"Inter significa famiglia." L'intervista esclusiva a Lothar Matthäus
Legends
— 2 ore faIl tedesco, che con l'Inter ha vinto lo Scudetto dei Record e conquistato il Pallone d'Oro, ha ripercorso i suoi quattro anni in nerazzurro tra aneddoti e ricordi speciali
"Sono orgoglioso di poter raccontare ai miei figli e ai miei amici che ho giocato per questo Club, che sono stato un calciatore dell'Inter". Parole che raccontano di un amore forte e di un legame viscerale, di una scintilla scattata dal primo istante insieme e alimentata in quattro anni di livello assoluto: sono le parole pronunciate da Lothar Matthäus per descrivere il suo rapporto con l'Inter. Pallone d'Oro, centrocampista totale, leader dall'incredibile carisma, trascinatore tecnico ed emotivo di una squadra protagonista di uno dei trionfi più memorabili della storia nerazzurra.
Parole che dicono tanto, ma che non bastano a raccontare ciò che il centrocampista tedesco ha rappresentato per il popolo interista e il segno che ha lasciato nei suoi anni a Milano. Un segno che ha superato gli ostacoli del tempo, rimasto intatto col passare delle primavere. L'Inter, per Lothar, è e sarà sempre casa, famiglia. Il 14 e il 15 settembre è tornato a visitare quei luoghi in cui ha trascorso momenti meravigliosi della sua storia da calciatore, i luoghi del cuore della sua vita nerazzurra. Ha rimesso piede sul manto erboso di San Siro 38 anni dopo la prima volta, ricevendo l'ovazione di vecchie e nuove generazioni di tifosi nello stadio in cui ha scritto la storia, per poi assistere alla vittoria dell'Inter contro l'Udinese. Il giorno dopo ha visitato l'Inter HQ, è tornato al Meazza per una visita speciale sul tetto dello stadio con la suggestiva Skywalk, poi è passato all'Inter Training Center di Appiano Gentile: luoghi familiari e indimenticabili, rivisitati attraverso un dolce viaggio nei ricordi.
Ricordi, appunto. Immagini che rimangono nella memoria di ogni tifoso nerazzurro, istantanee che hanno scritto la storia del Club, ripercorse da Matthäus attraverso l'intervista esclusiva rilasciata a Inter TV.
GLI ANNI PIÙ BELLI
Così Lothar Matthäus ha definito le sue quattro stagioni con la maglia dell'Inter. Quattro anni in cui ha conquistato uno Scudetto, una Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana, in cui ha vinto il Pallone d'Oro e si è laureato Campione del Mondo con la Germania nei Mondiali di Italia '90. Quattro anni in cui ha ricevuto l'amore incondizionato del popolo nerazzurro, con cui ha instaurato un legame indissolubile: l'ex numero dieci tedesco ha raccontato in questo modo le sensazioni e le emozioni vissute nei quattro anni da giocatore dell'Inter, gli anni più belli della sua vita calcistica.
“I quattro anni all'Inter sono stati i più belli della mia carriera: in nerazzurro ho sentito amore e rispetto, i tifosi non hanno mai dimenticato le stagioni che ho vissuto qui nonostante sia passato tanto tempo e l'Inter abbia avuto tanti altri grandissimi giocatori e vinto numerosi trofei. Mi sono sempre sentito parte di questa famiglia, per questo dico che è stato il periodo più bello della mia carriera. Lavoravamo insieme come squadra, parlavamo apertamente con l'allenatore e anche in strada con i tifosi o al ristorante. Quando si dice che l'Inter è una famiglia è la verità, lo dico dal profondo del mio cuore. Sono orgoglioso di aver giocato qui e di poterlo raccontare ai miei figli e ai miei amici. L'Inter è sempre nel mio cuore: sono tornato dopo tanto tempo e percepisco un ambiente familiare intorno a me, lo stesso che ho sentito negli anni in cui ho giocato qui. Le persone sono gentili e amichevoli, non solo nel Club ma anche allo stadio: questi colori mi hanno sempre restituito tutto l'amore che gli ho dato. ”
MENTALITÀ
Ha parlato di famiglia, Matthäus: lui e l'Inter sono cresciuti insieme elevandosi a uno status di grandezza internazionale. Un modo per ritagliarsi uno spazio di rilievo nella storia nerazzurra e in quella del calcio, un impatto sul mondo interista come pochissimi altri. Alla base di tutto, oltre alle infinite qualità tecniche, c'è la ferrea mentalità vincente dell'ex centrocampista tedesco, spiegata attraverso aneddoti risalenti alla sua infanzia fino all'arrivo in maglia nerazzurra.
“Ho costruito la mia mentalità quando ero bambino, perché giocavo sempre a calcio nel salotto contro mio fratello maggiore. Lui ha quattro anni più di me e vincere era difficilissimo, quindi ho sempre dovuto lavorare molto duramente. Questa mentalità l'ho costruita e l'ho mantenuta quando sono arrivato al Borussia Mönchengladbach, poi l'ho trovata al Bayern Monaco e in Nazionale, e quando sono arrivato all'Inter lo dicevamo sempre agli altri giocatori sin dall'inizio: si gioca per il primo posto. Parlo al plurale perché mi riferisco a me e Andreas Brehme: siamo arrivati qui insieme e per me non era solo un amico, ma un fratello. Volevamo dimostrare ai tedeschi che eravamo bravi abbastanza da giocare nel campionato italiano, che era il migliore al mondo, e aiutare l'Inter a crescere. Quando siamo arrivati, volevamo trasmettere l'idea che si poteva vincere contro qualsiasi avversario: per esempio, andavamo a giocare a Firenze o a Bologna, e "lo Zio" Bergomi diceva: "Dobbiamo stare attenti, loro sono molto forti in casa". Io gli rispondevo: "Zio, andiamo a vincere!" Infatti a Bologna abbiamo vinto 0-6.”
LO SCUDETTO DEI RECORD
Arrivare nel campionato più difficile al mondo e vincere immediatamente è un impresa per pochi. Farlo dominando la stagione e riscrivendo record su record, invece, è per Lothar Matthäus. Il suo impatto sulla Serie A è stato devastante: si è imposto come leader e perno di una squadra storica, dominante, travolgente, superando avversari di valore assoluto come il Milan degli olandesi e il Napoli di Maradona. Napoli che è stato l'avversario nel momento decisivo, nella partita dello Scudetto, quella che è il ricordo preferito di Lothar. Il 2-1 in un Meazza ancora incompleto durante i lavori per la costruzione per il terzo anello, la sua punizione decisiva, la festa davanti alla marea nerazzurra che aspettava il titolo da nove anni. Lothar si perde nei ricordi raccontando quella squadra leggendaria, quel gruppo capace di un'impresa indimenticabile, quella dell'Inter dei Record.
“Nessuno si aspettava che potessimo dominare il campionato in quel modo, ma tutto ha funzionato alla perfezione: Zenga era uno dei migliori portieri al mondo, la difesa era solida con Bergomi e Ferri, Bianchi ottimo sulla destra, su Brehme non servono parole perché era speciale per me tanto come amico quanto in campo, Mandorlini organizzava la linea difensiva. Con Matteoli avevamo un numero 6 con ottimo senso della posizione, Nicola Berti un grande box to box, Serena e Diaz una coppia offensiva ben assortita, con me formavamo un bel mix. Siamo stati bravi a trovare rapidamente l'intesa, perché in molti eravamo nuovi all'Inter: Berti, Bianchi, io e Brehme eravamo appena arrivati, e Trapattoni ha fatto un ottimo lavoro. Il mister ha plasmato la squadra benissimo, mettendo insieme le qualità di tutti i giocatori, e penso che sia stata un'annata meravigliosa con grandi vittorie. Per prepararci alla stagione ci siamo allenati per tre settimane a Varese: per me è stato un periodo lungo, perché in Germania eravamo abituati a radunarci dieci giorni prima dell'inizio. Se devo scegliere un ricordo per lo Scudetto, dico il mio gol contro il Napoli: un calcio di punizione da 22-23 metri, ed è stato il gol che ci ha consegnato il titolo. I tifosi dell'Inter aspettavano lo Scudetto da anni, e noi abbiamo realizzato il sogno di vincerlo: lo abbiamo fatto nel nostro stadio, nella nostra casa, con i tifosi che erano lì a festeggiare con noi, oltretutto dopo aver battuto il Napoli di Maradona. Quasi impossibile chiedere di più. ”
SAN SIRO
Teatro di notti tra le più iconiche della storia del calcio mondiale, lo stadio in cui Matthäus ha vissuto alcuni dei momenti più belli della sua vita. Al racconto della conquista dello Scudetto dei Record, infatti, Lothar aggiunge la cavalcata tedesca al Mondiale del 1990, terminato con la Coppa alzata dalla Germania dopo la finale di Roma vinta ai rigori contro l'Argentina. Il Meazza ha ospitato cinque partite della Nazionale tedesca, dall'esordio nei gironi contro la Jugoslavia ai quarti di finale contro la Cecoslovacchia: dovendo scegliere un momento iconico, però, Matthäus indica l'ottavo di finale tra Germania e Olanda giocato a San Siro e vinto 2-1 dai tedeschi con le reti di Klinsmann e Brehme. Una sfida che ha diviso lo stadio milanese vista la sfida tra il trio tedesco dell'Inter e quello olandese del Milan.
“Quella contro l'Olanda è stata una partita bellissima, incredibile. Credo che i tifosi interisti tifassero per la Germania e quelli milanisti per l'Olanda: il fatto che si sia giocata a San Siro ha reso tutto incredibilmente più speciale.”
LA COPPA UEFA
Dopo lo Scudetto e il Mondiale, il focus di Matthäus si sposta su un trofeo internazionale. Il modo per portare l'Inter a conquistare un trofeo europeo ventisei anni dopo la seconda Coppa de Campioni arriva nella stagione 1990/91, quando i nerazzurri conquistano la prima Coppa Uefa della storia del Club. Un trofeo portato a casa al termine di una finale tutta italiana contro la Roma, griffata nella sfida di andata da un rigore di Matthäus.
“Quando vinci, qualsiasi trofeo è speciale. All'inizio del percorso in Coppa Uefa rischiammo, quando abbiamo giocato col Rapid Vienna: abbiamo perso 2-1 in casa loro, poi abbiamo vinto 3-1 il ritorno ai supplementari giocando non a Milano ma a Verona, perché il manto erboso di San Siro stava cambiando dopo il Mondiale e non era ancora pronto per una partita di calcio. Abbiamo giocato gare importanti contro grandi squadre, ricordo bene quelle con Sporting Lisbona e Atalanta, poi con la rimonta con l'Aston Villa, un 3-0 a Milano dopo aver perso 2-0 a Birmingham. Poi la finale tutta italiana tra Inter e Roma, che fa capire la forza che aveva la Serie A in quegli anni: noi avevamo tre tedeschi e la Roma due (Rudi Völler e Thomas Berthold). Vincemmo la gara di andata in casa con un mio gol su rigore e una rete di Berti, poi al ritorno abbiamo perso 1-0 all'Olimpico ma è stato sufficiente a portare a casa la Coppa: è stata una bella festa al termine di una buona stagione. Sono stato molto contento di vincere la Coppa Uefa, perché qualche anno prima con il Borussia Mönchengladbach avevo perso la finale tutta tedesca contro l'Eintracht Francoforte. ”
TRAPATTONI, LO STILE DI GIOCO, IL RICORDO PIÙ BELLO
Un allenatore con cui ha costruito un legame speciale, che gli ha consentito di esprimere al massimo il suo potenziale. Matthäus sorride quando parla di Giovanni Trapattoni e del lavoro fatto con lui per diventare quel calciatore totale che ha incantato i tifosi nerazzurri: i ricordi degli allenamenti con il "Trap" si uniscono a quello del 28 maggio 1989, il suo momento preferito con la maglia nerazzurra.
“Trapattoni dava tutto per la squadra e per i suoi calciatori, aveva una personalità molto forte ma credo amasse tutti noi giocatori. Gli piaceva migliorarci con quello che ci dava, ovvero non solo le sue emozioni e la sua empatia, ma anche il suo tempo. In particolare, dopo la seduta di allenamento fissava ore extra con me, ci allenavamo qui al campo e mi aiutava a migliorare con la gamba sinistra e con il piede sinistro, perché prima di arrivare all'Inter non segnavo mai col mancino, ma dopo gli allenamenti con il mister ho cominciato a farlo. Ho dovuto lavorare davvero tanto per esprimere al massimo il mio stile di gioco, perché dovevo coprire grandi distanze correndo molto rapidamente. Ero un calciatore box to box, mi impegnavo molto in fase difensiva e lavoravo bene, ero bravo in scivolata ed ero un lottatore. Poi correvo rapidamente dall'altra parte del campo e mi piaceva aiutare i calciatori offensivi a posizionarsi al meglio per provare a segnare, e se non lo facevano segnavo io. Ho molti ricordi bellissimi con l'Inter, ma penso di aver provato il senso di energia e felicità più forte quella domenica quando abbiamo battuto il Napoli e conquistato lo Scudetto. ”