, e ci regala un’altra notte da ricordare.
ROMA-INTER 2-2
Sabato 19 settembre, ore 20:00
Non è usuale che un sospiro di sollievo si mescoli a uno sbuffo di rammarico, ma la sensazione all’uscita dall’Olimpico è un qualcosa che vi si avvicina molto. Il campo ci ha regalato una partita bellissima, spettacolare, aperta, abbondante in qualità, pathos ed emozioni. Un pomeriggio iniziato nella commozione per il ricordo di Sandro Mazzola, indimenticabile e leggendaria bandiera nerazzurra, venuto a mancare nella notte tra venerdì e sabato. Una figura, quella di Sandro, che ha unito generazioni di interisti e di appassionati di calcio, uno dei migliori giocatori della storia del calcio italiano, un uomo di assoluto valore. Il verdetto è un 2-2 arrivato grazie a un’altra rimonta nerazzurra, la terza consecutiva in campionato, che questa volta ci vede tornare a casa con metà della posta in palio. Quello tra Roma e Inter era il match tra le uniche due squadre a punteggio pieno dopo quattro partite, due squadre belle e propositive, intense e organizzate: davanti a un Olimpico pieno e caldissimo, i nerazzurri vanno sotto in un primo tempo in cui l’intensità e la pressione giallorossa creano diversi problemi alla formazione di Chivu. Due gol di Koné consentono ai padroni di casa di tornare negli spogliatoi in vantaggio 2-0, che però non basta a limitare l’Inter. Non basta a domare lo spirito di Lautaro Martinez, leader assoluto di questa squadra. L’espressione concentrata del Toro ci dà fiducia, la sua voglia di compiere un’altra impresa ci trascina. Ancora lo sguardo con Thuram, ancora l’intesa della Thu-La, e bastano cinquanta secondi di gioco nella ripresa per riaprire la partita. Palla rubata da Marcus, ripartenza di Lautaro, palla in profondità per il francese che raccoglie sulla fascia sinistra e mette in mezzo per l’arrivo del capitano. Solito movimento ad attaccare il primo palo in anticipo, solita girata di prima che, in qualche modo, trova sempre l’angolo giusto. Un gol che rovescia lo scenario, che ci regala un secondo tempo di forza e consapevolezza, ancora una volta. Serve però che Pepo ci metta la faccia, letteralmente, per negare a Malen il gol del 3-1, respingendo con il volto una conclusione ravvicinata dell’olandese. Un altro segnale, come contro il Napoli, che la rimonta era lì bastava andarsela a prendere. I segnali, però, non sempre vanno nella nostra direzione: al minuto 78’, su azione di corner, Svilar compie un miracolo su Thuram e la traversa respinge il tap-in di Lautaro. Oggi no, potevamo pensare. Oggi non va. Lautaro, invece, non ci ha pensato minimamente, e nemmeno l’Inter. L’azione continua, Carlos Augusto crossa di nuovo e su un tocco di Bisseck la palla torna in direzione del Toro: stop di coscia, girata di destro, gol del 2-2 e corsa rabbiosa verso il settore nerazzurro. Siamo ancora lì a gridare con lui, mentre la squadra lo raggiunge e lo abbraccia. Sospiro di sollievo, dunque, ma anche rammarico, perché una volta trovato il pareggio spingevamo per un’altra rimonta completa. Ci è andato vicino Thuram, ma questa volta l’impresa è riuscita a metà. Eccoci qui, allora, al fischio finale che mette fine al primo mese della stagione nerazzurra: un mese ricco di emozioni, storie e momenti già iconici, che ora lasciano spazio agli impegni delle Nazionali. Riprenderemo il filo il 10 ottobre, quando San Siro ci aspetterà per Inter-Parma.