Nyers Istvan - in azione - gol - negativo

Massimo – La Fascinazione



Legends

— 4 ore fa
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77 anni fa si giocava uno dei derby più leggendari di sempre: ve lo raccontiamo nella nuova puntata di Internazionale Morning Club


Ci sono partite che rimangono per tutta la vita. Di cui ci ricordiamo ogni dettaglio, siamo perfettamente in grado di capire e custodire la magia del gioco che abbiamo visto.  

 E poi ci sono partite che si ricordano anche quando si è troppo piccoli per capire esattamente cosa stia succedendo. 

Un bambino di quattro anni è seduto in tribuna a San Siro, insieme alla sua famiglia. Davanti a lui la gente si alza in piedi, suo padre applaude, suo fratello maggiore lo abbraccia. Non sa bene perché. O forse sì. 

Quel bambino si chiama Massimo Moratti. E la partita è Inter-Milan, 6 novembre 1949. 

Undici gol. Una rimonta impossibile. E il primo derby di una vita interista.

“Realtà romanzesca a San Siro”, titolerà la Gazzetta dello Sport. 

E il romanzo potrebbe averlo scritto Raymond Chandler, il padre del noir, che in quegli anni spopola. E la partita sembra effettivamente una sceneggiatura hard boiled.  

Inter e Milan si affrontano nella decima giornata di campionato. I nerazzurri di Giulio Cappelli schierano un attacco di qualità con Nyers, Wilkes, Lorenzi e Amadei, mentre i rossoneri rispondono con il celebre trio svedese Gre-No-Li (Gren, Nordahl e Liedholm). 

La partita comincia e il Milan va subito in vantaggio, dopo sessanta secondi con Candiani. 

Passano altri sei minuti e Candiani fa il bis. Nyers accorcia, ma Nordahl e Liedholm portano i rossoneri sul 4-1.  

Sono passati appena diciannove minuti. Quattro a uno. San Siro è incredulo. No contest, darebbero nel pugilato: non si può continuare.  

Ma l'Inter non ha intenzione di arrendersi. Al trentanovesimo Amadei segna il 2-4. Un minuto dopo Nyers trasforma un rigore. Tre a quattro. E finalmente si va negli spogliatoi. 

Nella ripresa succede qualcosa di ancora più incredibile. Amadei pareggia al cinquantesimo, Lorenzi completa la rimonta otto minuti dopo. Cinque a quattro. Il Milan però trova subito il pareggio con Annovazzi. 

Cinque a cinque. Dieci gol e manca ancora mezz'ora. Potrebbe andare bene così. Non è d’accordo Amedeo Amadei, attaccante che è arrivato dopo una vita alla Roma, dove ha lasciato il cuore, ma che in nerazzurro fa impressione per quanto segna. Due stagioni entrambe sopra i venti gol. E forse pensa che 5-5 è un bel punteggio e che forse una squadra che dopo venti minuti era sotto 4-1 potrebbe anche accontentarsi. Ma Amadei non è tipo da accontentarsi 

Al sessantaquattresimo segna ancora. È la sua tripletta personale, è il gol del 6-5. Questa volta il Milan non riesce più a rispondere. Nella mezz’ora finale non succede più nulla, tranne una magia. Poco prima del fischio finale, “Veleno” Lorenzi, in area di rigore, si produce in una serie di finte per sbeffeggiare il proprio diretto marcatore, che, esausto, non accenna neppure l’intervento. L’arbitro fischia la fine, Lorenzi si alza il pallone e al volo lo calcia verso le gradinate.  

Undici reti, sei marcatori diversi, un derby ribaltato dopo essere stati sotto di tre gol. Ancora oggi è la stracittadina milanese con più reti nella storia. 

 Tra gli spettatori c'è anche il piccolo Massimo Moratti, che ha poco più di quattro anni e assiste alla scena accanto al padre Angelo. Anni dopo ricorderà la gente in piedi, gli applausi del padre e il fratello Gian Marco che gli salta addosso per festeggiare proprio quel sesto gol decisivo.  

Il giorno dopo i giornali raccontano l'entusiasmo interista, che festeggiano la vittoria con un banchetto in un ristorante del centro.  

Intanto, dall'altra parte di Milano, si cerca di capire come sia stato possibile perdere una partita dopo essere stati avanti per 4-1. 

A fine stagione lo Scudetto andrà alla Juventus e l'Inter chiuderà terza, ma negli anni quel 6-5 rimarrà scolpito nella memoria collettiva.  

Per Massimo Moratti fu l'inizio di un amore sconfinato, che lo vedrà poi molti anni più tardi alla presidenza del club.  

Ma il primo ricordo nerazzurro resterà sempre quello di un bambino in tribuna, circondato da persone che esultano per una vittoria irripetibile. 

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