L'anno d'oro di Dimarco: re degli assist, anima nerazzurra
Scudetto 21
— 3 ore fa"Te l'ho promesso da bambino" il suo motto. Una stagione da record per Dimash, protagonista assoluto della cavalcata nerazzurra
Da qualche stagione, con lui in campo, sembra che il prato sia inclinato verso sinistra. È quasi un magnete, Federico Dimarco: attrae palloni, attrae attenzioni. I compagni alzano la testa e sanno che lui è lì, pronto a ricevere e creare. Delle tante firme sul ventunesimo scudetto della storia dell'Inter, quella di Federico è una delle più lucenti, delle più marcate. L'interismo gli brucia dentro da sempre, la gioia di vincere con i suoi colori è troppo grande, così come troppo grande era la voglia di ripartire dalla scorsa stagione. E allora Dimarco è tornato più carico che mai, con un solo obiettivo in testa: vincere. È diventato un leader tecnico, uno dei fulcri del gioco dell'Inter: ha abbinato furore e agonismo al suo sinistro meraviglioso, ha rincorso e pressato, dipinto e creato. Ha dato tutto per la sua maglia e i suoi colori.
Dimarco si indica la testa quando segna, mostrando un sentimento che lo ha accompagnato per tutto l'anno: la consapevolezza, costruita giorno dopo giorno con il lavoro, e mostrata sul rettangolo verde con prestazioni sublimi e record riscritti. Sul campo si è visto un Federico maturo, un punto fermo nel gioco dell'Inter, un'anima nerazzurra trascinante tanto con l'atteggiamento quanto con la tecnica: i numeri impressionanti che ha collezionato sono il frutto di questo lavoro, e rispecchiano il contributo di un giocatore unico e determinante. È stato un martello su quella fascia sinistra, una minaccia costante per gli avversari, una fonte inesauribile di qualità per l'attacco dell'Inter: se i nerazzurri primeggiano nei gol su palla inattiva e in quelli realizzati di testa, se il pubblico si scalda per ogni calcio d'angolo o per ogni cross dalla trequarti, è perché sa che il pallone parte dal sinistro di Federico Dimarco. Un sinistro capace di mandare i compagni in gol in ben 18 occasioni: mai nessuno come lui nella storia della Serie A. Un sinistro capace di mettersi in proprio 6 volte in campionato, arrivando a quota 24 nella somma di gol e assist: anche in questo caso si tratta del miglior dato nel torneo in corso, ed è l'unico difensore a superare le 20 partecipazioni attive ai gol da quando questa statistica viene conteggiata (2004/05). Migliore di attaccanti e centrocampisti, migliore di chiunque altro, perché la precisione di quel piede sinistro ha pochi eguali.
Sono diversi i momenti iconici, i gol o gli assist spettacolari serviti da Federico, ma se c'è una partita che simboleggia la sua gravitas (intesa come forza di gravità in campo) in questa stagione è quella di San Siro contro il Pisa, con l'Inter sotto 0-2 dopo 23 minuti. Dimarco è in panchina, freme per entrare perché è consapevole che c'è tutto il tempo per ribaltarla: la squadra è bloccata, e Chivu lo inserisce al 34' per cercare di dare una scossa. Federico conduce elettricità: quando entra cambia l'Inter, sveglia San Siro, e i nerazzurri tornano negli spogliatoi in vantaggio 3-2 dopo aver segnato tre volte in sei minuti. Dopo il gol su rigore di Zielinski, basta seguire per due volte il solito spartito: cross di Dimash, gol di testa, Lautaro e Pio ringraziano, il Meazza è una bolgia. Questa è la più grande consapevolezza di Dimarco: quando alza la testa e prende la mira, il pallone finisce dove decide lui.
Dimarco si cuce sul petto il secondo scudetto con la maglia dell'Inter, lui che con la bandiera nerazzurra ci è nato e cresciuto, e per la quale ha gioito e sofferto. Quest'anno si è preso un trono, quello degli assist, splendendo luminoso nel firmamento di stelle nerazzurre, decisivo nella conquista del titolo numero ventuno. Vive il suo sogno Federico, e realizza quello di tutti noi: vedere l'Inter lassù, campione d'Italia.