Roberto - Il Poker
Legends
— 5 ore faDomanda: “Contento?”
Risposta: “E come no”
Domanda: "Lei ormai è un habituè della quaterna” – che più che una domanda sarebbe un’affermazione, ma non sottilizziamo.
Risposta “è vero, mi è riuscita anche l’anno scorso contro Catania e Foggia”.
Al netto delle considerazioni sul giornalismo di una volta e sull’ego dei calciatori, è tutto vero: si trattava del terzo poker di gol di Roberto Boninsegna in poco più di un anno.
La partita era Inter-Cagliari, neppure banale per lui, che in Sardegna ci era stato per tre stagioni, sfiorando uno scudetto che sarebbe arrivato per i rossoblu dopo la sua partenza per Milano. Poco male, si sarebbe presto rifatto con lo scudetto del 1971, in rimonta sul Milan, arrivato proprio sotto il segno di Bonimba, come lo chiamava Gianni Brera. Ventiquattro gol, cinque in più del secondo classificato, tra cui la rovesciata che ha portato la matematica del trionfo.
Una rovesciata che finì un giorno in uno dei monologhi più famosi della storia del cinema italiano, Radiofreccia di Luciano Ligabue, dalla viva voce di Stefano Accorsi. Ma questa è un’altra storia, che vi racconteremo.
Questa è la storia di Roberto Boninsegna, uno che ha voluto l’Inter ad ogni costo, e che all’Inter ha trascorso anni fantastici. È stato in grado di segnare a chiunque, anche al Brasile di Pelè in finale, e per cui era una cosa tutto sommato normale segnare quattro gol in una sola partita. Non altissimo ma insuperabile nei palloni aerei e in acrobazia – in questo molto simile a Lautaro Martinez, nel poker al Cagliari c’è tutto il suo campionario. Due reti di testa, andando più in alto di tutti, uno di opportunismo sfruttando un del suo marcatore e per finire un calcio di punizione di seconda, scagliato in rete con un sinistro potentissimo. 13 ottobre 1974, Inter-Cagliari 4-1, quattro gol di Boninsegna. Come timbrare il cartellino in ufficio.