Yuto - L'inchino
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— 6 ore faNel giorno del suo 40° compleanno riviviamo la storia nerazzurra di Nagatomo nella nuova puntata di Internazionale Morning Club
Per la generazione di chi vi parla, Giappone e calcio avevano un unico legame. Le avventure degli anime di Capitan Tsubasa, occidentalizzato in Oliver Hutton, immaginario giovane attaccante che sarebbe arrivato a giocare in Brasile prima ed Europa poi. Il cartone animato divenne realtà con Hidetoshi Nakata, folklorostico e talentuoso trequartista visto col Perugia e scudettato con la Roma, che aprì la strada a un’invasione nipponica in Serie A ad inizio millennio. Ne arrivò uno anche a Milano, passando dalla Romagna.
Compie quarant’anni oggi Yuto Nagatomo, l’ultimo giapponese della storia nerazzurra. Ed anche il primo.
Arrivò per una di quelle vie tortuose di mercato, uno scambio di prestiti a gennaio 2011 con il Cesena. In Romagna andò Davide Santon, all’Inter arrivò questo terzino giapponese di un metro e settanta scarsi dotato di batterie apparentemente inesauribili che lo portavano ad averne sempre più degli altri. Dei primi nove gol con l’Inter sette arrivarono nell’ultima mezz’ora, quando appunto spingeva ancora. Il segreto? Facile. Le umeboshi. Le prugne salate giapponesi, un toccasana contro la fatica. Consumate prima di ogni partita. E merito di una disciplina tutta orientale, sommata a un alfabeto calcistico arrivato in leggera differita. Yuto non ha fatto le giovanili in un grande club, fino ai vent’anni a calcio ci giocava a scuola, questo è stato all’inizio un limite tattico, poi è diventato un punto di forza. Si muoveva in maniera non canonica, poco codificata, il che lo portava in situazioni estreme. In area avversaria, intanto, più del dovuto, magari a segnare di testa come a Marassi nel 2011, la partita che ti immagini, zero a uno gol di Nagatomo, lui che era praticamente sempre il più basso della squadra. O al limite di essa, come a Torino l’anno successivo quando al termine di un’azione confusa ma caparbia servì a Rodrigo Palacio il gol del definitivo tre a uno per l’Inter, che vinse in casa della Juventus dopo nove anni. O ad avere il coraggio o l’incoscienza di battere il rigore decisivo. Inter-Pordenone, gara secca di Coppa Italia, clamoroso zero a zero dopo centoventi minuti. A evitare la figuraccia in un San Siro semicongelato proprio il giapponese, invocato da tutto lo stadio a calciare l’ultimo penalty. “Yuto, Yuto, Yuto”. Inevitabile gol e passaggio del turno.
Nagatomo Capitan Tsubasa lo è diventato per davvero, sia perché come l’eroe dei fumetti e dei cartoni è arrivato a giocare a San Siro, sia perché nel manga, anzi in Holly e Benji, ci è finito per davvero. Nel 2019, si è addirittura doppiato da solo. Perché a volte è difficile distinguere tra fantasia e realtà. Tanti auguri, Yuto-San.