Ciriaco - Il Pigiama
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— 1 ora faAldo, Giovanni e Giacomo e una gag diventata immortale
Quando il meme si prende tutto. E i social ancora non esistevano. Ma c’è un motivo per cui il ricordo calcistico di un centrocampista svizzero è offuscato da una scena cinematografica.
Massimo Moratti voleva un cambio totale di gioco da parte della sua Inter. L’allenatore in carica, quando aveva rilevato il Club all’inizio del 1995, se lo era ritrovato. Ottavio Bianchi, uno scudetto al Napoli con Maradona. In quell’Inter però Maradona non c’è, in attacco ci sono Branca e Ganz, con dietro Benny Carbone. Bianchi salta presto, in panchina arriva il CT della Svizzera, Nazionale che pratica un gioco piacevole e offensivo. A zona, come ormai giocano tutti. L’allenatore è un inglese, Roy Hodgson, che ha svoltato grazie alla trasformazione di una mezz'ala offensiva in un centrocampista difensivo. Ciriaco Sforza davanti alla difesa, il segreto di quella Nazionale. E la principale richiesta sul mercato, l’estate successiva, dell’allenatore inglese, che ha acciuffato la qualificazione alle Coppe all’ultimo secondo dell’ultima partita, con un gol di Delvecchio, è proprio l’acquisto di Sforza, che gioca nel Bayern Monaco. Prima partita in Serie A, primo gol: un gioiello da fuori area a Udine che regala la vittoria alla prima giornata. Zero a uno, gol di Sforza. Sembra l’inizio di un matrimonio idilliaco, rimarrà l’unica vetta. O quasi. La coesistenza tattica con Paul Ince, la stella della squadra, è problematica, e Sforza nonostante venga impiegato con continuità non brilla. Viene ceduto ma non subito, il 22 luglio, al Kaiserslautern, quando la stagione è già iniziata e nei negozi di articoli sportivi, non ancora store, si possono acquistare maglie personalizzate. Proprio in quel luglio, tre comici italiani, interisti doc, stanno girando quasi per scherzo un film. Tre uomini e una gamba. Diventerà uno dei successi commerciali più grandi della storia del cinema italiano. Al suo interno, c’è una scena immortale. Giacomo deve trascorrere una notte in ospedale, ma non ha il pigiama: deve così prendere in prestito quello dell’amico, Aldo. Il resto è storia:
“Sì però anche tu... Ti sembra il caso di dormire con la maglietta di Sforza?”
Giovanni Storti
“Eh quella di Ronaldo era finita!”
Aldo Baglio
A quasi trent’anni dall’uscita nelle sale, Sforza, cognome peraltro di assoluta nobiltà milanese, rimane un unico riferimento culturale calcistico. E non sono le geometrie di Ciriaco.