Victor - La Moviola



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— 2 ore fa
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Il 22 ottobre 1967 andò in scena un derby tra Inter e Milan, terminato 1-1, divenuto celebre per un gol-non gol di Rivera, che offrì lo spunto al giornalista Carlo Sassi per dare vita alla moviola: il racconto nella puntata odierna di Internazionale Morning Club


Il 1967 è un anno particolare per tutto il mondo: si avvertono ovunque nuovi vibrazioni culturali, politiche, musicali. Per il calcio italiano è un ottobre nerissimo: il 15 settembre mentre rincasava dopo la partita con la Sampdoria Gigi Meroni, il George Best italiano, il calciatore più forte, talentuoso e irriverente in circolazione muore tragicamente investito da un’automobile, che siccome il calcio sa essere beffardo, è guidata da un futuro presidente del Torino. Una settimana dopo si gioca il derby di Torino: il Toro vince quattro a zero, il quarto gol lo segna il giovane Alberto Carelli, che indossa la maglia numero sette di Meroni. Quella domenica, giustamente, la scena se la prende Torino-Juventus, ma si gioca anche Inter-Milan.  

Il derby di Milano negli anni Sessanta: Mazzola contro Rivera, Corso contro Rosato, Helenio Herrera contro Nereo Rocco. Due squadre che sarebbero complessivamente arrivate cinque volte in finale di Coppa Campioni su dieci, una città che aveva in mano l’Europa. Il pubblico, insomma, sapeva cosa aspettarsi, anche in quel ventidue ottobre del 1967, un Inter-Milan di inizio stagione, eppure ci sarebbe stato, eccome, spazio per l’inaspettato. 

Primo tempo sonnolento, poi nella ripresa, l’uomo meno atteso. L’unico peruviano della storia dell’Inter, al conteggio attuale. Uno che oltretutto era un ex, con il Milan aveva vinto una Coppa dei Campioni nel 1962-63, e uno che nei tabellini dell’Inter c’era già finito due volte ma per avergli fatto gol, con le maglie di Roma e Venezia. Victor Benitez mantiene lo stereotipo del peruviano scattante ed il suo inserimento in area è premiato da un pallone spettacolare di Sandro Mazzola. Il destro di Benitez è implacabile. Uno a zero, e resta l’unico gol del match. O forse no. O forse sì. 

Perché una ventina di minuti dopo piove un cross in area interista, Rivera si coordina per un tiro di controbalzo, la palla sbatte sulla traversa e viene poi allontanata dalla difesa interista. Il guardalinee però assegna il gol, e l’arbitro acconsente. Uno a uno. Nel postpartita le voci dagli spogliatoi sono diverse.  

Nereo Rocco: “Non andrei in tribunale a dire che era proprio gol”. Sarti, portiere dell’Inter: “Non ho visto ma si è alzata una nuvola bianca di gesso, quindi ha toccato la linea di porta, non può essere gol”.  

I fotografi dietro la porta: non era gol, non è entrata. Il cineoperatore: “Ve lo giuro, era gol”. Il dibattito sembra destinato a durare anni, poi la domenica sera, durante la "Domenica Sportiva", Carlo Sassi, un giornalista di lungo corso, con l’assistenza dell'operatore Heron Vitaletti scopre l'errore. Rallentando le immagini, si vede che la palla non è entrata. Qualcuno rimane comunque convinto del gol, ma il fatto incontrovertibile, da tramandare ai posteri, resta uno. Non l’errore arbitrale, quelli ci saranno sempre, probabilmente sono connaturati all’essenza stessa del gioco. Ma la nascita di un istituto a volte serissimo a volte semiserio, che condizionerà un Paese calcistico intero per decenni. Quella sera è nata la moviola. 

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