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7 ago 2022

Bambini rifugiati, prevalentemente Eritrei e Sudanesi, molti di loro arrivati in Israele dopo un viaggio a piedi, indossano i colori nerazzurri e giocano insieme ai loro coetanei locali


Nella città israeliana della tecnologia e del progresso, dove tutto sembra funzionare e dove i giovani riempiono i bar più cool, si nascondono diversi angoli, per l’esattezza veri e propri quartieri, di povertà e disagio, dove i servizi del comune spesso non arrivano e dove i bambini occupano le strade in cerca di un po’ di svago. E’ nel contesto così accentuato delle diseguaglianze sociali che si concentra il nostro intervento in questa area. A differenza di Gerusalemme, dove un lungo conflitto religioso e territoriale divide le persone che la popolano, i bimbi di Tel Aviv sono divisi dalla vita, dalle comodità, dalla sicurezza. Da un lato i bimbi rifugiati, prevalentemente Eritrei e Sudanesi, molti arrivati in Israele dopo un vero e proprio viaggio della morte a piedi dalla penisola del Sinai, a cui non vengono riconosciuti i diritti più basilari e che vivono costantemente con la paura di essere espulsi. Di fronte a loro, sui campi di Inter Campus, i bambini israeliani di Tel Aviv, che, come dovrebbe essere per ogni bimbo di questo mondo, vivono una vita normale, sviluppano le loro personalità a scuola e negli sport, conoscono la città e ne vivono i lati più belli.

Il nostro piccolo Summer Camp vuole essere il momento culminante di questo scambio che avviene durante l’anno, ad ogni allenamento di Inter Campus sui campi del Park HaYarkon, dove per una settimana cinquanta bambini israeliani, eritrei, sudanesi, nigeriani e tante nazionalità ancora, giocano insieme nel caldo estivo di una città che lascia alcuni suoi cittadini un po’ indietro, un po’ isolati, dove se non fosse per l’intervento di Inter Campus i bambini africani passerebbero le loro giornate sull’asfalto bollente del quartiere della Central Bus Station di Tel Aviv, tra criminalità e violenza. Ma l’intervento non è volto solo al diritto al gioco, al campo al posto della strada, ma ha anche un’altra finalità ben chiara: parliamo tutti la lingua del calcio e dell’Inter, e quando ci si ritrova sul campo si abbattono le differenze e ci si aiuta nell’integrazione, nella vita, nel futuro. Perché non c’è soddisfazione più grande di vedere un gruppo così diverso di bimbi mescolarsi con i colori dell’Inter per creare un mondo più giusto e più equo. 


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