Samuel Eto'o, sacrificio e orgoglio

SAMUEL ETO'O, SACRIFICIO E ORGOGLIO

Un uomo che è partito da zero per costruire una grande storia di calcio, raccontato da MondoFutbol

MILANO - "Pas de papiers? Pas d'essai". Sei parole, un sogno spezzato. Samuel Eto'o Fils era arrivato a Parigi con un volo di seconda classe, determinato a spaccare il mondo. Aveva quattordici anni quando, nel 1995, era riuscito a ottenere un provino al Paris Saint-Germain. Il suo talento aveva convinto diversi osservatori, ma il visto francese sul suo passaporto risultava già scaduto. Fu rispedito a Douala, in Camerun, dove la sua determinazione si rafforzò. "Dovrò correre come un nero per poter vivere come un bianco".

La frase, pronunciata durante una conferenza stampa a Barcellona molti anni dopo, riassume tutte le difficoltà affrontate da un uomo che è partito da zero per costruire una grande storia di football. I suoi primi trascorsi sono noti: il visto scaduto a Parigi è solo la tessera di un puzzle che lo vede riprovarci a Le Havre, dov'è di nuovo scartato, e a Madrid, dove il camerunense fatica a reggere i ritmi della "Casa Blanca". Viene di nuovo messo da parte e reagisce come solo lui sa fare: correndo più degli altri. Prima nei dintorni della capitale spagnola, al Leganés. Poi a Maiorca, dove tutto cambia.

Samuel Eto'o inizia a segnare. E non si ferma più. Saranno 62 le sue reti alle Baleari, una cifra che gli apre le porte della Nazionale con cui vive in prima persona l'oro olimpico di Sydney e i due trionfi in Coppa d'Africa nel 2000 e nel 2002. Eppure la storia che lega il ragazzo di Douala ai "Leoni Indomabili" subisce un colpo terribile un anno dopo. Nella semifinale della Confederations Cup 2003, Marc-Vivien Foé si accascia e perde la vita in campo. Samuel Eto'o e il Camerun non lo dimenticheranno mai, tanto da ricordare il suo nome anche all'indomani della Coppa d'Africa vinta nel febbraio 2017 in Gabon dalla nuova generazione di talenti allenata da Hugo Broos.

"Questa squadra ti renderà orgoglioso, ovunque tu sia", la dedica di Samuel. Ma per diventare "il più grande giocatore africano della storia" (cit. Patrick Mboma) non bastavano le imprese con Maiorca e Camerun. Eto'o doveva continuare a correre. È imprendibile negli anni vissuti a Barcellona, dove ha vinto tutto il possibile sia con Rijkaard che nel primo favoloso anno di Pep Guardiola. Risolve da protagonista una finale di Champions, poi sceglie la sfida più difficile e affascinante, quella dell'Inter guidata da José Mourinho.

Il suo primo anno a Milano inizia subito con una rete, ma la Supercoppa italiana a Pechino vede prevalere la Lazio. Arriverà anche una sconfitta contro il suo ex club, il Barcellona, il momento più teso: lì il genio portoghese che siede in panchina s'inventa un nuovo compito per lui. Spostato sulla fascia sinistra, Eto'o combina il suo eccezionale fiuto per il gol a un'inedita abnegazione difensiva: sarà uno degli uomini chiave del Triplete. Un sogno che prende forma a Londra. Lo 0-1 al Chelsea nel ritorno degli ottavi di finale della Champions League 2009-2010, trionfo che porta la sua firma, dà alla squadra una nuova convinzione. Tutto è possibile. E il cerchio, per Samuel, non può che chiudersi a Madrid, dove poco più di dieci anni prima veniva scartato dai "Blancos".

È nel magnifico teatro del "Santiago Bernabéu" che Eto'o, per una volta, finisce il suo galoppo. Bandiera del Camerun avvolta attorno al collo, viene immortalato accanto alla scritta "Winners" mentre ammira la festa attorno a sé. Ha dovuto abbattere un oceano di pregiudizi Samuel Eto'o, ma alla fine ha vinto, anzi ha stravinto lui. Uno così, uno che oggi compie 36 anni, non poteva non indossare il nerazzurro e vincere, anzi stravincere.

Bruno Bottaro


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