San Siro apre le Olimpiadi: quando il Meazza diventa casa dello sport di tutto il mondo
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— 8 ore faC’è un rumore particolare che San Siro conosce bene. Non è solo quello del gol, del boato dei tifosi. È il rumore della storia. Questa sera alle ore 20 accadrà di nuovo: lo stadio Giuseppe Meazza ospiterà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, entrando definitivamente in una dimensione che va oltre il calcio. Un battesimo olimpico che coincide con il secolo di vita dell’impianto e che suona come un ultimo, gigantesco abbraccio alla città. L’Olimpiade invernale non poteva che cominciare qui. Nel luogo che più di ogni altro racconta l’anima sportiva della città. Il Meazza sarà il teatro dell’apertura dei Giochi, un evento simbolico e potente: San Siro come porta d’ingresso dell’Olimpiade, punto di contatto tra memoria e futuro. Sebbene nato e cresciuto per il pallone, San Siro ha spesso cambiato pelle accogliendo altri sport.
LA NOTTE DELLA BOXE
Negli anni Sessanta, San Siro divenne un ring. Duilio Loi contro Carlos Ortiz, titolo mondiale dei welter junior. Ottantamila spettatori, una Milano elegante e popolare insieme. Loi vinse ai punti dopo aver sfiorato il knockout all’undicesima ripresa: una notte leggendaria.
Ghiaccio, neve e sport invernali: tre storie nerazzurre
SCOPRI L'APPROFONDIMENTOIL RUGBY E IL BOATO DEGLI ALL BLACKS
Nel 1988 il rugby internazionale fece la sua prima apparizione al Meazza con l’incontro di Coppa Europa tra Italia e Romania. In quell’occasione gli Azzurri vinsero 12-3. Ma il vero spartiacque arrivò nel 2009: Italia–Nuova Zelanda, 81.081 spettatori, record assoluto. Gli All Blacks vinsero 20-6, uno degli scarti più contenuti di sempre. San Siro scoprì di saper amare anche la palla ovale.
MILANO OLIMPICA: LE SEDI DEI GIOCHI
L’Olimpiade 2026 parlerà milanese in molti luoghi simbolici. Lo Stadio San Siro sarà il luogo dell’inaugurazione, la porta solenne attraverso cui il mondo entrerà nei Giochi. All’Arena di Santa Giulia batterà il cuore dell’hockey su ghiaccio, disciplina identitaria delle Olimpiadi invernali, in un luogo pensato per il futuro e per i grandi eventi internazionali. Rho Fiera Milano ospiterà due anime della velocità e della potenza sul ghiaccio: il pattinaggio di velocità e ancora l’hockey su ghiaccio. Al Forum di Assago, infine, spazio alla tecnica e all’eleganza: short track e pattinaggio di figura. Un mosaico urbano e sportivo, preciso e riconoscibile. Con San Siro come primo tassello. E come cuore pulsante.
Il Villaggio Olimpico: cuore pulsante dell’accoglienza milanese, ospiterà atleti e staff durante i Giochi. Progettato per durare nel tempo, trasformerà l’area di Porta Romana in un nuovo quartiere vivo, con servizi, alloggi e spazi pubblici. Una macchina organizzativa precisa, che diventerà eredità per la città.
Casa Italia: spazio aperto e simbolico nel cuore di Milano, alla Triennale, dove lo sport diventa racconto e condivisione. Non solo sede del CONI, ma luogo di incontri, eventi e storie che vivono oltre le medaglie. Un punto di riferimento per atleti, istituzioni e pubblico, ogni giorno dei Giochi.
LA MONTAGNETTA, TOMBA E IL NATALE DEL 1984
C’è però un’altra collina, poco distante dal Meazza, che racconta un’Olimpiade prima delle Olimpiadi. È il Monte Stella, la Montagnetta di San Siro, nata dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Qui, il 23 dicembre 1984, Milano portò lo sci in città. Un’idea rivoluzionaria. Quel giorno Alberto Tomba aveva appena compiuto 18 anni. Doveva fare da comparsa, da sparring partner. Invece vinse tutto. Holzer, De Chiesa, Edalini, Erlacher: battuti uno dopo l’altro. La Gazzetta titolò senza nemmeno scrivere il cognome: «Un azzurro della B beffa i grandi». Era l’inizio di un’epopea. A Milano, con neve artificiale e pubblico in festa. Un’Italia dello sci che stava per cambiare volto, aspettando il fenomeno Tomba.