Milano non dorme, è dell'Inter



Scudetto 21

41 minuti fa
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Dal Meazza a Piazza del Duomo: una domenica solo nerazzurra


A notte inoltrata resta solo un po' di fumo dell'ultima torcia accesa: corre verso i lampioni regalando l'ultimo sussulto di festa, un effetto nebbia su una giornata che è stata brillante, accesa come l'azzurro del cielo e fulgido come il nero della lunga serata. Le macchine pulisci-strade sono già in azione, spazzano quello che è stato il percorso dei campioni, danno un senso di ordine dove prima c'era un caos gioioso, fatto di amore e rumore, suoni e bandiere, cori e abbracci. No, non è normale. No, è impossibile abituarsi. Pensi al maggio 2024, ti volti e ti ritrovi di nuovo lì, a contemplare Piazza del Duomo che si è svuotata lentamente: nessuno vuole andare via, c'è sempre tempo per andare a dormire. 75mila a San Siro, centinaia di migliaia per le strade. Due coppe sul prato del Meazza, i colori allo stadio, il rumore della nostra gente che non ha smesso un secondo di cantare. Gioia pura e orgoglio, in uno stadio così bello, baciato dal sole delle 15:00. Una coreografia indimenticabile, un tributo a una squadra che ha fatto emozionare tutti, di nuovo. E poi la partita, un'attesa di 90 minuti prima di vedere sollevare al cielo lo Scudetto. Il compito del capitano: mercoledì la Coppa Italia, domenica lo Scudetto, questa volta insieme al nostro mister. La voglia di dare affetto alla squadra, in fondo, si era già vista ore prima del fischio d'inizio. Un mare di gente ad aspettare l'arrivo del pullman, in anticipo rispetto al solito, come si fa negli appuntamenti più importanti. Le prove di quella processione infinita che sarebbe partita più tardi, alle 19:30. Quando il pullman scoperto è sbucato dal tunnel di San Siro, con la squadra e lo staff, i due trofei, le bandiere, è iniziato un rito bello e spontaneo, unico e sentito. Chi era allo stadio e chi si è fatto chilometri solo per sistemarsi lungo la strada, una maglia nerazzurra addosso e le mani tese verso quel mezzo nerazzurro in azione, a gridare, a cantare con i campioni. Una celebrazione di massa: le immagini dai droni a immortalare strade completamente piene di gente, il cordone della sicurezza a provare a far procedere il bus, in mezzo ai sentimenti di chi voleva dire grazie, voleva mostrare orgoglio, gioia, felicità. Milano in una notte di maggio, le piazze presidiate da bandiere e striscioni, l'affannarsi della gente: dopo il passaggio, ancora di corsa, al seguito del corteo. Gli orologi e l'attesa: "Quando arrivano?". Piazza del Duomo che si gonfia di tifosi, le prove per i fuochi d'artificio, quel terrazzo pronto per essere riempito. Dopo più di quattro ore per le vie della città, l'ultima svolta viene accolta da un boato, autentico come a un gol, atteso e da brividi. Impossibile spiegare. Non è solo una festa, non sono solo botti e colori. E' il momento che racconta le aspettative di una stagione, che santifica i sacrifici e le preoccupazioni durante l'anno. Meritato: dalla squadra e dai tifosi, nessuno può stare senza quei minuti. I cori chiamati dalla balconata e le risposte della piazza. I nomi invocati a gran voce, le foto e i telefoni alzati per dire io c'ero e me lo voglio portare sempre con me. Una giornata lunga, lunghissima. Due coppe lucenti sulla terrazza, offerte al popolo nerazzurro come premio per tutti quelli che non mollano, che ci sono sempre, che ci credono, che danno amore incondizionato. Il mister che canta 'Pazza Inter', per sottolineare la straordinarietà del DNA nerazzurro. Quando la piazza si svuota è tardi, molto tardi: perché tanti restano tra abbracci e qualche pallone che spunta, gli ultimi palleggi in un luogo unico. Era il giorno dell'Inter, e quando non c'è più nessuno, in Piazza del Duomo, brilla la luce della Madonnina, che svetta su tutti. "Ti te dominet Milan", Milano nerazzurra.


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