21 Tappe per il 21° Scudetto
Scudetto 21
— 3 ore faGli attimi decisivi e le istantanee indimenticabili che hanno segnato la stagione nerazzurra, tra volate, cronometro e salite impegnative come nei Grandi Giri ciclistici
"CAMBIARE L'INIZIO"
La prima di Chivu a San Siro, i cinque gol al Torino
Non può che essere questa la prima pietra miliare della stagione: un nuovo inizio, una nuova speranza, come il primo film della saga Star Wars. Il maestro jedi è uno: Cristian Chivu, che istruisce i suoi cavalieri e alla prima da allenatore a San Siro ricorda loro che 'Tornare indietro per cambiare l’inizio non si può, ma si può iniziare per cambiare la fine”, parafrasando CS Lewis. L’Inter inizia eccome: il primo gol della stagione è di Alessandro Bastoni, poi doppietta per Thuram, gol di capitan Lautaro e prima rete nerazzurra di Bonny. Non sappiamo ancora se la fine cambierà: quel che è certo però è che l’Inter c’è e ha iniziato per arrivare a un nuovo finale.
LAVORI IN CORSO
Un’Inter mai vista in casa Juventus
Tra tutti i campi che l’Inter ha visitato nella sua storia in Serie A ce n’è uno da sempre più ostico: quello della Juventus. Il Derby d’ Italia si gioca alla terza giornata: la squadra di Chivu va sotto, Calhanoglu pareggia, poi il copione si ripete. Nel finale i nerazzurri vanno avanti con Thuram, ma la Juventus riesce a ribaltare di nuovo la gara. Finisce 4-3 per i bianconeri: l’Inter però ha segnato tre gol a Torino e ha giocato una partita come forse non le era mai capitato in casa della Juventus. Rimane l’amaro in bocca e dopo tre giornate l’Inter ha appena 3 punti, ma la sensazione è che ci sia qualcosa di nuovo e innovativo: un po’ come Manuel Akanji, arrivato l’ultimo giorno di calciomercato e debuttante con l’Inter nel Derby d’Italia.
IL GIORNO DI PIO
A Cagliari arriva il primo gol in Serie A di Esposito
È una calda notte di fine settembre all’Unipol Domus di Cagliari: una notte in cui gli attaccanti nerazzurri brillano e illuminano la via. Segnano in due: chi c’è da sempre e chi sta iniziando a scrivere la sua storia. Il primo è Lautaro Martinez, il Capitano, il secondo è Pio Esposito. Il 10 apre la gara, il 94 la chiude con il suo primo gol in Serie A. Come spesso accade è Federico Dimarco a tenere a battesimo il giovane 2005: cross rasoterra e tiro a botta sicura di Esposito che fissa il risultato sullo 0-2. Il primo gol in campionato contro il Cagliari, proprio come Capitan Lautaro nel 2018: il primo lampo di un bambino cresciuto con i sogni colorati di nerazzurro.
SAPER SOFFRIRE
Bonny e il big match dell’Olimpico
Dopo la sosta delle Nazionali l’Inter va a Roma per affrontare i giallorossi, primi in classifica con 15 punti insieme al Napoli. I nerazzurri sono a quota 12: il big match dell’Olimpico è di capitale importanza. L’eroe è un altro volto nuovo: al 6’ Ange-Yoan Bonny scappa sul filo del fuorigioco, entra in area, temporeggia e batte Svilar: 0-1. Finora l’Inter ha vinto creando tantissimo, a volte sprecando molte occasioni da gol: con la Roma ne basta una, poi la squadra di Chivu cambia pelle, come un Biscione. I nerazzurri soffrono, resistono, chiudono ogni spiraglio alla squadra di Gasperini: il big match è dell’Inter, che si trova a -1 dalla vetta occupata dal solo Milan.
RIALZARSI
Le magie di Hakan e Petar con la Fiorentina
Turno infrasettimanale di Serie A: si gioca a San Siro contro la Fiorentina, inaspettatamente penultima con soli 4 punti. L’Inter ha perso in casa del Napoli nonostante un primo tempo giocato alla grande: bisogna ripartire subito per non perdere terreno dalle prime posizioni. La partita è spinosa, dura, complessa: serve una magia per sbloccarla. Al 66’ ci pensa Hakan Calhanoglu alla sua maniera: un gran tiro da fuori, dalla stessa mattonella diventata in questa stagione la “zona Calha”. 1-0, ma tutto può ancora succedere. L’Inter edizione 2025/26 è un mix perfetto: i più esperti indicano la via, i nuovi seguono il loro esempio. È così che al 71’ Petar Sucic fa impazzire San Siro: il croato resiste a un contrasto, accarezza il pallone con la suola liberandosi di Comuzzo e batte De Gea sul suo palo. Un rigore nel finale di Calhanoglu fissa il risultato sul 3-0: negli occhi di tutti però rimane la giocata di Petar, sospesa nel tempo e nello spazio, come tutti i capolavori più grandi.
ALL’ULTIMO RESPIRO
L’urlo di Lautaro scuote il campionato
Napoli e Roma prime, Inter che insegue a -3: l’appuntamento è per un mezzogiorno di fuoco allo stadio Bentegodi di Verona. Piove tanto in quel giorno di inizio novembre, iniziato con una confezionata da Calhanoglu e Piotr Zielinski con uno schema da videogiochi made by Angelo Palombo. L’Hellas però è avversario indomito nonostante la posizione in classifica e Giovane pareggia prima dell’intervallo. La ripresa è una lotta nel fango, sotto il diluvio: una partita destinata a finire in parità, fino al 93’. Un cross tagliato di Barella crea scompiglio nella difesa gialloblu e Frese devia nella sua porta. Nell’urlo di Lautaro c’è tutto: la voglia di vincere, il rifiuto di ciò che sembrava già scritto per trovare un nuovo finale: l’Inter risponde presente, la vetta ora è a -1.
DA UN CAPITANO ALL’ALTRO NEL TEMPO DI UN SORPASSO
Lautaro come Mazzola, Inter che batte la Lazio e sale al primo posto
Meno di 3’ per fare la storia: ancora, una volta di più. Chissà cosa avrà pensato Lautaro Martinez in quella corsa a braccia aperte: il suo meraviglioso gol di mezzo esterno ha portato l’Inter in vantaggio contro la Lazio, ha fatto esplodere San Siro e ha permesso al Toro di arrivare a quota 161 gol nerazzurri, come Sandro Mazzola. Sandro, capitano di mille battaglie, simbolo e bandiera dell’Inter: quando Lautaro l’aveva incontrato ad Appiano Gentile nel 2024 aveva capito subito che non si trattava di uno qualunque. Accostarsi alla storia non è mai semplice: eppure Lautaro ha raggiunto Sandro, il suo capitolo ormai è uno dei più incredibili della leggenda nerazzurra. C’è tutto questo e anche di più in quella corsa: perché l’Inter passa e sorpassa, con la rete di Bonny che chiude i conti. Per la prima volta la squadra di Chivu è in testa al campionato, insieme alla Roma: i punti sono 24, la pausa nazionali inizia con l’Inter in vetta.
PROVA DI FORZA
Il primo atto di Inter-Como
Questa stagione è stata segnata da una costante: le sfide spettacolari tra Inter e Como, ripetute in quattro repliche tra campionato e Coppa Italia. Nerazzurri e lariani, due modi differenti di interpretare il calcio ma lo stesso obiettivo: dominare il gioco e creare tanto, senza però rinunciare alla solidità difensiva. La partita di inizio dicembre a San Siro ne è la prova: l’Inter però è inarrestabile per questa prima versione del Como di Fabregas, che comunque arriva trovandosi a -3 dai nerazzurri in classifica. Quella della squadra di Chivu non è una partita, ma un vero e proprio statement: dopo 11’ Lautaro taglia sul primo palo e sblocca la gara con il suo marchio di fabbrica, poi l’Inter dilaga nella ripresa. Segnano Thuram, Calhanoglu, Carlos Augusto: il Como è respinto, l’Inter rimane a -1 da Napoli e Milan… ma la serie contro i lariani è tutt’altro che conclusa.
IL PANORAMA DALLA VETTA
A Genova Bisseck e Lautaro regalano il primo posto
Genova è terra di grandi artisti e intelletti geniali che hanno cambiato la cultura del nostro Paese. Il mare e la salsedine da sempre hanno spinto gli uomini a compiere grandi imprese ed esplorazioni. L’Inter non è da meno e quello contro il Genoa diventa un appuntamento irrinunciabile: subito prima della Supercoppa a Riyadh i nerazzurri schiantano i rossoblu di Daniele De Rossi, compagno di Chivu ai tempi della Roma. La apre Bisseck con un sinistro inconsueto, lui che aveva brutti ricordi di Marassi dall’anno passato, la chiude ancora una volta Lautaro, diventato ormai inarrestabile. Finisce 2-1, ma i tre punti valgono molto di più: l’Inter vola al primo posto e da qui in avanti non lo lascerà più.
BERGAMO E GLI AUGURI DI BUON ANNO
La vittoria in casa dell’Atalanta chiude il 2025
La fine dell’anno è sempre tempo di bilanci. Come possiamo definire il 2025 dell’Inter? Travolgente, emozionante, ma anche doloroso. Un anno intenso, che ha raggiunto picchi ineguagliabili in tutti i sensi. Un anno che ha lasciato tanto, ma che bisogna lasciarsi definitivamente alle spalle per guardare avanti: avanti, insieme come Pio Esposito e Lautaro Martinez, le due facce della stessa Inter, proiettata con speranza e ambizione verso il 2026. Assist di Pio, gol decisivo di Lautaro, come già accaduto a Pisa: ora finalmente si può pensare solo al futuro.
GHOSTBUSTERS
La prima dell’anno, la rivincita con il Bologna
Nelle ultime stagioni spesso il destino dell’Inter è passato dal Bologna. Non sempre i risultati sono stati quelli sperati e in coda al 2025 proprio i rossoblu hanno eliminato la squadra di Chivu dalla Supercoppa. Il 2026 però deve essere una storia nuova: per iniziare al meglio servono gli acchiappafantasmi. Un ruolo interpretato alla perfezione da Piotr Zielinski, che cambia la gara con un gran sinistro da fuori, accompagnato dagli immancabili Lautaro e Thuram. Non c’è più spazio per i fantasmi: l’Inter saluta San Siro con un perentorio 3-1, che avrebbe potuto anche trasformarsi in un risultato molto più rotondo.
SCONTRO FRA TITANI
La partita più intensa della stagione: il 2-2 che tiene il Napoli a distanza
La prima partita del girone di ritorno non è come le altre: a San Siro arriva il Napoli di Antonio Conte, campioni d’Italia in carica, protagonista di duelli emozionanti con i nerazzurri negli ultimi anni. Una saga che si sta ripetendo anche nel 2025/26: Inter prima con 42 punti, Napoli secondo a 38. Il big match è elettrico, intenso, giocato a ritmi folli: la partita viene sbloccata da Dimarco, poi pareggia McTominay. Il minuto da segnare è il 73: quello in cui Calhanoglu apre il piatto destro dal dischetto del rigore e segna il momentaneo 2-1. Stessa porta, angolo diverso, quasi stesso minuto dell’anno passato (74’): stavolta il palo non nega il gol, ma lo certifica, spedendo il pallone in rete. Ma questo è un anno di rivincite, in tutto e per tutto. Nel finale il secondo gol di McTominay chiude il match sul 2-2: un risultato che al momento lascia un po’ di amaro ma anche tanta consapevolezza. La strada dell’Inter è quella giusta, il Napoli resta a -3: applausi per una delle recite più emozionanti dell’anno.
IL BAMBINO, IL MAESTRO E L’ASTERISCO
Il recupero della 16.a giornata contro il Lecce consacra Esposito
L’asterisco lascia qualcosa in sospeso: un errore da correggere, un’idea da rivedere, ma soprattutto una partita da recuperare. Un turno infrasettimanale in più da giocare, condiviso con Napoli e Milan: una partita che nasconde insidie tutt’altro che scontate. Lo sa bene Sommer, chiamato a salvare la porta con una grande parata su Siebert: lo sa anche Pio Esposito, che gestisce palloni come un veterano a soli 20 anni. Il Lecce è avversario coriaceo: ci vogliono 78’ per buttarlo giù, in maniera quasi letterale. Lautaro prova una volta, ma tocca a Pio abbattere il muro dei salentini. È il primo gol a San Siro in campionato, sotto i tifosi nerazzurri: un gol che è una liberazione. Pio mostra i muscoli, grida a più non posso: il ragazzo ormai è cresciuto, ma nell’abbraccio di Chivu torna a essere quel bambino che aveva conosciuto il suo mister a soli 7 anni. L’asterisco non c’è più, l’Inter è ufficialmente campione d’inverno a posteriori.
RIMONTA OLIMPICA
Una maglia inedita, una rimonta spettacolare
Erano più di 35 anni che i tifosi nerazzurri non vedevano Inter-Pisa a San Siro. Nel 1990 era finita 6-3: passa il tempo ma il risultato si discosta di poco. È una partita dal sapore speciale, l’ultima prima di lasciare il Meazza per la cerimonia d’apertura dell’Olimpiade invernale di Milano-Cortina 2026, l’Inter con il nuovissimo quarto kit. Il Pisa è ultimo in classifica, ma giocare a San Siro non è cosa di tutti i giorni: i toscani giocano con coraggio e si portano sul 2-0 con una doppietta di Moreo. Chivu spariglia le carte e manda in campo Dimarco al 34’: Federico è un tornado, la sua furia ribalta completamente la partita. Prima dell’intervallo l’Inter è già avanti: rigore perfetto di Zielinski, gol di rabbia di Lautaro e testata vincente di Pio. Tutto però nasce dal sinistro incantato da Dimarco, che nel finale mette anche la sua firma prima dello slalom speciale di Bonny e del sigillo di Mkhitaryan. L’Inter rimonta, l’Inter schianta il Pisa 6-2 e vola a +5: ora sì che si può salutare San Siro.
SONATA NUMERO 171
Sinfonia nerazzurra, diretta dal maestro Dimarco: in casa del Sassuolo però Lautaro è il primo violino degno di Boninsegna
Una domenica a Reggio Emilia, contro un avversario da sempre insidioso. L’orchestra però è pronta e non vede l’ora di suonare: basta un cenno del direttore, che per l’occasione è Federico Dimarco. Ci vogliono solo 11’ per vedere l’angolo perfetto dell’esterno per la testa di Bisseck: di fatto la partita si chiude qui, perché Dimash è imprendibile e manda in gol anche Thuram. Il momento indimenticabile però arriva al 50’: Lautaro fa a sportellate in area e fulmina Muric. Giusto il tempo di vedere la palla in rete e il Toro è già in piedi sui cartelloni pubblicitari: una scena già vista, con il Capitano in grado di trascinare tutto il pubblico nerazzurro. Perché quando segna Lautaro le vibrazioni sono differenti: con questo fanno 171 gol con l’Inter, alla pari di Roberto Boninsegna sul gradino più basso del podio nella storia dei migliori marcatori nerazzurri. Una nuova pagina di storia, seguita da chi invece apre il proprio conteggio: Akanji e Luis Henrique arrotondano fino allo 0-5. Si chiude il sipario lo spettacolo di giornata è finito, i punti di vantaggio sono 8.
UN GIRO SULL’OTTOVOLANTE
Un altro Derby d’Italia, un altro spettacolo… con un finale diverso
Nelle stagioni vincenti il destino dell’Inter passa in qualche modo sempre dalla Juventus: il Derby d’Italia rimane uno snodo fondamentale di ogni annata, anche quando i bianconeri non sono i diretti avversari dei nerazzurri. È una prova del fuoco, un test di coraggio per cuori forti e intrepidi. Negli ultimi anni alle emozioni e alla tensione si è aggiunta una nuova variabile, che rende questo luna park ancora più imprevedibile: i gol, tanti, belli e decisivi. È così che l’Inter sale sull’ottovolante in prima fila e affronta la sfida di petto: autogol di Cambiaso, nerazzurri avanti, poi l’esterno rimedia e segna l’1-1, ma la Juventus rimane in 10. Nel finale l’uomo del destino sembra ancora una volta lui, il giovane Pio: lo stacco di testa è imperioso, il 2-1 inevitabile. La Juventus però non muore mai: la rete di Locatelli decreta un pareggio spettacolare. O forse no? Suona la campanella per l’ultimo giro in giostra, che si compie nella giravolta con cui Zielinski si libera al limite dell’area: il tempo di calciare con il sinistro e correre sventolando la sua maglia nerazzurra nel cielo di San Siro. L’ottovolante finalmente si ferma: ha vinto l’Inter.
RIPRENDERE FIATO
Un marzo da due punti: serve rallentare per ricominciare a correre
Periodo strano il mese di marzo: il mondo è pronto a rifiorire, la natura scalpita, ma non può anticipare i tempi. C’è bisogno di pazienza, deve arrivare il momento giusto: accelerare potrebbe essere dannoso. L’Inter a marzo è stata così: una squadra che dopo aver superato un inverno rigido non vede l’ora di sbocciare in tutto il suo splendore ma deve ancora abituarsi alla primavera. Tra Milan, Atalanta e Fiorentina i punti sono 2 in tre partite, il vantaggio cala da +10 a +6. Eppure l’Inter è pronta, come lo è Pio Esposito, trascinatore tra le difficoltà in mancanza di Capitan Lautaro. L’Inter è stata scalfita, ma non danneggiata: e poi ormai lo sapete, questa squadra sa sempre come rialzarsi.
LA PASQUA DEL CAPITANO
Come 60 secondi possono cancellare 46 giorni: a lezione da Lautaro
L’ultima volta l’avevamo visto in Norvegia, dolorante. Abbiamo aspettato 46 giorni per riaverlo con noi: ha impiegato 60 secondi per far capire perché ci era mancato. Non poteva scegliere giorno migliore Capitan Lautaro, protagonista della sua rinascita e di quella dell’Inter a Pasqua contro la Roma. Il momento è delicato, il giorno dopo si giocherà Napoli-Milan: bisogna dare una spallata a questo campionato. Nessun altro poteva essere più adatto del Toro, che in un minuto sblocca la gara contro i giallorossi. Poi vola in cielo, scarica tutta la sua rabbia, festeggia con compagni e tifosi: questo è il suo popolo, quello che l’ha atteso con fiducia incrollabile. L’Inter però ha bisogno di più tempo: il gol di Mancini rischia di scoraggiare i nerazzurri. In questi momenti in stagione c’è un giocatore che ha sempre fatto la differenza: Hakan Calhanoglu, che sfida le leggi della fisica con un destro mai visto da oltre 30 metri, facendo impazzire San Siro allo scadere del primo tempo. Nella ripresa non vediamo una partita di calcio, ma una lunga dimostrazione d’amore: per Alessandro Bastoni, per Marcus Thuram tornato al gol, per la seconda rete di Lautaro che ci ricorda tanto Inter-Barcellona, per Barella che arrotonda e viene sommerso da tutto San Siro. Finisce 5-2, si va +7: qualcosa però è cambiato e il pubblico del Meazza ce l’ha dimostrato.
UNA SERA IN RIVA AL LAGO
Marcus, Denzel e una rimonta che rivedremo
Il terzo Como-Inter della stagione, la terza sfida tra le due squadre più divertenti d’Italia. I ragazzi di Fabregas sanno cambiare e adattarsi, ma soprattutto imparano: dopo il 4-0 di San Siro e la Coppa Italia i lariani hanno capito come affrontare la squadra di Chivu. Il Como pressa, gioca bene, non fa respirare i nerazzurri e segna due gol con Valle e Paz. Eppure all’Inter e Marcus Thuram basta un attimo, una lieve incertezza per colpire: la zampata di Tikus nel recupero del primo tempo vale come il gol di Calhanoglu sette giorni prima. A inizio ripresa il francese raddoppia e omaggia “zio” Thierry Henry in tribuna, poi arriva il turno di Dumfries, supereroe nerazzurro in grado di volare. Denzel va in cielo al 58’, poi replica di sinistro. È 4-2, due doppiette hanno rimontato il Como: non sarà l’ultima volta quest’anno. Il rigore perfetto di Da Cunha nel finale impensierisce l’Inter ma non basta: è 3-4, si torna dalle rive del lago con 9 punti di vantaggio in classifica.
IL GRIDO DEL GIGANTE
Inter-Cagliari, come un popolo intero può vincere una partita
L’abbiamo sentito raccontare a tanti giocatori del passato: Douglas Maicon diceva che “quando il Gigante urla non è semplice per gli avversari”. Ce l’ha detto Dimarco dopo Inter-Barcellona: “Sento sempre parlare di “bolgia” quando si gioca in altri campi… ma ragazzi, come San Siro non c’è niente”. Chi l’ha vissuto davvero lo sa: quando il Meazza si accende può vincere le partite da solo. Lo dimostra Inter-Cagliari, partita più complessa di quello che dice il 3-0 finale: una gara sbloccata da Thuram, chiusa dalla rete di Barella e dal capolavoro di Zielinski. Tre gol e tre punti, ma l’immagine è quella di uno stadio ebbro di gioia, che a fine partita “chiama” con insistenza tutta la squadra a festeggiare. Negli occhi di tutti, giocatori e tifosi comincia a riflettersi lo striscione del traguardo. Si canta a squarciagola, ormai è chiaro a tutti: non è più questione di “se”, ma di “quando”.
UNA FESTA TANTO ATTESA
Erano 37 anni che l'Inter non vinceva lo Scudetto a San Siro davanti al suo pubblico: dal 28 maggio 1989, giorno in cui Matthaus schiantò il Napoli di Maradona con una punizione perfetta. Da quel momento solo nel 2024 i nerazzurri avevano festeggiato al Meazza, ma dopo il derby in casa del Milan: stavolta è tutto diverso, perché il 3 maggio 2026 l'Inter di Chivu ha vinto il suo 21° Scudetto davanti ai tifosi nerazzurri. Una marea incredibile, che riempito l'impianto fin dal primo pomeriggio, ha accolto la squadra con uno spettacolo straordinario e ha spinto i ragazzi alla vittoria contro il Parma. Tutto diverso, tutto è ancora nerazzurro: San Siro, Milano, l'Italia intera. L'Inter ha vinto lo Scudetto, l'Inter è Campione d'Italia per la ventunesima volta nella sua storia.