Youri Djorkaeff (maglia nerazzurra Pirelli) effettua un cross durante Inter-Juventus (con lui, Vladimir Jugovic e Didier Deschamps) - nessuna indicazione

Inter - Juventus, il mondo a colori



Squadra

2 ore fa
9 MIN DI LETTURA

Nella nuova puntata del podcast "Del cielo e della notte", tutto sul derby d'Italia


“Chiedo scusa ai miei genitori, ma in mezzo alla foto di loro due io porto sempre quella di Ronaldo". Parole e musica di Giuseppe Prisco, per tutti Peppino, uno dei tre ufficiali superstiti del suo battaglione nella campagna di Russia, per oltre mezzo secolo nell’organigramma nerazzurro, il più grande interista di tutti i tempi, autore di decine di battute caustiche che ben descrivevano l’anima, l’essenza interista, l’amare la squadra sopra ogni cosa, l’essere ontologicamente diversi, magari sconfitti a volte, ma sempre con un guizzo. Una visione del mondo unica e irripetibile, nata a inizio novecento da un’idea fortissima, ancora attuale. Il talento sopra ogni cosa, come unico campanile.

Henry Russel Sanders, per tutti Red, fu uno storico allenatore di Footbal Americano idegli UCLA Bruins di Los Angeles. Ossessionato dal vincere, nel 1950 parlò a un convegno di professori di educazione fisica. “Vincere non è la cosa più importante” disse. Pausa scenica. “È l’unica cosa”. La frase attraversò l’oceano ed arrivò fino alle orecchie Giampiero Boniperti, leggendario giocatore e poi dirigente bianconero, che la trovò perfetta per descrivere la Juventus nel suo intento.

Vincere in maniera memorabile, vincere a qualunque costo. Due visioni del mondo semplicemente non conciliabili, quelle di Inter e Juventus. E sabato va in scena, ironia della sorte nel giorno di San Valentino, la partita tra due squadre che amate proprio si sono mai, anzi. La più grande rivalità della storia del calcio italiano, il derby d’Italia.

Dicevamo di Prisco e della foto di Ronaldo, e forse la più grande istantanea di Inter-Juventus è quella del fenomeno.

Negli anni il protocollo per l’assegnazione del Pallone d’Oro, come per altri eventi simili, si è ingigantito: servizio fotografico, cerimonia di premiazione in grande stile a Parigi con tutti i premiati. Ventisei anni fa ricevevi una telefonata dal direttore di France Football che veniva poi a consegnarti il premio a margine del riscaldamento pre partita. 4 gennaio 1998, Ronaldo alza il suo primo pallone d’oro al cielo di San Siro, ma è questione di pochi secondi. Vietato distrarsi, c’è Inter-Juventus, in campo ci sono anche Del Piero, Zidane, Djorkaeff e tanti altri. La Juve domina il primo tempo ma il mondo calcistico in quegli anni si divide nettamente in due, chi ha Luis Nazario Da Lima, l’Inter, e chi non ce l’ha, il resto del mondo.

Steven Spielberg girerà "Prova a prendermi" soltanto quattro anni dopo, ma l’azione che si sviluppa a inizio ripresa è un ottimo trailer. Ronaldo lascia lì Montero, disperato Mark Iuliano prova a entrare in scivolata. Neanche presa la targa. Ronnie sgasa e Djorkaeff capisce tutto, l’ha visto fare mille volte in allenamento, da lì Ronaldo non calcia, la mette bassa sul secondo palo. Basta farsi trovare pronto all’appuntamento e poi scegliere il fotografo a bordocampo a cui fare il sorriso migliore

04-01-1998 - Ronaldo premiato con Pallone D'Oro - San Siro | Ronaldo
Milano - Stagione 1997-1998 - 04-01-1998 - Inter-Juventus 1-0 - Ronaldo premiato con Pallone D'Oro - San Siro | Ronaldo
Milano - Stagione 1997-1998 - 04-01-1998 - Inter-Juventus 1-0 - Ronaldo premiato con Pallone D'Oro - San Siro | Ronaldo - Pallone d'Oro

Inter-Juve è stata anche il teatro di rimonte furibonde, surreali, bellissime. Successe a Clarence Seedorf, che un anno aprì la contesa con un gol incredibile battendo Buffon. Per poi assistere inerme al ribaltone della Juventus, con Trezeguet prima e Tudor poi.

Col fare aristocratico che lo contraddistingue tuttora, l’olandese, semplicemente, si rifiutò d i perdere la partita, segnando a una manciata di secondi dalla fine uno dei gol più belli mai visti a San Siro.

L’anno Inter-Juventus sembra soporifera e si trascina stancamente verso lo zero a zero. Il finale però è elettrico.

Francesco Coco ingenuamente aggancia Camoranesi in area. Del Piero non sbaglia il rigore, zero a uno. Sembra finita ma l’Inter ha ancora un calcio d’angolo, e dalla bandierina va il turco Emre Belozoglu. Ultima azione della partita, in area ci vanno tutti, anche il portiere. Francesco Toldo, un metro e novantasette. Su chi faccia davvero il gol dell’uno a uno, nonostante le decine di inquadrature, il dibattito è tuttora aperto.

Francesco Toldo
MILANO, 04-04-04 DFP/FOTO MARCO DE PONTI.INTER-JUVENTUS:  GOAL  DEJAN  STANKOVIC.ESULTANZA

Mai dire mai, insomma, specialmente a Inter-Juventus. Ne sanno qualcosa i tifosi bianconeri che, incauti, a deici minuti dalla fine nel 2004, sopra di due gol, cantano tutti a casa alè. Finisce che quasi la perdono: Roberto Mancini rovescia sul tavolo tutto quello che ha, e l’all-in paga: Martins e Recoba larghi, Vieri e Adriano centrali, la ditta produce due gol in cinque minuti e reclama anche un rigore.

C’è tempo nel romanzo di formazione delle sfide tra le due anche per gol casuali, al limite dell’involontario, come quello di Muntari a San Siro del 2008, in collaborazione con l’inedita coppia gol Ibrahimovic-Adriano. Sulley Muntari, è lui l’interista che non ti ricordi di questa settimana: arrivò dal Portsmouth come seconda scelta di Josè Mourinho alla voce incursori di centrocampo. La prima era un certo Frankie Lampard del Chelsea. Quanto al resto, Sulley è degno rappresentante del club “Centrocampisti amici di Zlatan Ibrahimovic”, che annovera tra gli altri Antonio Nocerino e Kevin Prince Boateng, come testimonia il gol segnato alla Juve in quel match, frutto non sappiamo quanto consapevole dell’azione creata dal talento svedese.

L’anno dopo tocca a Maicon, in quello che probabilmente è il momento sportivo più drammatico della storia dell’Inter, che aspetta il Barcellona dei marziani qualche giorno dopo, per una semifinale di Champions contro i campioni in carica che appare ben più che sbilanciata. Prima di giocare a scacchi coi catalani, però c’è da battere la Juve in casa per continuare a inseguire il sogno scudetto, dove la rivale però è la Roma. Il bianconero Sissoko si fa cacciare via nel finale di primo tempo, ma il muro bianconero regge fino al finale, quando arriva la capoeira.

Una delle possibili origini della parola Capoeira, la danza-lotta brasiliana, è dalla parola capuera, che indica dove un albero nasce nello stesso posto dove c'era stato un albero abbattuto. E per sbloccare quell’Inter-Juve, e continuare a credere nel sogno scudetto, Maicon Douglas Sisenando, che non sappiamo se si dilettasse nella nobile arte della danza brasiliana da combattimento, fa la capoeira. Stoppa un pallone respinto della difesa della Juve, un palleggio a eludere il disperato tentativo di Amauri, altro stop di coscia senza mai far cadere il pallone, che sembra a un certo punto stia però per rimbalzare sul terreno. È a quel punto che Maicon lo colpisce quasi con un calcio volante, una mossa da capoeira. La palla schizza via e va verso un punto preciso, Buffon in porta lo ha capito ma non può arrivarci. È l’incrocio dei pali, è la storia di un altro dei più bei gol mai visti a San Siro.

In panchina nei bianconeri c'era Alberto Zaccheroni, che ha allenato anche l’Inter per una breve parentesi: nei suoi pochi mesi in nerazzurro il tecnico di Cesenatico le cose migliori le ha fatte curiosamente proprio contro i bianconeri, battendoli sia a Torino, 1-3, che a San Siro, un 3-2 con Vieri, Martins e Stankovic a segno. Non sempre sono gli allenatori migliori a incidere in Inter-Juventus: a Roberto Mancini, in quattro tentativi, non è mai riuscito di vincere la supersfida in campionato, mentre a Frank De Boer, non proprio nell’hall of fame interista, la magia riuscì al primo colpo, nonostante la sproporzione tra le due rose fosse al momento evidente.

La Juve era nel pieno del proprio ciclo vincente, a settembre del 2016, l’Inter al secondo cambio di proprietà in due anni cercava gli uomini da cui ripartire. La differenza di cilindrata sembrò ulteriormente suggellata dal vantaggio bianconero a firma Lichsteiner, eppure nell’Inter scattò qualcosa. Merito di Mauro Icardi, che si levò qualche sassolino andando dapprima a segnare un gol magnifico di testa su corner di Banega, poi a creare un fantastico assist per Ivan Perisic, che di testa firmò il sorpasso.

Era la Juve dei nove titoli in fila, una squadra costruita da Antonio Conte, resa ancora più solida da Massimiliano Allegri, col tocco finale di Maurizio Sarri. Per vincere lo scudetto, in questo Paese, bisogna quasi sempre fare i conti con la Juventus. Lo lo sapeva l’Inter del 2020-21, che aveva il compito di scalzare i bianconeri dal trono. Mica facile però: era la Juve di Cristiano Ronaldo e di Federico Chiesa, di Bonucci e Chiellini, di Morata e di Rabiot. Si giocava a San Siro a porte chiuse per effetto del Covid-19, e gli stadi vuoti amplificavano voci e gesti dei calciatori. Nel riscaldamento Vidal sembrò, nel salutare un ex compagno, baciare lo stemma della Juventus. Nemmeno il tempo del veder montare la polemica social che l’Inter passò grazie proprio al cileno, che di testa regalò ai nerazzurri il vantaggio. Il definitivo due a. zero che dette un bel pezzo di scudetto all’Inter fu grazie al lancio di Bastoni per Barella, una giocata che avremmo visto codificata molte altre volte, e alla freddezza del centrocampista sardo nell’infilare Szczesny per il raddoppio.

La Juventus non si rialzò più, e risulta tuttora impegnata nella difficile operazione di ricambio generazionale a ciclo vincente terminato, processo passò anche per la restaurazione dell’Allegri bis, col livornese che però dovette, anche lui, chinarsi all’Inter tritatutto della seconda stella. Il gol non ha proprio una firma d’autore, autorete di Gatti, ma certifica comunque una superiorità interista indiscutibile in quella stagione. L’anno successivo uscì un pazzo 4-4 sulla ruota di San Siro, che non bastò a Thiago Motta per tenersi la panchina, e così accadde al suo successore, Igor Tudor, che pure ha vinto all’andata a Torino il big match nello scorso settembre. Vincere è l’unica cosa che conta ma in casa Juventus non accade da sei anni in campionato, sette contando questa stagione, la differenza però sembra essere, rispetto al recente passato, la scelta del tecnico. Uno che se non vince quantomeno crea le condizioni necessarie per farlo.

Luciano Spalletti, l’uomo che aveva avviato di fatto il ciclo interista, riportando l’Inter in Champions prima che Conte la riportasse allo scudetto. In bianconero il toscano di Certaldo ha riportato ordine e giocatori chiave, rivitalizzando qualche oggetto misterioso, vedi Kelly, riportato al centro del villaggio qualcuno che sembrava ai margini del progetto, vedi McKennie, il suo Perrotta/Vecino, il grimaldello con cui aprire le difese avversarie. Per ora soltanto Koopmeiners sembra refrattario alla cura, ma con Spalletti mai dire mai. All’Inter regalò una seconda carriera a Marcelo Brozovic inventandoselo regista, lui che ciondolava, a volte fisicamente, tra il ruolo di esterno e quello di trequartista. Ora Spalletti torna a San Siro, e se è tardi per credere nello scudetto per i bianconeri è ancora apertissima la corsa Champions.

Sabato sera è San Valentino, ma molti tavoli da due rimarranno vuoti. Chi è innamorato davvero sarà a San Siro col cuore in gola.


Squadra

Notizie correlate

Tutte le notizie
CREMONA, ITALY - FEBRUARY 01:   Lautaro Martinez of FC Internazionale celebrates with team-mates after scoring the goal during the Serie A match between US Cremonese and FC Internazionale at Stadio Giovanni Zini on February 01, 2026 in Cremona, Italy. (Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

Squadra

1 ora fa

Serie A, il calendario: Inter - Genoa si gioca sabato 28 febbraio


Altre notizie

Tutte le notizie
SEATTLE, WASHINGTON - JUNE 25: Francesco Pio Esposito of FC Internazionale celebrates with teammates after scoring his team's first goal during the FIFA Club World Cup 2025 group E match between FC Internazionale Milano and CA River Plate at Lumen Field on June 25, 2025 in Seattle, Washington. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

Squadra


  • Notizie
  • Squadre
  • Inter TV
  • Inter Online Store
  • Inter Official App
  • Inter Club
    • Diventa socio
    • Experience
    • Benefit
  • SOCIETÀ


Seleziona la lingua

Termini e condizioniPrivacyCookies

Copyright © 1995 — 2025 F.C. Internazionale Milano P.IVA 04231750151