Inter - Atalanta 1 - 1, match review



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12 gen 2020
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L'analisi del match pareggiato a San Siro: in gol Lautaro Martinez e Gosens


MILANO - Il concetto di squadra esaltato ai massimi livelli. Tutti, uniti, sempre. "Questa squadra si compatta e si responsabilizza". Lo dice spesso mister Conte. E ogni volta i calciatori nerazzurri gli danno ragione. Anche in un match difficile come quello con l'Atalanta, intenso, fisicamente provante, palpitante e rischioso. Lo abbiamo iniziato con l'impeto di un torrente in piena, con la forza di Lautaro, la dominante potenza di Lukaku sul quale rimbalzavano i difensori avversari. Lo abbiamo chiuso con un po' di affanno, aggrappati al mantello da supereroe di capitan Handanovic, fantastico nel neutralizzare il rigore di Muriel a due minuti dal novantesimo. 1-1 con l'Atalanta, terzo pareggio a San Siro in campionato (dopo Parma e Roma). I nerazzurri chiudono il girone d'andata con 46 punti.

Due 3-5-2 con il dogma dell'aggressività a farla da padrone. Gasperini chiede duelli uomo contro uomo in tutto il campo, manda i difensori in attacco, sfrutta le fasce. Pienamente consapevoli dello schema di gioco atalantino, l'Inter ha preso in mano le redini del match fin da subito. Palo a gioco fermo di Lukaku dopo 22 secondi, gol di Lautaro Martinez dopo poco più di 180 secondi. Una rete che tutti sapevano che non sarebbe stata sufficiente a mettere in discesa il match: troppo profondo il pozzo di energie dell'Atalanta per sperare in una resa immediata. E così non è stato, infatti.

I numeri della squadra ospite sono stati importanti: dal possesso palla (63,7 %) ai tiri (17, inclusi i respinti). L'intensità della squadra di Gasperini è andata via via crescendo, con un secondo tempo fatto di ripetuti tentativi, fino al gol del pareggio - strano e un po' fortuito - di Gosens. L'Inter però nella partita c'è stata fin da subito, come detto, e con le armi e il piglio di chi aveva un piano ben preciso e determinato. Certo, la ripresa è stata condita da un po' più di sofferenza, ma soprattutto la prima mezzora del primo tempo ha mostrato i soliti lampi di calcio bello ed efficace.

Merito di tutti, come detto. Facile parlare della coppia di attaccanti: Lukaku per Lautaro. Il belga ha creato 5 occasioni da gol, ha servito l'assist per il compagno in occasione del vantaggio, ha duellato per tutto il match con una voglia e generosità devastanti. 18 i duelli sostenuti dal numero 9, 17 quelli di Lautaro. Generosità, voglia di lottare, capacità di colpire. Martinez ha numeri impressionanti: 15 reti stagionali, 10 delle quali realizzate nei primi 30 minuti di gioco

Attitudine a fare le cose per bene, volontà e disposizione al sacrificio. Lo spirito di squadra dell'Inter lo si è visto, ancora una volta, nel contributo che i difensori hanno dato alla manovra e anche negli spunti offensivi. Bastoni ha giocato 59 palloni, appena sotto i centrocampisti nerazzurri, Godin è arrivato alla conclusione al limite dell'area, de Vrij ha come sempre telecomandato le uscite basse dell'Inter con il 90,5% di precisione nei passaggi. Numeri che si possono abbinare all'enorme lavoro dei centrocampisti nerazzurri: i soliti 13 km di Brozovic, lucido fino all'ultimo - quando ha sfiorato un eurogol al volo -, i tanti palloni giocati da Sensi (al rientro da titolare) e Gagliardini, alla bravura di Borja Valero a infilarsi nel momento caldo del match fino a sfiorare il gol della vittoria.

Infine la menzione per Samir Handanovic, straordinario già nel primo tempo e fantastico nel rigore parato a Muriel. I numeri del capitano nerazzurro sui tiri dal dischetto sono sensazionali: ne ha parati 24 sui 79 affrontati in Serie A. Da quando è all'Inter ha fronteggiato 40 tiri dal dischetto in campionato, parandone 10: una media incredibile.


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