Sandro - Il Coraggio
Legends
— 6 ore faNell'anniversario della sua nascita, avvenuta 84 anni fa, Sandro Mazzola è il protagonista della nuova puntata di Internazionale Morning Club
Ci sono cognomi che arrivano prima di te. Ti precedono, ti aspettano, qualche volta ti mettono persino in difficoltà. Il tuo compito è raggiungerli. E magari, un giorno, riuscire a camminargli accanto.
L’8 novembre 1942 nasce Sandro Mazzola. Ha sei anni quando perde suo padre, Valentino, leggenda del Grande Torino.
Un cognome enorme, una storia già scritta. Sandro ne scriverà un'altra. Tutta sua. Con una sola maglia addosso.
Il primo pallone arriva da Benito Lorenzi, per tutti “Veleno”. Si presenta a casa Mazzola con un paio di scarpe e un pallone. Sandro ha otto anni e inizia a frequentare l'Inter come casa propria: lo portano allo stadio, agli allenamenti, negli spogliatoi. Incontra Giuseppe Meazza, che gli insegna i segreti del mestiere. L'Inter, avrebbe detto molti anni dopo, era stata per lui “una mamma”.
Il 10 giugno 1961, a Torino, i nerazzurri devono rigiocare la gara con la Juventus, dopo la sospensione per invasione di campo. Per protesta, Angelo Moratti manda in campo la squadra la “Primavera”. Tra quei ragazzini c'è Sandro, diciotto anni, che per partire deve prima affrontare un'interrogazione a scuola. La Juventus vince 9-1, Sivori segna sei gol. L'unica rete nerazzurra è di Mazzola, su rigore. Un esordio che non passa inosservato.
La sua storia prende velocità. Helenio Herrera gli trova un ruolo tutto suo, a metà tra un centrocampista e un attaccante. Nel derby del 24 febbraio 1963 segna dopo appena tredici secondi: ancora oggi è il gol più veloce nella storia della stracittadina.
La vera consacrazione arriva a Vienna, il 27 maggio 1964. Finale di Coppa dei Campioni, Inter-Real Madrid. Sandro ha ventun anni e prima della finalissima resta incantato a guardare i suoi idoli: Puskas, Di Stefano, Gento. Luis Suarez deve richiamarlo alla realtà: “Noi andiamo a giocare la finale, tu vuoi stare qui a guardare Alfredo?”. Mazzola entra in campo e segna due reti. L'Inter vince 3-1 e conquista la sua prima Coppa dei Campioni. Al fischio finale Puskas, uno dei giocatori più forti della storia, gli regala la maglia: “Ho giocato contro tuo padre, sei degno di lui”.
Poi ci sono altri momenti di intensa e indimenticabile felicità. La rovesciata contro l'Independiente, il gol che nel 1966 consegna all'Inter la Prima Stella. Il derby del 1971, con la famosa tabella dei senatori e Mazzola che segna il raddoppio.
Quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali. Secondo al Pallone d'Oro nel 1971, alle spalle di Cruyff. Diciassette stagioni, 565 partite ufficiali, 158 gol. E una sola maglia.
Sandro continua poi a vivere l'Inter anche da dirigente, contribuendo all'arrivo di Ronaldo. Continua a tornare, a raccontare, a emozionarsi. Quando gli chiedono come vorrebbe essere ricordato, risponde: “Come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1”. Forse Sandro Mazzola è tutto qui: nel coraggio di giocarsela, sempre. Aveva un cognome leggendario. Ha lasciato in eredità un nome altrettanto gigante.
Sandro. Per tutti, per sempre, Mazzola.