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11 ago 2020

L'analisi tattica e statistica della vittoria nerazzurra ai quarti di Europa League


DÜSSELDORF - Tra dominio e un pizzico di sofferenza, tra gioia e immediata virata verso la concentrazione. Tra fatica e giorni che dovranno servire a ricaricare le energie e a preparare un'altra partita senza ritorno: quella che sarà una semifinale europea. Il 2-1 contro il Bayer Leverkusen sta stretto alla squadra di Conte: ha creato tanto, ha letto il gioco dei tedeschi e lo ha reso quasi inoffensivo. Poi sì, nel finale ci siamo concessi un briciolo di sofferenza, ma avevamo prodotto tanto e, in fondo, il Leverkusen non ci ha mai davvero spaventato.

Possesso palla, la religione del Bayer di Peter Bosz: 67% nel primo tempo, 60% nella ripresa, per un 63% totale che, però, ha fruttato poco. Perché il Bayer non ha mai cambiato velocità, se non con Diaby, la scheggia impazzita che per un tratto della ripresa ha provato a ribaltare le sorti del match. Trame fitte ma improduttive: i tedeschi hanno trovato al via della porta solo in 2 occasioni, con totale di 9 tiri (inclusi quelli respinti). L'Inter conosceva il piano di gioco e ha aggredito da subito: un calcio più diretto e verticale, tocchi di prima, l'aiuto delle punte per accorciare la squadra e allargare il gioco, coinvolgendo i compagni. Ha funzionato bene, lo schema di Conte: 18 conclusioni, 9 nello specchio, 2 gol, uno annullato, 2 rigori poi tolti grazie al VAR. Una quantità di occasioni per chiudere il match davvero importante: ecco, l'unico difetto della partita nerazzurra (oltre allo sfortunato problema muscolare di Sanchez) è stato il non aver dato il colpo di grazia al match. 

Il mister ha spiegato che esaltare le prestazioni dei singoli ha senso solo analizzando l'incredibile prova di squadra dei ragazzi. Ed è così, perché l'unità d'intenti è stata importante in tutti gli elementi in campo, da chi ha iniziato a chi è subentrato. Pensiamo a Eriksen: fantastico nei tocchi e nel tracciante immaginifico servito a Sanchez, si è prodigato anche in ripiegamento (3 occasioni create, 2 tiri e in generale un gran impatto sulla gara). O il cileno, rimasto in campo nonostante un evidente problema muscolare.

Impossibile però non evidenziare la prova di tre elementi che hanno aiutato l'Inter a raggiungere la semifinale di Europa League: Barella, Lukaku e Godin.

Partiamo dal Barella: è stato Lukaku, a fine partita, a incoronarlo come MVP della partita. Un match nel quale il centrocampista sardo ha trovato il suo quarto gol stagionale, dopo quelli a Slavia Praga, Verona e Fiorentina. Quattro reti in quattro competizioni differenti, ma soprattutto un gol simile a quelli realizzati in Champions e Coppa Italia: pallone "sputato" dall'area e tiro di prima intenzione. Questa volta, con l'esterno destro del piede. Non solo il gol - sommato a un'altra grande chance in attacco: Barella come sempre è andato in battaglia. Ha giocato solo 47 palloni, con un numero relativamente basso di passaggi, 30. Ma ha messo lo zampino in tante situazioni: ha sporcato palloni, li ha recuperati, ha mostrato generosità fino al 97'. Un lavoro coadiuvato dalla partita intensissima di Brozovic, che ha abbinato ai tanti chilometri percorsi una grande precisione nel servire palloni in avanti (24 dei 38 passaggi completati sono stati portati nella metà campo avversaria).

Diego Godin, che in carriera ha vinto due volte l'Europa League, pur rimanendo troppo basso in occasione del gol di Havertz, ha scolpito una prova di una solidità impressionante, da vero veterano e campione. Ci aiutano i numeri a descrivere un match nel quale l'uruguaiano ha tenuto a bada chiunque gli passasse a tiro: 5 contrasti, 5 respinte, 2 intercetti, 4 possessi guadagnati, ma soprattutto il 100% dei duelli vinti. Chi lo ha provato a sfidare è uscito sempre a mani vuote. Anche di testa, ovviamente, è stato insuperabile (3 duelli su 3 vinti): ha chiuso il match respingendo proprio di testa l'ultimo pallone dell'"Ave Maria" calciato dal Leverkusen.

Infine Romelu Lukaku. Difficile fare una classifica delle singole prestazioni stagionali, ma il match contro i tedeschi è sicuramente ai primi posti. Non solo il gol, fantastico per coordinazione e potenza, ma è stato tutto il match del belga a sorprendere per continuità di rendimento, sapienza tattica e strapotenza fisica. Lukaku ha dominato, distruggendo la linea difensiva del Bayer: ha lottato come un leone, ingaggiando 15 duelli. Ha aperto il gioco, fatto respirare la squadra, preso calci. E poi ha dominato in avanti: 6 tiri totali, 2 nello specchio, una produzione offensiva pari a quella di tutto il Bayer Leverkusen.

Il match del belga ha racchiuso tante delle caratteristiche di questa Inter: classe, potenza, sacrificio e abnegazione. Tutto per i nostri colori. Avanti così!


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