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25 giu 2019

Il video prodotto da Inter Media House che ripercorre quella cavalcata unica e storica


MILANO - "Non è nostalgia, è storia".

Era la Serie A più competitiva di sempre. Il Napoli di Maradona e Careca, il Milan degli olandesi, la Juventus di Laudrup, la Sampdoria di Vialli e Mancini. E poi c'era l'Inter, quella di Ernesto Pellegrini, allenata da Giovanni Trapattoni.

Un'Inter costruita con un obiettivo ben preciso: vincere. Un percorso studiato, fin dal pre-campionato, con l'arrivo di calciatori come Lothar Matthäus, Andreas Brehme, Ramon Diaz, Alessandro Bianchi e Nicola Berti da affiancare a Walter Zenga, Riccardo Ferri, Giuseppe Bergomi, Aldo Serena. Un mix eccezionale.

Basti pensare a Lothar Matthäus: in quattro stagioni al Bayern Monaco aveva vinto tre campionati. Giunto in Italia, aveva dichiarato, subito, senza esitazioni: "Sono venuto qua per vincere".

Eppure non era facile. La stagione 1988/89 per l'Inter del Trap si aprì con l'eliminazione in Coppa Italia per opera della Fiorentina. Pronti, via, polemiche. Eppure quel gruppo straordinario si cementò, diventò un tutt'uno. Unità di intenti, eccellenza tecnica, fame di vittoria.

"Juventus forte? Noi più forti". Sempre Matthäus, mattatore assoluto, indicava la strada. I fischi di Giovanni Trapattoni dirigevano un undici che sapeva soffrire e difendersi, si aggrappava alle parate miracolose di Walter Zenga nei momenti più duri e colpiva velenosamente con i gol di Serena e Diaz. Brehme volava sulla sinistra, dipingendo cross e cannonate. Matthäus strappava, in ogni senso: faceva impazzire i centrocampisti avversari e faceva spellare le mani dei tifosi, adoranti. Era imprendibile, capo-popolo. Il capitano, Giuseppe Bergomi, era il totem capace di marcare e poi di andare in avanti. Nicola Berti era semplicemente l'idolo dei tifosi, da subito. Galoppate, gol, esultanze.

Dopo il pareggio per 0-0 al San Paolo contro il Napoli, Diego Armando Maradona si lasciò andare, sconsolato, a un 'Walter Zenga ha parato tutto'. Difesa e contrattacco, grinta e gol. Negli spogliatoi Matthäus era solito caricare i compagni e allo stesso tempo tranquillizzarmi: 'Calma, segno io'.

Lo fece anche nel giorno più importante, il 28 maggio 1989, a San Siro, contro il Napoli. La sua punizione fulminante regalò lo scudetto numero 13, con quattro giornate d'anticipo. Un record, bissato a fine stagione, il 25 giugno, dal record più significativo: quello dei 58 punti. Trentaquattro partite, due sconfitte, sei pareggi, 26 vittorie, 67 gol fatti, 19 subiti.

"Irripetibile, meraviglioso, voluto dal primo giorno". "Abiamo vinto, convinto, entusiasmato". "Siamo mitici, emozionati, felici per i tifosi".

30 anni fa, il 25 giugno 1989, a Scudetto già in cassaforte, con la vittoria per 2-0 sulla Fiorentina l'Inter di Trapattoni chiuse il campionato a 58 punti, scrivendo una pagina indelebile del calcio italiano. Quella dell'Inter dei record.


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