La spinta di San Siro, l'istinto del Toro: Inter - Napoli in 5 momenti
Squadra
— 1 ora faCi sono serate in cui i momenti più belli ce li regala l'istinto. Una sensazione, un'intuizione che qualcosa possa andare in un determinato modo, la scelta di seguire quell'intuizione e affidarci alla nostra pancia. C'è stato un momento, quando il Napoli ha segnato il secondo gol, in cui poteva sembrar facile voltare le spalle all'istinto, ma quel pensiero non è passato nella testa della squadra e dello stadio nemmeno per un secondo. La rimonta era lì, bastava andarsela a prendere. Siamo solo alla terza giornata di campionato, ma Inter-Napoli entra già di diritto tra le partite più belle della stagione, una di quelle che ricorderemo negli anni: un clima torrido, un San Siro bollente, il ritorno della Thu-La che apre il conto con le marcature stagionali e condivide l'esultanza sulla balaustra, una rimonta mai riuscita prima contro i partenopei ma completata con coraggio, cuore e orgoglio.
Riviviamo la sfida tra Inter e Napoli attraverso cinque momenti, cinque istantanee rimaste negli occhi della seconda giornata di campionato.
BISSECK OVUNQUE
Il ritmo della partita è subito indiavolato, le occasioni fioccano e l'Inter riesce a esercitare una pressione altissima per gran parte del primo tempo. Altissimo il baricentro della squadra di Chivu, che spesso riesce a riconquistare il pallone nella metà campo avversaria: una spinta che arriva soprattutto grazie alla costante proiezione offensiva di Yann Bisseck, autore di una partita - e soprattutto di un primo tempo - in cui sembra sdoppiarsi e occupare contemporaneamente diverse zone di campo. Il tedesco gioca d'anticipo, non lascia respirare gli avversari e li aggredisce già nella loro metà campo, mentre quando l'Inter ha il possesso va ad occupare una posizione intermedia, quasi da trequartista destro, cercando di liberare la fascia a Diouf e fornendo un'opzione per le imbucate di Barella. Dietro è ovunque: provvidenziale quando Hojlund riesce a scappare via palla al piede puntando la porta, aspettando il momento giusto e piazzando un magistrale intervento in chiusura. Davanti, invece, va vicino a inventarsi un gol da numero dieci: riceve in area, va via con un tunnel e scarica un sinistro potente che esce di poco a lato. Straripante, Yann, e San Siro si stropiccia gli occhi.
LA SPINTA DI SAN SIRO
È il minuto 53 quando il mancino di Rasmus Hojlund pesca l'angolino basso alla destra di Martinez, appena tre minuti dopo la rete di Politano. Un uno-due difficile da incassare dopo un primo tempo ricco di occasioni e giocato ad altissima intensità. Una montagna da scalare contro una squadra forte e combattiva. L'aria di San Siro, però, è vibrante: il tabellone recita Inter 0-2 Napoli, ma il popolo nerazzurro sa che le partite al Meazza sono molto lunghe. L'incitamento, se possibile, aumenta: basta una scintilla, alla squadra, per far divampare la fiamma. Spinge, il Meazza, per scuotersi e scuotere la squadra. Il messaggio: 40 minuti sono un'eternità, noi siamo con voi e ci crediamo fino alla fine. La squadra cavalca questa energia, la assorbe e si nutre dell'adrenalina trasmessa dallo stadio: dopo questo momento, che sembrava l'inizio della fine, bastano tre minuti per cambiare tutto.
CHI SE NON IL TORO
Tre minuti, abbiamo detto: ci mette pochissimo, l'Inter, a poggiare la prima pietra della rimonta. Una reazione rabbiosa, figlia della volontà di dimostrare la propria forza, di non arrendersi davanti alle difficoltà, di volere raddrizzare la partita a ogni costo. Non è un caso che a segnare il gol dell'1-2 sia capitan Lautaro, che più di tutti incarna in campo l'anima dell'Inter e la voglia di compiere imprese apparentemente impossibili. È qui che l'istinto inizia a suggerire che sì, la rimonta è possibile e c'è tutto il tempo per metterla in atto. La rete è questione di attimi, di anticipi e di letture: cross di Zielinski dalla destra, la palla arriva sul secondo palo dove Dimarco calcola benissimo i tempi e la rimette in mezzo al volo di sinistro. Lì, nel suo regno, c'è Lautaro, che legge tutto in anticipo e arriva prima di Rrahmani, mettendo in rete a porta vuota. Tre tocchi per sfondare il muro del Napoli: il capitano raccoglie il pallone dal fondo della rete, scuote lo stadio e suona la carica. Tutto riaperto, tutto possibile.
LA TESTA DI THURAM
Quando le due squadre sono ancora negli spogliatoi durante l'intervallo, Marcus Thuram è già in campo senza casacca, ultimando il riscaldamento prima di entrare. Sguardo concentrato, voglia di incidere, di tornare a esultare a San Siro: l'ultima volta era stata il 3 maggio, nella notte dello Scudetto. Entra in campo all'inizio della ripresa e in pochi minuti assiste alle due reti del Napoli, ma quando Lautaro riapre immediatamente la sfida, Marcus si carica. Vuole aiutare la squadra, usa la sua potenza fisica per duellare con Marin prima e con Badiashile poi, svaria e si smarca su tutto il fronte offensivo: colpisce un clamoroso palo di testa, ma continua a crederci finchè, al minuto 82', torna ad assaporare quella sensazione meravigliosa che riempie la vita di un attaccante. Cross di Carlos Augusto dalla sinistra, Tikus prende il tempo e svetta sopra Badiashile, impattando il pallone con una frustata indirizzata all'angolino basso alla destra di Meret. Esplode la gioia di San Siro, esplode la gioia rabbiosa di Thuram: corre sotto la curva, gli occhi spiritati, i muscoli contratti e i denti serrati in preda all'adrenalina. Poi quel grido rivolto a tutto lo stadio: "Ora andiamo a vincere!". Bentornato, Marcus.
IL DELIRIO FINALE
Torniamo all'istinto, dunque, perché dopo il 2-2 salta qualsiasi schema e la partita si apre a ogni tipo di scenario. Thuram calcia alto da buona posizione, lo stesso fa Neres dalla parte opposta, le squadre sono lunghissime e ogni azione rappresenta una potenziale occasione. San Siro trattiene il respiro quando, sulla conclusione al volo di Lucca, Anguissa devia il pallone da due passi senza centrare la porta spalancata. Un segnale, un momento che accende l'istinto della squadra e del popolo nerazzurro. C'è tutto il recupero per provare a vincerla, lo stadio è bollente: Barella conclude col destro e Meret alza in corner, e proprio sugli sviluppi di quel calcio d'angolo si creano i presupposti per una delle istantanee più belle della stagione. Cross di Jones dalla sinistra sul secondo palo, con la palla che rimane lì tra Bisseck e Akanji, Lucca e Di Lorenzo: il difensore svizzero è il più lesto ad arrivare sul pallone e lo allunga sul secondo palo, dove è piazzato Lautaro Martinez. C'è un dettaglio, quasi impercettibile, che rimanda a quell'istinto che fa la differenza. La prontezza, il fiuto del gol del capitano nerazzurro, l'intuizione che la palla possa arrivargli in qualche modo, sta nei passettini che Lautaro fa prima ancora che Akanji riesca a deviare il pallone. Il modo di predisporsi all'eventualità che la palla buona gli capiti tra i piedi, la lettura in anticipo della situazione: l'istinto di Lauti viene premiato, il Toro si allunga in scivolata col sinistro e dà il via al delirio che si libera nel tramonto di San Siro. La scalata alla balaustra, il grido liberatorio suo e del Meazza, la corsa di Chivu, Dimarco e di tutta la panchina, Thuram che lo raggiunge lì in alto, un meraviglioso caos di gioia nerazzurra. Al fischio finale il capitano cade in ginocchio, emozionato e stremato, mentre Tikus corre per il campo alla sua ricerca per stringerlo in un abbraccio: l'Inter vince una partita pazza, bellissima, difficilissima, e continua la corsa a punteggio pieno.