Riccardo - L'Autobus
Legends
— 3 ore faQuarantacinque anni fa Riccardo Ferri giocava la sua prima partita con la maglia dell'Inter: riviviamola nella puntata odierna di Internazionale Morning Club
Immaginate un pulmino, magari di quelli un po’ scalcagnati degli anni Settanta. Un piccolo autobus pieno di ragazzi di tredici anni.
Stanno andando agli allenamenti dell’Inter, di quella che oggi chiameremmo la Under 14. Il viaggio non è lungo ma neppure brevissimo, e incominciano a parlare, per vincere la noia. “Piacere, Giuseppe”. “Io sono Riccardo”. Da lì in poi diventeranno fratelli. Bergomi e Ferri, due leggende interiste.
Riccardo arriva da Castelnuovo, non troppo lontano da Crema, pienissima provincia padana. L’Inter è un sogno, e lui non ha nessuna intenzione di lasciarsela scappare. L’esordio arriva l’11 ottobre del 1981, esattamente quarantacinque anni fa: in un Inter-Cesena Bersellini lo manda in campo al posto di Pasinato. Un paio di stagioni in panchina, ancora, poi diventa titolare e lo rimane per più di un decennio. Colonna dell’Inter e della Nazionale, eroe dello scudetto 1989, quando deve marcare avversari che si chiamano Van Basten, Careca, Vialli. Non sono ancora i tempi della costruzione dal basso: si marca a uomo, e Ferri è sempre puntuale nell’anticipo e sa farsi valere nonostante non sia un gigante per il ruolo (poco sopra il metro e ottanta). Saranno tredici alla fine le stagioni, con due Coppe Uefa e lo Scudetto dei Record. Di quell’Inter Ricky è uno dei leader carismatici, e ancora oggi, trentadue anni dopo l’ultima partita, incarna il senso di appartenenza al nerazzurro, andando in panchina nel ruolo di Club Manager. L’addio fu commovente, l’ultima delle quattrocentodiciotto in maglia nerazzurra, contro il Salisburgo, finale di Coppa Uefa. Arrivò il trofeo e contestualmente il saluto a San Siro, stadio che sembrava un sogno, per un ragazzo della provincia cremasca, e che invece è stato suo per più di un decennio. Naturalmente, di fianco a lui, c’era, mani ben salde sul trofeo, lo Zio Bergomi, Giuseppe.