Robin Gosens, a tutta velocità

ROBIN GOSENS, A TUTTA VELOCITÀ

La storia del nuovo esterno nerazzurro: la sua carriera, gli inizi, il salto in Nazionale e un motto...

Robin Everardus Gosens ha un motto, un mantra, un insegnamento che lo accompagna fin da quando era adolescente: dai sempre più di quello che danno gli altri, è il solo modo per migliorare.

Lo ha imparato giorno dopo giorno, ma lo ha razionalizzato una mattina. Non aveva mai fatto parte di nessuna scuola calcio ma giocava a pallone più per divertimento che per altro. Aveva fatto tardi la sera con gli amici e quella domenica, in campo alle 11 a Kleve, in Renania, riuscì comunque a fare quello che gli riusciva meglio: correre più degli altri, solcare il campo e mettere in difficoltà gli avversari. Gol, assist, vittoria. Quel mattino, però, tra il pubblico di quella partita così normale, c’era un osservatore del Vitesse: "Ti va di venire a provare da noi?".

La storia del Gosens calciatore inizia così, nel 2012, a 18 anni. Da Emmerich am Rhein, Germania, cittadina sul Reno a 4 chilometri dal confine con l’Olanda, ad Arnhem, Paesi Bassi. Mezz'ora di auto, o di treno. Un patto a casa, con la mamma, per garantirsi la chance di provare a diventare calciatore: se i voti a scuola scenderanno, smetterò con gli allenamenti.

Non esistono persone che sono arrivate al successo senza lavorare duramente: lo ha anche scritto, di recente, nella sua autobiografia. Si chiama "Vale la pena sognare" e racconta la sua storia, compreso quel provino con il Borussia Dortmund in cui fu scartato.

Sì, perché se ora Gosens è il nuovo esterno sinistro dell’Inter, lo è diventato lavorando, tantissimo. Anche sopportando gli sfottò di chi gli diceva che non aveva tecnica, che non sapeva stoppare un pallone. Aveva anche pensato al piano B, frequentando un corso per diventare ufficiale di Polizia.

Disciplina, mentalità. E tanto lavoro, dedizione. Si è spinto al limite, ogni giorno. A 19 anni ha capito di potercela fare. Le stagioni al Dordrecht, il salto all’Heracles Almelo, poi nel 2017 l’approdo all’Atalanta. Tra scetticismo e difficoltà: nel comprendere una lingua sconosciuta, nell’inserirsi in un meccanismo rodato e complicato da assimilare. Robin si è rimboccato le maniche, una volta di più. Due gol la prima stagione, 3 la seconda, 10 la terza, 12 la quarta. Un’escalation clamorosa: dominante sulla fascia, terrore nelle aree avversarie. Inserito nella squadra dell’anno del 2020, convocato in nazionale.

Sì, Robin con la maglia della Germania, Robin titolare agli Europei. La partita manifesto di questo ragazzo classe 1994 è Portogallo-Germania 2-4, giocata a Monaco di Baviera. Gol annullato, autogol procurato, gol nel finale di testa, premio di migliore in campo.

Ci ha creduto, e ce l’ha fatta. E ora è pronto a solcare la fascia di San Siro. Veste un nuovo nerazzurro, quello glorioso dell’Inter, diventando il nono tedesco della storia del Club.

A tutta velocità, Robin.


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