Chivu: "Derby partita speciale, ma dobbiamo pensare solo a essere noi stessi"
Squadra
— 1 ora faL'allenatore nerazzurro, alla vigilia del derby di Milano, ha risposto alle domande dei giornalisti al BPER Training Centre
Vigilia di Milan-Inter, big match della 28ª giornata della Serie A 2025/26. I nerazzurri si preparano a scendere in campo a San Siro: la partita è in programma domenica 8 marzo alle 20:45.
In vista del Derby di Milano il tecnico nerazzurro Cristian Chivu ha risposto alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa al BPER Training Centre di Appiano Gentile.
La partita di andata contro il Milan ha segnato un cambio di passo, con 14 vittorie nelle successive 15 partite. Che significato ha per voi la gara di domani alla luce del percorso fatto da allora? "È un derby e sappiamo tutti cosa rappresenta per due squadre forti della stessa città, con grandi ambizioni. Dobbiamo mantenere tutto quello che di buono abbiamo fatto finora, cercare di essere competitivi e trovare la nostra miglior versione per esprimere la crescita che abbiamo mostrato negli ultimi mesi”.
Con due risultati su tre a disposizione, che approccio vuole alla partita? È più un vantaggio o un rischio provare a gestirla? “Non possiamo cambiare quello che di buono abbiamo fatto né la nostra identità. Dobbiamo essere bravi a capire i momenti della partita e gestirli nel modo giusto, senza snaturare quello che ci ha portato fin qui e che ci ha permesso di ottenere buoni risultati”.
Come sta la squadra dal punto di vista fisico? In particolare Calhanoglu è pronto per tornare titolare? "La squadra sta abbastanza bene. Dopo la partita di Como i ragazzi si sono allenati bene. Oggi abbiamo avuto qualche problema con Thuram, che ha un po’ di febbre e non si è allenato con noi: speriamo domani possa essere al 100% e mettersi a disposizione del gruppo. Calhanoglu sta dando segnali di miglioramento dal punto di vista fisico: l’ora giocata a Como gli è servita e vedremo se domani sarà pronto per partire dall’inizio”.
Quanto conterà l’aspetto psicologico di questa sfida, considerando che l’Inter non vince un derby da quasi due anni? “Dall’inizio dell’anno abbiamo lavorato molto sulla preparazione mentale di tutte le partite, a prescindere dall’avversario. Credo che sotto questo punto di vista siamo cresciuti molto: abbiamo un approccio diverso alle gare e non sottovalutiamo né sopravvalutiamo nessuno. Conta gestire quello che siamo noi e quello che vogliamo fare. Affrontiamo una squadra forte, con un cammino importante in questa stagione e con giocatori di altissimo livello. Noi però dobbiamo pensare a essere la miglior versione di noi stessi”.
Dall’altra parte dicono che questa è la loro partita della vita. Che risposta si aspetta dalla sua squadra? “Mi aspetto convinzione, serenità e continuità con tutto quello che di buono abbiamo fatto negli ultimi mesi. Non dobbiamo pensare alle statistiche degli ultimi due anni, ma alla nostra crescita in questa stagione. Negli ultimi tre mesi abbiamo fatto cose importanti e abbiamo dimostrato di saper reagire anche alle difficoltà, come dopo la partita contro il Bodo. Questa squadra ha costruito una forte convinzione mentale”.
Il Milan soffre particolarmente le squadre che difendono con un blocco basso. Potrebbe essere una soluzione anche per l’Inter? “In una partita contano sempre i momenti. A volte è l’avversario a costringerti ad abbassarti, come è successo nella gara di andata. Non è tanto una questione di approccio, ma di saper leggere la partita e capire quando difendere più basso o quando alzare il ritmo. Non andremo a speculare: non fa parte della nostra identità. Però siamo migliorati molto nella gestione dei momenti della gara”.
Come vede Esposito, chiamato a giocare un derby così importante? “Esposito ha la fortuna di avere compagni che gli trasmettono serenità. Poi è la sua bravura a fare la differenza: ha una grande cultura del lavoro e sta facendo una stagione impressionante per un ragazzo che l’anno scorso giocava in Serie B. Ha numeri importanti, è bravo spalle alla porta, aiuta la squadra a salire, riempie bene l’area ed è molto pericoloso. Nonostante la giovane età è molto maturo e siamo contenti di quello che sta facendo”.
Rispetto alla gara di andata, in cosa è cambiata l’Inter? “Dalle sconfitte bisogna sempre imparare, perché ti permettono di analizzare meglio gli errori e crescere. In campionato, soprattutto dopo quella partita, si è vista una crescita netta. Abbiamo capito meglio come gestire i momenti della gara e mantenere concentrazione per tutti i novanta minuti. Da lì è nata una striscia importante di risultati”.
Quella sconfitta è stata lo “switch” della stagione? “Per me lo switch è arrivato prima, dopo la partita persa contro il Napoli. Il derby è stato più una conseguenza di un episodio sfavorevole. La crescita della squadra si vedeva già prima”.
Che idea ha di Allegri e del suo calcio? “Sono l’ultimo che può parlare di Allegri. Ha vinto sei campionati e tantissimi trofei: noi allenatori possiamo solo imparare da lui. Ho anche la fortuna di conoscerlo e di aver parlato con lui diverse volte. È una persona che capisce di calcio e sa stare nelle situazioni importanti”.
Il sistema visto contro il Como con una punta e due trequartisti può essere riproposto? “È una soluzione che si può utilizzare. In quella partita era anche legata alle assenze e alla necessità di preparare la gara contro una squadra che riempiva molto il centrocampo. In futuro si può riproporre, ma serve lavorarci di più in allenamento”.
Lautaro come sta vivendo questo periodo fuori dal campo? “Sta migliorando e cerca di recuperare il prima possibile. È sempre presente con noi e aiuta la squadra anche fuori dal campo. Oggi era a pranzo con noi e questo dimostra la leadership di un capitano che tiene molto al gruppo e a quello che abbiamo costruito”.
Come sta Dumfries? Può giocare dal primo minuto? “Sta meglio. Ha fatto qualche minuto contro il Bodo e circa mezz’ora a Como. Si vede che è stato fermo tre mesi e gli manca ancora ritmo, ma sta migliorando ogni giorno. Ha bisogno di minuti per ritrovare la condizione e siamo contenti di averlo di nuovo a disposizione perché è un giocatore molto importante”.
I giocatori più legati all’Inter, come Dimarco o Barella, vivono il derby in modo diverso? “Sono professionisti e sanno tutti cosa significa giocare un derby. Al di là della squadra per cui tifano o da dove arrivano, conta la professionalità, il rispetto per i compagni e per la società. Dobbiamo dimostrare maturità e competitività”.
Come sta vivendo Bastoni questo momento con i fischi? “Sono cose che non possiamo controllare. Ci dispiace perché il calcio dovrebbe rimanere un gioco. Bastoni però è una persona forte e matura, sa quanto i compagni contano su di lui e quanto noi abbiamo bisogno di lui. Le sue prestazioni, anche con i fischi a Lecce e a Como, sono state di altissimo livello. Questo gli fa onore e dimostra la sua forza”.